É noto come in Italia spesso l’indignazione dura lo spazio di un mattino. Il puntuale esempio ha riguardato l’ormai annosa questione del finanziamento pubblico ai partiti. Questi ultimi dovevano ricevere per il solo anno 2012 (scadenza Luglio) 182 milioni complessivi di rimborso, sulla base della normativa in vigore. Dopo una generale levata di scudi, si ipotizzava di destinare la somma ai cittadini terremotati dell’Emilia. Nel frattempo alcuni partiti politici avevano dichiarato la propria disponibilità a rinunciare, in tutto o in parte, alla tranche di finanziamento pubblico in coincidenza con la politica di sacrifici chiesta dal Governo ai comuni cittadini, nel Novembre 2011. Esaurito questo afflato solidaristico, il premier Mario Monti incarica una commissione presieduta da Giuliano Amato di elaborare una proposta di revisione della Legge sul finanziamento pubblico ai partiti, da presentare successivamente sotto forma di disegno di Legge, oggi basata su di un sistema di rimborsi, poi rivelatisi decisamente irreali. Poi, per un significativo periodo, più nulla. Il 5 Luglio il Senato approva il ddl che riduce i contributi pubblici ai partiti e prevede bilanci trasparenti da sottoporre al vaglio di un soggetto terzo, esterno alla forza politica. Nel 2012 i partiti riceveranno complessivamente in rimborsi elettorali, 91 milioni di Euro. É del 1 Settembre la notizia che sono state raccolte le firme per una proposta di Legge di iniziativa popolare nota come proposta Capaldo, economista, Presidente dell’associazione Amici dell’Istituto Sturzo che ha curato l’iniziativa, la quale prevede che ai partiti possono derivare soltanto contributi di privati cittadini sino a 2.000 Euro defiscalizzati al 95%. Mi parrebbe un buon inizio. ANDREA G. STORTI