Ci accingiamo a scrivere dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico che certifica l’elezione di Matteo Renzi a nuovo segretario del Partito dopo l’esito delle recenti primarie. Raccontiamo cioè di uno dei peggiori fallimenti nella storia della sinistra, o pseudo tale, italiana.

Ricordiamo ancora, nonostante i cittadini italiani dimostrino, per l’ennesima volta, poca memoria politica l’imperativo della positiva commistione delle principali culture politiche del nostro novecento, la cattolica e quella laico-socialista in primo luogo. Di tutto questo, in realtà, i paladini di turno della nascente stella del panorama politico italiano Fassino, Rutelli, Veltroni, Franceschini, Bersani, D’Alema, Epifani ultimi alfieri del nuovo verbo sono riusciti nell’impresa di fare terra bruciata di tutto, consegnando le spoglie del Partito Democratico nelle mani di Matteo Renzi, ormai uomo solo al comando, dopo aver rotto letteralmente i coglioni per un tempo troppo lungo sul partito plurale e diversità del tipo, sempre meno digeribili. Non è cioè condivisibile che una parte della politica italiana attuale sia nelle mani di un nuovo solista dopo Berlusconi e Grillo. Ciò significa, semplicemente, non sapere leggere gli errori del passato e perpetuarli nel tempo.

Certamente, Matteo Renzi, se agirà coerentemente, saprà produrre dei risultati rispetto a chi lo ha preceduto per la semplice ragione che molti dei temi che hanno segnato l’ultimo scorcio della politica nazionale sono ancora del tutto irrisolti (il ruolo dell’Italia in Europa, una politica per l’istruzione e la ricerca, il disastro economico, il rinnovamento delle istituzioni, una macchina dello Stato capace di viaggiare, il riposizionamento dei diritti etici e civili ed altro ancora) ma la via maestra sembra non essere il baratto degli impegni, indipendentemente dagli interlocutori.

Nuove povertà sociali attendono una urgente risposta. Queste coinvolgono, ormai, l’intero continente europeo. Non è, pertanto più sufficiente l’insieme dei provvedimenti del singolo Paese. Dobbiamo assolutamente evitare di proporci, nei fatti, come la Nazione perennemente in ritardo su tutte le questioni aperte. Servirebbe un perentorio scatto in avanti. Ciò che il “governo delle larghe intese” non ha saputo produrre. Intanto annoveriamo un’altra stella cadente, o meglio caduta, della politica italiana: Umberto Bossi. Che sia un buon viatico?

ANDREA G. STORTI