Sessantasei (66) per cento di affluenza alle urne nel primo turno: soltanto nel 1993 e nel 1997 si era registrato un livello maggiore.

E’ la dimostrazione palese che quando la posta politica in gioco è elevata i cittadini rispondono. Nel caso transalpino l’elezione dell’Assemblea Legislativa è stata vissuta piuttosto intensamente. L’articolato sistema elettorale francese prevede per questo tipo di elezione un uninominale maggioritario a doppio turno. Pertanto, non necessariamente il partito che ha ottenuto più voti al primo turno avrà un peso corrispettivo nella futura Assemblea. Dei 577 seggi, dai 240 ai 270 andranno al RN di Marine  Le Pen e Jordan Bardella accreditati in proiezione del 33,5 per cento. La sinistra di NFP si ferma al 28,5 (108 – 200 seggi); il partito dell’attuale Presidente -EN-  al 22,1 (60 – 90 seggi). Percentuali minori per LES REPUBBLICANS (Gollisti) e per l’estrema destra.

Questa dinamica risente della forza dei candidati locali e delle coalizioni che si formano nei vari distretti. In teoria ciò apre la strada ad accordi “di desistenza” che possono succedere numerosi a danno, come sin qui sempre accaduto, dei partiti più estremisti.

E’ possibile che si verifichi una “coabitazione”, cioè un futuro governo di destra mentre il Presidente della Repubblica – che ha già chiarito che, nel caso, non si dimetterà – espressione di una realtà politica diversa.

Accadde anche nel passato recente ma allora i protagonisti si chiamavano, da un lato – Francois Mitterand, Presidente della Repubblica e Jacques Chirac capo del governo. Figure di tutt’altra caratura politica, pur in tempi oggettivamente diversi dall’attuale condizione.

Sulla carta l’unione -obtorto collo- della coalizione di sinistra con “EN MARCHE” di Emmanuel Macron potrebbe raggiungere il 50,6 per cento dei suffragi, relegando la  possibile coalizione di destra (RASSEMBLEMENT NATIONAL e LES REPUBBLICANS) al 43,9 per cento, pur se, questa seconda unione non è stata ancora annunciata e potrebbe esserlo nell’immediato futuro. Rimarrebbe fuori soltanto la destra estrema accreditata  dello 0,7 per cento.

Questo, tuttavia, nella pienezza degli accordi.

Ce la farà un ipotetico “fronte dei democratici”?

ANDREA G. STORTI