L’ASSUEFAZIONE ALLA FOLLIA

L’ASSUEFAZIONE ALLA FOLLIA

Apprendiamo con grande sconcerto che il Parlamento italiano si appresta al tentativo di chiudere attorno ad una nuova proposta di legge elettorale.

In una realtà come quella  odierna molto difficile dal punto di vista degli equilibri geopolitici internazionali  focalizzare il proprio interesse sull’ennesimo cambio di provvedimento sia pure in materia di importanti equilibri politici interni rappresenta quanto meno un pesante azzardo. Dal punto di vista tecnico-politico indicare un ritorno al sistema proporzionale –  auspicato da tutte le formazioni politiche oggi presenti in Parlamento – mantenendo le c.d. “liste bloccate- a vario titolo, non ha senso alcuno. Inoltre, l’attribuzione del premio di maggioranza così come si ricava dalla proposta al vaglio attuale potrebbe essere giudicata dalla Consulta non costituzionale. L’esigenza di stabilità politica da cui muove la proposta generale è una favola sentita molte altre volte, e perciò non esattamente credibile. Occorre del resto procedere con estrema cautela; cambiare le regole elettorali a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura è operazione non proprio corretta e -guardando a quanto accaduto in passato- tutt’altro che fortunata per i proponenti. In ogni caso si voterà nella ” finestra di mezzo” (primavera 2027) perchè  così sarà garantito ai numerosi parlamentari di prima nomina (una sola legislatura) il diritto alla pensione, maturato.

Preoccupano, invece, molto, da un lato la ripresa dei principali conflitti bellici  internazionali, ed in particolare lo scontro U.S.A.- IRAN, poichè quello tra RUSSIA ed UCRAINA non si è mai fermato. Il delirio di D. Trump e B. Nethanyau -dunque- prosegue.

L’altra notizia riguarda l’ipotesi, suggerita da recenti sondaggi, che alle prossime elezioni in Germania -ormai vicine- il Partito “Alternative fuer Deutschland” (populista) divenga partito di maggioranza relativa. Parrebbe la “chiusura del cerchio”, in questo senso certamente di fuoco. E’ opportuno mettere in campo una iniziativa del resto d’Europa degna di definirsi tale. Lo si auspica davvero, pur se sembriamo assuefatti all’imperversare delle autocrazie.

ANDREA G. STORTI

WAR CRIMINAL THOUGHT, RUOLO DELLA CINA ed infortuni italiani

WAR CRIMINAL THOUGHT, RUOLO DELLA CINA ed infortuni italiani

Rimanendo al pensiero di guerra criminale come si evince dal titolo si ritiene fondamentale fissare alcuni punti:

1.la logica suprematista è tristemente imperante;

2.si è in presenza di figure politiche sulla scena internazionale a dir poco inquietanti (uno squilibrato -Donald Trump- e due criminali -Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin-);

3. il diverso ruolo della Cina;

4. la fatica del cammino europeo.

Credo- in prima istanza – sia giusto interrogarsi sul ruolo esercitato dall’opinione pubblica nei diversi Paesi considerati, USA ed Israele in particolare. Di impatto certamente negativo, nell’accezione generale.

Diversamente, non si spiegherebbe questa “deriva criminale”.

Viene da chiedersi quanto ancora dovremo attendere per assistere ad  una reazione da parte della popolazione dei due Paesi, generalmente intesa. Questo è almeno l’auspicio.

Si diceva – in apertura – di figure politiche inquietanti. Tuttavia la seconda fila non può certo lasciare tranquilli se pensiamo al Vice Presidente U.s.a. o ai Ministri della Difesa o dei Trasporti israeliani. Più che il disegno di un nuovo ordine mondiale ci troviamo di fronte all’imperare di una nuova edizione della legge della jungla dove prevale il più forte. Il ruolo della politica e della diplomazia sembra essere concetto astratto.

