di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Fine d’anno elettorale in Francia e Spagna. Nel primo caso ci sembrerebbe di dover brindare allo scampato pericolo. In realtà non è così. La sonante vittoria di Marine Le Pen e del suo Front National al primo turno delle amministrative non si è ripetuta ai ballottaggi e, pertanto, nessuna regione è andata alla Destra. Ai “Rèpublicains” di Sarkozy sono andate 7 Regioni, 5 ai Socialisti. Per i primi si tratta tuttavia di un mancato trionfo: basti dire che due tra i nuovi governatori della destra hanno vinto con i voti della gauche. Pertanto, i vertici della destra moderata saranno azzerati a partire da Gennaio 2016 per questioni politiche di fondo rispetto alla linea ufficiale sin qui tenuta. Non è dunque un evento casuale che la vicepresidente del partito, Natalie Kosciusco Morizet sia stata destituita dal ruolo per aver assunto una posizione duramente critica rispetto alla linea della compagine. A 18 mesi dalle Presidenziali la lotta per la leadership della destra si può dire iniziata. Segnaliamo un nome nuovo: Valèrie Pecresse che ha strappato l’Ile de France, ormai non più storica roccaforte della sinistra. La destra di Sarkozy, logorato ed oggi poco efficace in senso comunicativo, oscilla tra l’abbandono della tradizione gollista e la centralizzazione del partito, obiettivo ?tuttavia inseguito anche dai socialisti. In quest’ultimo campo la premiership di Manuel Valls appare,nonostante tutto, consolidata e la ricandidatura di Francois Hollande non è più contestata dopo il parziale recupero di consensi elettorali, dovuto principalmente alle ultime scelte azzeccate in tema di politica estera e per la sicurezza interna. Potrebbe accadere che ciò che oggi ha rappresentato uno stato di necessità – il contenere l’ascesa lepenista – diventi, domani, un laboratorio di sperimentazione politica.
In questo contesto complessivo si tratta poi di appurare quale sarà l’atteggiamento della Francia all'interno delle istituzioni europee. Rimango della convinzione che un sapiente e non scontato asse con l’Italia possa assicurare buoni frutti. Di questo ci occuperemo pi? avanti.
(Fine Prima parte)
ANDREA G.STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Italia
I recenti fatti di Francia e Belgio in materia di terrorismo consegnano una situazione notevolmente preoccupante.
Ciò che emerge costituisce, con ogni probabilità, il maggiore pericolo per il nostro domani.
Due gli aspetti principali. il primo essenzialmente politico: il “fenomeno” ISIS non esisterebbe se soltanto fossero interrotte produzione e commercio di armi. É noto che Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita hanno in questo senso interessi che sono contrari, nei fatti, alla volontà di pace. La Turchia, altro attore protagonista della scena, sembra alimentare stretti rapporti commerciali con il Califfato. Pertanto, i recenti fatti accaduti nella capitale transalpina, da “Charlie Hebdo” al “Bataclan” non possono stupire. Ancora, una sottile linea di celata mistificazione e contrapposizione collega le vicende di Francia al tormentato e conflittuale rapporto tra Turchia e Russia, Paesi per molti versi speculari l’uno all'altro. Poi, la Siria, terra martoriata per folli disegni interni ed esterni. Il sanguinario regime di Assad, le troppe fazioni coinvolte e l’interessata presenza sul campo di Nazioni Europee e non, in forma spesso indiretta. É chiaro che ciò che rappresenta Assad andrebbe liquidato: il riconoscimento ed ancor più il sostenere una dittatura, come ad esempio fa la Russia, non è processo destinato a durare nel tempo.
Invece, la situazione si deteriora lentamente.
