Manca soltanto l’ufficialità: tuttavia, dopo l’annuncio delle prossime dimissioni di Mario Monti da Presidente del Consiglio dei Ministri, la data delle elezioni politiche generali si colloca nell’ultima parte di Febbraio 2013: ciò significa che la legislatura corrente risulterà formalmente anticipata. Danno non grave in rapporto al fatto che un governo politicamente finito ed esposto a qualsiasi venticello contrario non avrebbe certamente rappresentato uno spettacolo edificante. Ci si interroga, semmai, sulla mancata conversione di alcuni Decreti Legge, dal novero dei quali speriamo di vedere esclusi quei provvedimenti di estrema importanza per l’economia italiana. La posizione dell’Italia nel contesto europeo, faticosamente tornata nel corso dell’ultimo anno ad essere positiva, non dovrebbe mutare, a condizione di rispettare gli impegni che ne derivano, continuando a perseguire obiettivi di rigore di bilancio coniugati ad una politica di equità sociale che, occorre dire, il governo Monti ha clamorosamente mancato. La futura coalizione politica di governo dovrà declinare nuovamente il concetto di sviluppo economico, sinora non presente, così come dovrà farsi portavoce, insieme ai principali partners europei, dell’indifferibilità nella costituzione di un nuovo modello di welfare continentale. Impegni pesanti, per nulla agevoli.

Proprio per questa fondamentale ragione si ritiene che coloro i quali hanno provocato quest’ultima situazione di crisi politica in Italia siano particolarmente inadatti ad avviarla a soluzione e non offrano, per il futuro, alcuna garanzia in tal senso. Del resto si ha ragione di ritenere che la compagine del redivivo Silvio Berlusconi condurrà una campagna elettorale nemmeno sottilmente antieuropeista. Rimane da augurarsi che i cittadini italiani al momento opportuno lo tengano ben presente. Il passo indietro di Mario Monti potrebbe rivelarsi anche positivo. La strada della sobrietà della politica non può in ogni caso essere smarrita.

ANDREA G. STORTI