L’inizio del 2014 ci consegna politicamente il primo ruggito del Sindaco di Firenze. Trattasi di due parti: nella prima, una proposta di Legge elettorale basata su ben tre opzioni; nella seconda la riproposta di alcuni temi datati dove le menti politiche della Sinistra di opposizione e di governo hanno miseramente fallito. Al netto del coraggioso impegno rispetto ai predecessori, segnaliamo alcune bizzarrie.

Se una ipotetica deadline indica come data ultimativa (l’avvio della procedura d’aula) la prima decade di Febbraio 2014, occorre ricordare che di Legge elettorale si discute, senza aver cavato un ragno dal buco, da otto anni. Saremmo quindi, lievemente, in colpevole ritardo.

Nella seconda parte si riproporrebbero alcune tematiche istituzionali (trasformazione del Senato della Repubblica, riforma (nuovamente!) del titolo V della Costituzione ed alcuni ?interventi “pesanti” in tema di diritti e doveri civili) da presentare all’attenzione del governo in una sorta di patto di coalizione tra le forze dell’attuale maggioranza politica. Questo secondo ambito vede, peraltro, il Nuovo Centrodestra già in trincea e ciò la dice lunga sulla temerarietà della proposizione. É come affidare le chiavi di una fuoriserie ad uno svogliato neopatentato.

Al di là di questo, vorremmo ulteriormente rendere note alcune incongruenze. Si tratta di temi divenuti polverosi, se è vero ed è incontestabile che buona parte se non l’intero pacchetto era oggetto, nientemeno, che del programma elettorale di Walter Veltroni, candidato Presidente del Consiglio per il Partito Democratico nel 2008, almeno cinque anni fa. La riforma Costituzionale già indifferibile allora, era imperniata sul federalismo, questione di cui oggi nessuno parla più, ma che non per questo è antiquata o peggio risolta. É sufficiente un viaggio nel Nord Est della Nazione, quantunque indubitabilmente fiaccato dalla crisi economica, per comprendere la situazione. Forse, più semplicemente di quanto si creda, la fiammata antistatalista è divenuta antieuropea.

Il Presidente del Consiglio chiarisce intanto che …”sul governo decido io”…, come riportato dai principali organi di informazione. É per questo che con ogni probabilità dormiremo, non so se a lungo, tranquilli.

ANDREA G. STORTI