Proviamo a pensare a questa ipotesi: tra qualche giorno Silvio Berlusconi va, suo malgrado, ai servizi sociali ed implode “Forza Italia” a ridosso delle elezioni europee, con Berlusconi stesso che decide di “rovesciare il tavolo” non appoggiando la riforma del Senato della Repubblica proposta da Matteo Renzi nel quale il Partito Democratico si confonde totalmente.
Nel contempo, tramonta l’incerto appeal dei fondatori del M5S e con essi l’idea del Movimento nuovo, e nessuna delle forze politiche “intermedie” giunge ad un risultato significativo, in termini di peso elettorale. Una catena di eventi politicamente apocalittici che, tuttavia, avrebbe il pregio di riportare la politica nazionale ai nastri di partenza. Non secondariamente, con ogni probabilità, il cittadino medio vedrebbe annullarsi la siderale distanza che lo separa, oggi, dalla politica e potrebbe reinventarsi un interesse che temeva definitivamente perduto.
Rimane un solo problema: tutto questo non accadrà e la rappresentanza politica continuerà a fluire. Con essa la finta cancellazione dell’istituzione Provincia, provvedimenti economici la cui copertura è dubbia, estatiche promesse forse destinate a rimanere tali, un sembrare di essere in Europa per caso.
Colpisce, semmai, questa originale condizione dell’attuale governo a guida Renzi legata al fatto di disporre di due maggioranze: l’una che sostiene l’esecutivo formata con NCD e resti; l’altra con “Forza Italia”, destinata ad assicurare, ma non ne siamo poi così certi, il cammino delle riforme istituzionali e della nuova legge elettorale. Non una “politica dei due forni” di andreottiana memoria, ma una continua fibrillazione, questa seconda, di non scontato esito.
Pertanto, l’aver tenuto politicamente in vita un personaggio di dubbia capacità, assente moralità e nient’affatto statista come Silvio Berlusconi mostra evidenti limiti. Matteo Renzi l’ha compreso? O pensa di aver costruito per il suo quasi mentore politico una trappola dalla quale sarà difficile uscire indenni? L’unica certezza è che nell’attesa che questo angoscioso dilemma abbia termine, il cittadino italiano non potrà limitarsi ad uno sguardo, come quasi sempre, disinteressato.
ANDREA G. STORTI
