Dopo le consultazioni del Quirinale che si sono concluse con una pratica dilatoria, la nomina delle due commissioni con dieci “saggi”, ancora ci si interroga su questo stato di crisi politica perdurante. Quali i possibili futuri scenari?
Ad avviso di chi scrive e non soltanto, essenzialmente due. O il governo delle “larghe intese” (Pd, PdL e “Scelta Civica”) oppure un nuovo scioglimento delle Camere ed il voto anticipato, ci si augura dopo che si sia provveduto a varare una nuova legge elettorale, della quale la politica è debitrice verso i cittadini. Nessuna delle attuali forze politiche presenti in Parlamento vuole il voto immediato ?ma le due ipotesi formulate non sono agevolmente percorribili. ?Il governo dalle “larghe intese” potrebbe segnare la fine del Partito Democratico e stupisce che alcuni suoi autorevoli dirigenti propendano per questa soluzione, così dimostrando un inesistente quadro di capacità. Per la seconda opzione occorre prima eleggere il nuovo Capo dello Stato, condizione indispensabile per sciogliere le Camere attuali. Operazione non impossibile, se si pensa ad una figura di comune riferimento (per esempio, Massimo D’Alema) ed a un salvacondotto giudiziario, non scritto, per l’On. Silvio Berlusconi. Su queste basi la partita “presidenza della Repubblica” può chiudersi rapidamente.
Poi, la seconda fase potrebbe essere rappresentata da un accordo su una nuova Legge elettorale; la terza, un nuovo voto a Giugno 2013 o, al più tardi, in abbinamento con le prossime elezioni europee. Fin qui i tatticismi. Rimane da vedere se, nel frattempo, il Paese reggerà economicamente. Per questo è fondamentale la “stampella” Mario Monti, pur dequalificato. In definitiva, si tratterebbe della prosecuzione dell’esperienza tecnica di governo presentata in salsa politica da una autorevole figura istituzionale.
Tuttavia le prime mosse del nuovo Parlamento non sono incoraggianti perché si vuole questa istituzione svuotata di significato. Per questa essenziale ragione si sostiene che la nomina delle Commissioni non possa avvenire senza un Governo in carica. Così molti parlamentari, indipendentemente dalle conoscenze giuridiche e dal fattore anagrafico, renderanno l’ennesimo favore a Beppe Grillo.
ANDREA G. STORTI
