Evidentemente le vicende di corruzione in tema di opere pubbliche legate all’Expo di Milano non erano sufficienti; nell’opulento ed oggi meno ricco Nord Est d’Italia emerge nuovamente a distanza di circa un anno la vicenda giudiziaria legata alla costruzione ed implementazione dei moduli sperimentali elettromeccanici (MOSE) nella laguna di Venezia. Presentata internazionalmente come esempio dell’italico genio, si è rivelata pare soprattutto -gli accertamenti sono ancora in corso- centro motore di pratiche corruttive molto più raffinate rispetto alla cloaca di tangentopoli del 1992.
Essa ha portato nuovamente sotto la luce dei riflettori personaggi del tipo di Giancarlo Galan, per 15 anni governatore, senza ombra di dubbio, della Regione Veneto, l’On. Lia Sartori, parlamentare europeo fortunatamente uscente, ma anche Giorgio Orsoni, attuale Sindaco di Venezia e Giampietro Marchese entrambi esponenti di punta del Partito Democratico Veneto, per non fare torto ad alcuno dello schieramento delle “larghe intese” nazionale.
Eppure, dalla seconda metà degli anni Settanta del Novecento e per circa vent’anni si parlava, in economia, di modello Veneto di sviluppo, passato dai Dogi della D.C. (un ricordo per tutti, Carlo Bernini, morto nel 2011; Presidente della Regione Veneto dal 1980 al 1989, anch’egli coinvolto nella prima tangentopoli) agli alfieri di “Forza Italia” con il placet della Lega Nord (l’attuale Presidente del Veneto Luca Zaia è stato a lungo assessore della Giunta Galan).
Oggi risulta evidente l’abbaglio dei tanti titolati economisti di allora ed odierni, spesso proni di fronte al potere politico. Un periodo di prolungata crisi economica come l’attuale ha sancito la fragilità di ciò che tutto era fuorché un modello da seguire. Rimane, invece, la mole di transazioni all’interno delle quali il marcio affiora. Se a questo aggiungiamo la proliferazione legislativa in materia di appalti pubblici con la caratterizzazione di inutili Leggi Speciali si comprende come il controllo di legittimità esercitato dalla Magistratura diviene fatica a volte inutile, fortunatamente non sempre.
Rimane da chiedersi se riusciremo, in tempi ragionevoli, a scrollarci dosso la condizione, precipuamente italiana, per cui l’occasione fa l’uomo ladro. Sempre.
ANDREA G. STORTI
