Nell’Italia della Repubblica presidenziale, un lato significativo sembra riservato all’idiozia politica. All’interno del Partito Democratico, evidentemente non soddisfatti delle più recenti figuracce, hanno forse deciso di toccare il fondo. O almeno così ci auguriamo.
L’On. Francesco Boccia, fedelissimo del nuovo Presidente del Consiglio, con riferimento alle regole statutarie del gruppo parlamentare della Camera ha affermato: …”Chi non vota la fiducia è fuori, perché in un partito serio le regole accettate da tutti vanno rispettate”… Mi chiedo semplicemente dove siamo finiti.
Una simile proposta si commenta da sè ma è sicuramente indicativa della deriva verso la quale si sta camminando. Un altro esempio al riguardo illuminante, è dato da una recente intervista di Matteo Renzi, Sindaco di Firenze e probabile prossimo leader del Partito Democratico, è il quale,quando l’esecutivo non era ancora varato sentenziava, delineando capacità di fine stratega politico, che si tratterà di un buon governo. Confermo, oggi, che il soggetto in questione è, probabilmente, un parvenu della politica ormai alla ribalta soltanto grazie alla disperazione dell’attuale partito di maggioranza relativa.
Il governo di Enrico Letta raccoglie la grande delusione del precedente esecutivo,è rilevando la drammaticità di alcune emergenze economiche (il necessario rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, la vergogna degli “esodati”, la non più derogabile esigenza di reali misure per la crescita e lo sviluppo economico), mentre è rimasta sul campo la necessità, anch’essa stringente, di rivedere il “fiscal compact” europeo, operazione tutt’altro che semplice. Crediamo che il più pesante errore di Mario Monti sia derivato dall’ostinazione di quest’ultimo a voler salire in politica a dispetto delle caratteristiche personali, del tutto diverse.
Osserviamo, inoltre, come la comune condizione dei principali schieramenti politici (centro sinistra, centro destra, M5S) dallo svolgimento delle ultime elezioni in avanti sia stata proprio quella di ignorare le indicazioni provenienti dalle organizzazioni di base e ciò ha significato ignorare l’orientamento votante di milioni di cittadini italiani. Il sistema politico se vorrà sopravvivere dovrà, prima di tutto, è rimuovere questo stato di cose.
Avere promosso un governo delle larghe intese ritenuto indispensabile non rappresenta certo, in questo senso, è una inversione di tendenza, un cambiamento reale.
A nulla varrà un nuovo governo pur connotato da una attenzione al genere dove, finalmente, si è compresa l’importanza di un salto generazionale anche in politica.
ANDREA G. STORTI