In questo desolante quadro il ruolo della Cina -non democrazia per eccellenza- è destinato a rafforzarsi. Non soltanto perchè la Cina è detentrice delle maggiori riserve di greggio (1.300 milioni di barili, gli STATI UNITI al secondo posto dispongono di 854 milioni, l’Italia al settimo di 76) ed, al pari di altre Nazioni spinge per la rapida riapertura totale o parziale dello stretto di Hormuz, ma perchè acquisisce ogni giorno fette di mercato  nei settori oggi trainanti l’economia planetaria.

E’ poi evidente e perdurante la fatica europea contraddistinta dalla mancanza di una strategia d’intervento che superi i nazionalismi ancora dominanti.

L’Italia incappa nuovamente in qualche infortunio. Il nostro governo ripiegato dapprima sulla figura di Donald Trump sembra ora più attento all’evoluzione russa, almeno in parte dell’esecutivo.

Al solito, poche idee ma ben confuse.

Poichè tutto questo ha anche una lettura sociologica, penso alla scomparsa di Edgar Morin.

ANDREA G. STORTI

 

LA SVOLTA?

LA SVOLTA?

L’esito della consultazione referendaria confermativa sulla riforma costituzionale della giustizia è conosciuto e induce ad alcune riflessioni.

E’ passaggio obbligato andare con il pensiero a Silvio Berlusconi che incappa in una sconfitta postuma. Sappiamo quanto aveva agognato ad un notevole ridimensionamento del ruolo della magistratura, soprattutto nel rapporto di essa con la politica. Il suo partito -“Forza Italia”- è stato, pertanto, il principale motore di questa consultazione ed è uscito nettamente sconfitto. Defilato il ruolo delle altre forze politiche di governo, in particolare della Lega.

Si era detto che una bassa affluenza alle urne avrebbe favorito gli esponenti del NO. Così non è stato. L’affluenza al 58.9% ha comunque premiato i contrari. Soltanto tre Regioni del Nord Est della penisola (LOMBARDIA, VENETO e FRIULI VENEZIA GIULIA) si sono espresse a maggioranza per il SI. Sin qui i dati.

Una analisi più approfondita mette in risalto il ruolo dei giovani e dimostra che, laddove sono in gioco i valori istituzionali del Paese e – per inciso- parte della primaria fonte del diritto nazionale, rispondono presente.

E’ poi da rilevare come nessuna delle riforme-bandiera di ciascuna delle forze politiche dell’attuale maggioranza (la giustizia per “FORZA ITALIA”, il così detto “PREMIERATO” per “FRATELLI d’ITALIA” ora in chiara difficoltà, “L’AUTONOMIA ed una nuova ripartizione territoriale dell’Italia” tutt’altro che compiute per la LEGA) sia giunta in porto.

In ogni caso laddove vi è una presenza urbana , il NO prevale; non così nelle aree meno densamente popolate.

Peraltro il risultato referendario non si ritiene, in siffatto caso, esattamente sovrapponibile alle espressioni di partito o eclusivamente alle coalizioni.

L’ormai vicina scadenza di legislatura dovrà necessariamente giocarsi su di un terreno principalmente programmatico ed occorrerà confrontarsi con i problemi del “PAESE REALE”: lo tengano ben presente le diverse forze in campo. Se così non sarà ci attendono comunque tempi bui.

Intanto l’attuale Presidente del Consiglio sembra aver colto il possibile cambiamento di scenario “consegnando” alla magistratura coloro che, a torto o a ragione, possono essere ritenuti i principali responsabili del negativo esito elettorale, scaricando i singoli soggetti con le loro pesanti pendenze giudiziarie o, semplicemente per il ruolo ricoperto.

E la sinistra potrà risolvere assai poco con la chiamata del popolo a vecchi esperimenti non più adeguati.

Non sempre, come stiamo constatando a livello internazionale con le attuali vicende belliche, la figura solitaria può dirsi azzeccata.

