Scriviamo “a mente fredda” dell’esito delle ultime, parziali elezioni amministrative nazionali (poco più di cinquecento Comuni, su di un numero complessivo superiore agli ottomila) che hanno comunque assunto un preciso significato politico e che potranno disegnare, di qui a breve, nuovi scenari in termini di stretta attualità politica.

Si è materializzato un rifiuto molto pesante del voto. Il cittadino, schifato dai partiti tradizionali, non ha trovato, in questa occasione, valide alternative al non esprimersi: questo incontrovertibile dato è in sè molto preoccupante per il prossimo futuro.

I protagonisti delle “larghe intese” (Pd e PdL, non viene conteggiata Lista Civica di Monti, ormai residuale) hanno perso almeno un milione di voti su sette in tre mesi (raffronto con le Politiche 2013). É tuttavia evidente che confrontare il voto delle Politiche con le Amministrative non è corretto: tuttavia, se prendiamo come riferimento la sola Capitale il Pd arretra, sempre rispetto alle Amministrative, del 2008, del 43% ed il PdL del 65% . Quindi, quando si scrive “sale il Pd” (Corriere della Sera, Martedì 28.5.2013) si scrive una cosa non vera. Il tracollo del PdL è un dato di fatto.

Vince l’astensione e vi è, certamente, una sconfitta politica del Movimento 5 Stelle. Figlia, quest’ultima, essenzialmente di tre aspetti: 1) il non aver saputo intercettare una astensione dilagante; 2) essere caduto in una inazione, o di qualcosa che come tale è stata percepita dai cittadini italiani, nel periodo immediatamente successivo all’esito delle Politiche; 3) Il non essere ancora strutturato, territorialmente.

La responsabilità di questo stato di cose è tutta del Movimento, dei suoi principali rappresentanti, non certo dei cittadini elettori. I milioni di voti andati a Grillo ed al suo Movimento 5 S nel febbraio 2013 chiedevano e chiedono di essere protagonisti sulla scena politica, non semplicemente onesti comprimari.

Si segnalano, nel frattempo, alcune produzioni governative molto simili all’era Monti, soprattutto in termini di politica economica. Non paiono memorabili gli interventi in tema di lavoro e crescita. Abbiamo invece capito che anche questa volta non sarà il momento della riforma elettorale. Errore grave, principale intestatario di questo governo, Silvio Berlusconi, permettendo.

ANDREA G. STORTI