Il risultato, di fatto, definitivo, indica che Pierluigi Bersani sarà il candidato Presidente del Consiglio dell’area di centrosinistra alle prossime elezioni politiche del 2013. Un esito ritenuto alla vigilia pressoché certo dagli analisti. Sorprende, semmai, il gap di consensi tra i due avversari, (60,8%?contro il 39,1 % attribuito a Renzi) molto ampio.

Lasciamo ad altri la retorica delle celebrazioni o il frammentare le ragioni di una significativa affermazione. Interessa, invece, cercare di cogliere i principali aspetti delle questioni politiche che rimangono aperte. Con questo risultato il Partito Democratico è approdato ad una condizione di superamento delle barriere ideologiche che hanno caratterizzato la storia politica del Novecento italiano? Non ancora. É riuscito a declinare, in versione nuova, i concetti di uguaglianza e solidarietà propri, a mio avviso, di una sinistra italiana autenticamente riformatrice? Per i contenuti espressi dai due competitors sembra di no. Ha delineato più esattamente i confini e le caratteristiche di una coalizione che sia in grado di prevalere alle prossime politiche con una messe complessiva di consensi vicina al quaranta per cento? Questa soglia sembra destinata a rimanere irraggiungibile, salvo bonus derivati da ormai improbabili riforme elettorali. Sarà dunque arduo governare.

L’ondata protestataria erroneamente definita dell’antipolitica, impersonata da Beppe Grillo, sembra quasi attenuarsi o comunque segnare il passo. Tuttavia anche dalle primarie del centrosinistra è arrivata una richiesta di cambiamento della classe dirigente politica non più eludibile. Forse in questo senso sono preferibili il coraggio e l’incoscienza dei giovani alla pacatezza ed al rifugio dell’usato sicuro. Anche questo dilemma è rimasto aperto.

Parallelamente dovrà definitivamente sostituirsi ad un partito storicamente fondato sull’incrocio dei veti e su aree oligarchiche contrapposte un qualcosa che è sintesi di sensibilità diverse dove i dogmi scompaiono. Operazione tanto necessaria quanto oltremodo difficile. Che cosa, inoltre, consentirà di superare l’attuale fase ormai chiamata “montismo”? Perché pare solare che anche questo dovrà finire, arrestando un percorso a tratti rivelatosi poco decoroso in politica interna per mancata equità ed indecifrabile prospettiva.

ANDREA G. STORTI