 

ANDREA G. STORTI

LA DEMOCRAZIA IN RITIRATA

LA DEMOCRAZIA IN RITIRATA

Le ultime vicende politiche nazionali ed internazionali si intrecciano ma hanno un denominatore comune: la difficoltà della democrazia ed il suo arretramento. Per quanto concerne l'Italia possiamo dare una lettura degli esiti elettorali riferiti a tre importanti regioni: la Campania, il Veneto e la Puglia. In queste due ultime realtà territoriali non c'era partita e -regolarmente- il Veneto è andato al Centro Destra e la Puglia al Centro Sinistra. Più incerto appariva l'esito elettorale in Campania, ma -al termine- Fico, -candidato del CS- ha raggiunto una percentuale di consensi superiore al sessanta per cento. Possiamo tuttavia affermare che una vittoria schiacciante è andata all'astensionismo: il 42,64 per cento degli aventi diritto su base nazionale; dunque ben al di sotto del 50 per cento, che nelle precedenti regionali era invece stato superato. Un segnale d'allarme molto pericoloso. Al di là del meglio riconoscersi in un candidato Presidente cui comunque obbligano le caratteristiche dei sistemi elettorali, emerge nettamente la profondissima crisi della rappresentatività  poichè il parlamento nazionale è da tempo un organismo i cui componenti sono espressione di se stessi o delle figure di spicco dei singoli partiti presenti nell'assemblea. Il sistema dei partiti è ormai privo di significato anche se le attuali fortune dei due maggiori raggruppamenti - "Fratelli d'Italia" e "Partito Democratico"-, partiti  che si dedicano oggi in maniera  pressochè esclusiva alla gestione del potere "tout court", sembrerebbero indicare una controtendenza, tuttavia non reale. Sul fronte internazionale, ancora fronte, purtroppo,  di guerra, si assiste al "confronto" tra formazioni politiche filoeuropeiste e nazionaliste. Ma sconcerta - prima di tutto - l'attuale posizione degli Stati Uniti, non più centro del mondo. E' inaudito assistere ad un giustificato  atlantismo, dove tuttavia prevale,-grazie a Donald Trump, un collerico antieuropeismo -in qualche misura espressione di una oggettiva difficoltà politica dei rappresentanti europei volonterosi ma poco più,- ma nell'insieme del tutto fuori luogo. A questo si accompagna una posizione internazionale degli U.S.A. vicina alla RUSSIA  come mai nella storia, mentre la CINA  è presente ed incombente. Ancora diversa, la posizione dell'IRAN. Lo Stato di ISRAELE, paese tendenzialmente democratico, assume oggi delle caratteristiche assolutamente incomprensibili ed inaccettabili,  personificate da un  leader che si distingue in senso criminale. Si profila, pertanto, una dittatura delle singole autocrazie.............. e la democrazia rischia l'estinzione. ANDREA G. STORTI  
ALL’INFERNO E RITORNO

