La grande tristezza dell’esercito padano. Questo è quanto ci consegnano le vicende attuali della Lega Nord. Due tesi assolutamente diverse. La prima del complotto contro il movimento, cui non crede nessuno, probabilmente nemmeno chi l’ha pronunciata. Essa si commenta da sè. La seconda della necessaria pulizia, evocata con potere taumaturgico, quanto improbabile. Dobbiamo chiederci se abbia senso una reggenza di tre persone, delle quali due pienamente coinvolte nelle vicende che dovrebbero originare la pulizia di cui sopra. E la base leghista che dopo aver digerito una per una e per molti anni le Leggi “ad personam” dell’On. Silvio Berlusconi, è capace di assorbire ogni cosa.
Questo è ciò che lasciano sul terreno i combattenti di Alberto da Giussano.
É evidente che il vertice era a conoscenza di quanto avveniva ma risultava preferibile non ricordarlo. Si trattava, peraltro, di individuare dei capri espiatori che fossero, loro malgrado, consenzienti. Che nome abbiano non ha alcuna importanza. Rimangono a parlare i fatti accertati, qualunque sia la piega che prenderanno le vicende giudiziarie.
Non si sono avvertiti squilli di tromba nell’agone politico. Ciò è evidente. La Lega Nord si accoda, come avevamo scritto, alle altre conventicole dove il malaffare regna sovrano. La Legge sul finanziamento pubblico ai partiti venne abolita dai cittadini nel 1993 e subito ripristinata dalle formazioni politiche di allora nel 1994, in senso peggiorativo. Che questo sia il risultato non può sorprendere. Non per questo va accettato. Una leggina sulla trasparenza dei bilanci, laddove il controllore è anche controllato, non cancella l’assoluta nefandezza della questione,? specie in un momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini.
Tutto questo non può durare a lungo.
Ci permettiamo di suggerire due interventi da tempo individuati. Un provvedimento di Legge sulla corruzione politica e sociale che metta gli eventuali colpevoli in condizione di non nuocere per il futuro e che faccia pagare in solido quanto commesso. Un sistema di finanziamento pubblico della politica, necessario, ma corretto che veda al primo posto un tetto all'erogazione di denaro a fronte delle spese sostenute e non oltre.
Soltanto poi un meccanismo di reale vigilanza esterna, che permetta all'Italia di essere in Europa non soltanto per caratteristica geografica.
ANDREA G. STORTI
