L’esito della consultazione referendaria confermativa sulla riforma costituzionale della giustizia è conosciuto e induce ad alcune riflessioni.

E’ passaggio obbligato andare con il pensiero a Silvio Berlusconi che incappa in una sconfitta postuma. Sappiamo quanto aveva agognato ad un notevole ridimensionamento del ruolo della magistratura, soprattutto nel rapporto di essa con la politica. Il suo partito -“Forza Italia”- è stato, pertanto, il principale motore di questa consultazione ed è uscito nettamente sconfitto. Defilato il ruolo delle altre forze politiche di governo, in particolare della Lega.

Si era detto che una bassa affluenza alle urne avrebbe favorito gli esponenti del NO. Così non è stato. L’affluenza al 58.9% ha comunque premiato i contrari. Soltanto tre Regioni del Nord Est della penisola (LOMBARDIA, VENETO e FRIULI VENEZIA GIULIA) si sono espresse a maggioranza per il SI. Sin qui i dati.

Una analisi più approfondita mette in risalto il ruolo dei giovani e dimostra che, laddove sono in gioco i valori istituzionali del Paese e – per inciso- parte della primaria fonte del diritto nazionale, rispondono presente.

E’ poi da rilevare come nessuna delle riforme-bandiera di ciascuna delle forze politiche dell’attuale maggioranza (la giustizia per “FORZA ITALIA”, il così detto “PREMIERATO” per “FRATELLI d’ITALIA” ora in chiara difficoltà, “L’AUTONOMIA ed una nuova ripartizione territoriale dell’Italia” tutt’altro che compiute per la LEGA) sia giunta in porto.

In ogni caso laddove vi è una presenza urbana , il NO prevale; non così nelle aree meno densamente popolate.

Peraltro il risultato referendario non si ritiene, in siffatto caso, esattamente sovrapponibile alle espressioni di partito o eclusivamente alle coalizioni.

L’ormai vicina scadenza di legislatura dovrà necessariamente giocarsi su di un terreno principalmente programmatico ed occorrerà confrontarsi con i problemi del “PAESE REALE”: lo tengano ben presente le diverse forze in campo. Se così non sarà ci attendono comunque tempi bui.

Intanto l’attuale Presidente del Consiglio sembra aver colto il possibile cambiamento di scenario “consegnando” alla magistratura coloro che, a torto o a ragione, possono essere ritenuti i principali responsabili del negativo esito elettorale, scaricando i singoli soggetti con le loro pesanti pendenze giudiziarie o, semplicemente per il ruolo ricoperto.

E la sinistra potrà risolvere assai poco con la chiamata del popolo a vecchi esperimenti non più adeguati.

Non sempre, come stiamo constatando a livello internazionale con le attuali vicende belliche, la figura solitaria può dirsi azzeccata.

 

ANDREA G. STORTI