ALL’INFERNO E RITORNO

Il 7 0ttobre 2023 un violento attacco di Hamas nei confronti di civili israeliani ha dato inizio alla mattanza di un aperto conflitto che sembra -forse- avviato a conclusione. Al di  la dei toni trionfalistici ascoltati in queste ore nel corso di manifestazioni ufficiali a Gerusalemme nella sede del parlamento israeliano -la KNESSET- prima, e, a Sharm el sheik successivamente, occorre ricordare la tragedia iniziale che vide irrompere i miliziani palestinesi di Hamas all'interno della manifestazione musicale "NOVA FESTIVAL" la cui edizione si teneva in Israele  alla presenza di circa 4.000 partecipanti, dei quali 378 giovani israeliani vennero brutalmente trucidati. Ebbe così inizio una rappresaglia che ha coinvolto per due lunghi anni il territorio della striscia di Gaza, di fatto rasa al suolo dall'esercito sionista con una serie indicibile di atrocità. Da sempre i regimi politici, nessuno escluso, si basano sulla relazione ed il consenso; più della metà del trenta per cento degli americani che votano ha eletto Donald Trump a suo Presidente, ma il 6 gennaio di qualche anno fa questo signore ha aizzato i propri sostenitori nell'assalto al Campidoglio, facendogli poi, una volta a capo dell'Amministrazione, uscire di prigione; ha cancellato ogni sforzo a favore della tutela ambientale, ha tagliato i fondi all'istruzione, vilipeso ogni forma artistica, imposto un ritorno medievale alla sola sanità per ricchi. Questo per ricordare soltanto alcuni passaggi che hanno fin qui caratterizzato l'inizio del suo mandato. Ha riammesso Vladimir Putin come importante e significativa presenza nel contesto internazionale; ha chiesto la grazia per B. NETHANIAU - attuale premier israeliano-, criminale ricercato, autentico macellaio sociale per il quale a Gaza bisognava........ "terminare il lavoro";  ;  ha presentato alla Knesset la magnificenza dell'avanzamento tecnologico militare degli STATI UNITI d'AMERICA. Ha dichiarato una guerra commerciale all'Europa tutta, alla Cina - vero suo spauracchio-; ha spaziato dal Canada alla Groenlandia come futuri territori annessi agli USA. Ma, ha anche parlato di pace necessaria. Conoscerà certamente i meccanismi del consenso, non certamente quelli della capacità di relazione al di fuori del concetto di supremazia. In Italia, l'attuale Presidente del Consiglio ne ha elogiato capacità ed impegno. In pieno inferno ci siamo, speriamo di poter fare ritorno proprio come i cittadini di Gaza. ANDREA G. STORTI  
LIBERE CONTRADDIZIONI

LIBERE CONTRADDIZIONI

E' di queste ore la notizia della violazione dello spazio aereo polacco da parte di droni russi, abbattuti. Accaduto raggelante poichè si è a pochi passi da un conflitto internazionale e si apre l'ipotesi di una applicazione dell'art.5 dello statuto della NATO. In questo quadro l'Europa si dimostra particolarmente debole e non è certo aumentando la spesa militare per esigenze presentate come modello di difesa che si coglieranno risultati almeno apprezzabili. I venti di  crisi politica ed economica che hanno attraversato dapprima la Germania ed, in tempi più attuali, la Francia aggiungono  ulteriore incertezza. L'Italia presenta invece una situazione in apparenza positiva,  anche se la realtà è molto diversa da quella che si vuole far apparire. Stiamo -quindi-  assistendo ad una esplosione di contraddizioni senza precedenti. Il peso maggiore, in questo senso, ricade sugli Stati Uniti dove il Presidente Donald Trump al di là dell'atteggiarsi ad uomo di pace, ha invece riabilitato e rimesso la Russia al centro della scena planetaria garantendo ad essa, al tempo stesso , nei fatti, una prosecuzione del conflitto con l'Ucraina. Ucraina che pur dimostrando una aperta disponibilità a colloqui diplomatici di pace ha denotato una sostanziale rigidità sulla questione dei  territori tale da ingenerare negli occidentali alcune, in senso eufemistico, perplessità. La strada sembra tracciata ma i risultati latitano. Prosegue intanto nella striscia di Gaza l'annientamento dei palestinesi ad opera di Israele, con tutto il suo carico di disumanità. Gli Stati Uniti guardano da un'altra parte. La necessità di prospettare un ordine mondiale appartiene oggi ancora agli Stati Uniti ma non è mai stata così in discussione anche in patria,  mentre  si staglia all'orizzonte la potenza cinese le cui relazioni bilaterali con Vladimir Putin -positive- non conoscono invece flessioni. Ecco l'occasione per l'Unione Europea di interporsi tra forze molto più grandi con una proposta politica e diplomatica di qualità. Questo il sogno. La realtà purtroppo .............   ANDREA G. STORTI