É stato evocato da alcuni lo scandalo della Banca Romana, uno dei sei Istituti autorizzati ad emettere banconote del Regno d’Italia, che prese forma nel Giugno di fine Ottocento, attraverso la segnalazione di un ammanco di nove milioni di lire e che portò nel 1893 ad una serie di arresti eccellenti per concludersi, infine, nel 1894 con un nulla di fatto ed il non luogo a procedere?degli imputati.

Oggi la terza banca italiana per importanza emette qualche sinistro scricchiolio, per una serie di operazioni sbagliate ed illecite compiute dai suoi amministratori nei recenti anni scorsi (2006-2011). Nel periodo in questione il Consiglio di Amministrazione dell’Istituto vedeva i principali partiti politici di quello che si definirebbe l’arco costituzionale adeguatamente rappresentati: il Partito Democratico in primis, non importa se per emanazione senese o nazionale, presente con l’ex Presidente Unicoop Turiddo Campaini e l’ex Segretario Provinciale C.G.I.L. Siena; due esponenti saldamente legati a Forza Italia; il VicePresidente Francesco G. Caltagirone, stretto parente di Pierferdinando Casini (leader U.D.C.); Alfredo Monaci, allora esponente della Margherita, oggi candidato con Mario Monti. Sei componenti dei dodici facenti parte l’organismo, ma potrebbero essere di più.
Per quanto concerne l’aspetto finanziario è sufficiente ricordare che la composizione azionaria poggia sulla Fondazione Montepaschi (34,94 %), dove si sono annidati i principali movimenti che hanno ispirato la corruzione, la malversazione, la cattiva gestione per usare un eufemismo, ed, in misura minore, su altre quattro realtà tra le quali Jp Morgan (2,53 %), che ha giocato nella vicenda un ruolo molto pesante anche in termini di advisor.
Il ruolo della Banca d’Italia ne esce in chiaroscuro, in quanto non si comprende ancora in quali termini e per quale congruità sia stata esercitata la funzione di controllo cui l’Istituto era chiamato. Sussiste certamente ancora oggi il problema dell’effettivo potere di controllo della Banca nazionale sugli istituti di credito. Poiché, tuttavia il Presidente del C.d.A. di Montepaschi Giuseppe Mussari era anche a capo della Fondazione e rivestiva, incredibilmente, nel contempo, l’incarico di Presidente l’Associazione Bancaria Italiana poteva trattarsi del caso in cui il controllato è anche, in forma indiretta, controllore.
L’intera vicenda ruota attorno all’acquisizione da parte del Montepaschi di Banca Antonveneta valutata allora circa 9 miliardi di euro e pagata ancora di più. All’interno di quest’ultimo passaggio si sarebbe sviluppato un coacervo di fenomeni tra i quali la corruzione che avrebbe avuto per protagonisti sia esponenti del management bancario che figure di ambito politico. Di un simile girone infernale ancora una volta i cittadini italiani avrebbero fatto volentieri a meno. Si ritroveranno nella condizione di dovere, purtroppo, in diversa forma, pagare anche questo.
Se non altro, la campagna elettorale 2013 ha smesso, per qualche momento, il suo carattere giocoso ed inaffidabile al tempo stesso.

ANDREA G. STORTI