Si è in presenza di un disegno di Legge “aperto” sul tema del mercato del lavoro. É, pertanto, positivo il fatto che si sia rinunciato a percorrere la strada traumatica del Decreto Legge. La prudenza, in questo caso, rappresenta un passaggio obbligato. É, quindi, rinnovato un importante settore dell’economia, esigenza avvertita e condivisa dalle parti in campo.
Il centro del problema non è, tuttavia, come sembra e come già abbiamo scritto, la riscrittura dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. La cosiddetta “flessibilità in uscita” non può essere lasciata all’arbitrio delle imprese che certificano la fine economica di una azienda, e sarà opportuno che il Parlamento intervenga su questo delicato aspetto
Suggeriremmo la limitazione a questa modifica. Non è certo un Parlamento di impresentabili e delegittimato nei fatti ad avere titolo nel caso di materie la cui importanza è notevole per il destino della Nazione. La levata di scudi, con accenti vari, dei partiti oggi presenti nelle sedi istituzionali ha, purtroppo, un unico comune denominatore: la scadenza delle elezioni amministrative di Maggio. Accanto a questo, la posizione assunta in materia dal Capo dello Stato ha concretamente ricordato ai competitori che nell’attuale, per propria disavventura insieme?sostengono il governo Monti, che non esistono alternative. Il Presidente del Consiglio, del resto, è stato, in questo senso, inequivocabile. Lo sfondo della questione è però un altro ancora.
La riforma del mercato del lavoro non crea di per sè nuova occupazione. Il Governo ha finora agito in termini di rigore di bilancio. I cittadini hanno, loro malgrado, risposto a questa sollecitazione, nonostante il concetto di equità sia sostanzialmente rimasto a livello di intenzione. L’imperativo è invece la crescita.
E qui il castello rischia di crollare miseramente. É, infatti, assente il ruolo delle imprese. Quest’ultime, tramite la loro principale associazione si sono limitate ad esprimere una lunga serie di richieste, tenendo sotto traccia l’argomento della riforma del mercato del lavoro, fatta eccezione per il clamore conferito al concetto di licenziabilità, perfettamente in linea con la “new philosophy” di Sergio Marchionne che, in realtà, è più vicina alla Corea del Nord per impronta decisionista, che ad una evoluzione postmoderna.
Può essere che invece la crescita economica passi attraverso due dogmi: ricerca e sviluppo ed innovazione di prodotto. Giunge intanto notizia che i tre principali partiti politici hanno raggiunto un accordo su riforme istituzionali e legge elettorale. Per essere un argomento sul tavolo della politica da circa quindici anni, meglio tardi che mai.
La paura fa novanta!!!
ANDREA G. STORTI