Ci si accorge, dopo averlo con noncuranza sostenuto, che il proliferare di uno Stato Islamico fondamentalista in un coacervo integrale è una minaccia molto seria nello scacchiere internazionale. E qui incrociamo il secondo, decisivo aspetto: come agire in contrapposizione. Fondamentale è il ruolo della mediazione politica a condizione che si voglia esercitarla realmente. Altrettanto importante è il ruolo dell’intelligence. Perché occorrono sempre dei morti per vedere riformate con puntualità strategie di contenimento e difesa, oggi irrinunciabili? Si è rivelata una bruciante verità l’inadeguatezza della polizia belga nei momenti immediatamente successivi agli attentati. Ricordiamo che nel principale quartiere musulmano di Bruxelles teatro degli ultimi fatti esistevano ed esistono 42 moschee.
Non si racconti, pertanto, la favola dello scontro tra due civiltà: molto più aspramente si tratta di combattere la delinquenza, senza confini.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La vicenda politica di Ignazio Marino sembra fatalmente destinata al capolinea. Eletto sindaco con il 69 per cento circa delle preferenze degli elettori, dopo un periodo trascorso all'interno della minoranza del Partito Democratico, per la cui componente fu anche candidato segretario, cade da primo cittadino della città eterna per una vicenda legata a rimborsi spese, forse istituzionali, e poco altro.
É infatti, sotto gli occhi di tutti il reale problema di Roma: un livello di corruzione anche mafiosa che ne ha minato le istituzioni. In particolare ci sembra di dover sottolineare:
- al centro del negativo, perverso sistema tra politica ed affari emerso, sta proprio il Partito Democratico di Roma e, nel suo insieme, nazionale;
- è evidente l’ormai cronica incapacità del sistema politico nazionale di costruire una nuova classe dirigente, anche per quanto concerne gli scenari locali ed il partito di maggioranza relativa è sempre più dipendente dalla figura del suo segretario;
- la giunta Marino aveva iniziato a muovere qualche passo nella rimozione di una politica delle tangenti e della malversazione nella Capitale, ma è mancato il sostegno del Partito di riferimento;
- è ormai solo tradizionale la distinzione tra destra e sinistra politica, soprattutto per quanto concerne i fenomeni di malcostume che sono diffusi e trasversali.
Ci attende un periodo in cui il governo di Roma sarà affidato ad una figura di commissario cui spetterà il compito di traghettare la città a nuove elezioni, da tenersi, presumibilmente, la primavera prossima. Nel frattempo, ad ottobre avrà inizio l’anno giubilare della Chiesa Cattolica, con il carico di ulteriori problemi che esso comporterà a causa del previsto arrivo di un elevato numero di pellegrini.
Tuttavia, non si vede come questa politica possa essere capace di riformare se stessa e si ha, pertanto, ragione di ritenere che l’esito della consultazione elettorale possa avere carattere traumatico. Rimane da sciogliere il nodo di chi parteciperà alla prevista competizione e se quest’ultima vedrà scendere nell'agone politico anche il sindaco uscente con il suo fardello carico di volontà di rivalsa.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
La Grecia si accompagnerà al destino dell’Europa? L’interrogativo rimane dopo la pena infinita che ha caratterizzato la vicenda ellenica nell'ultimo scorcio d’estate. Lo si afferma andando con le immagini ed il pensiero alla desolante figura delle nostre istituzioni continentali incapaci di assumere una posizione diversa dal rigore economico fine a se stesso e temporaneamente chiusa con un nuovo prestito ingente, senza aver messo sostanzialmente mano alla ristrutturazione complessiva del debito maturato dalla Grecia nei confronti dell’Unione Europea. Questione invece, ancora oggi, a nostro avviso dirimente ed ineluttabile. Ricordiamo che Grecia è esposta nei confronti dell’Unione per 313 miliardi di euro.
L’intera vicenda dovrebbe, tuttavia, averci insegnato che non esiste soltanto il destino monetario dei popoli e che il sostantivo solidarietà conosce diverse possibili declinazioni.
Nel contesto si registrano, peraltro, anche segnali positivi. Alcuni dei principali indicatori macroeconomici greci hanno mostrato di poter invertire la tendenza assolutamente negativa sino a poco tempo fa registrata.
Sia pure permanendo una indisponibilità finanziaria di fondo da parte dei cittadini ellenici, si è probabilmente acquisita la definitiva consapevolezza che uno sfrenato ed individualistico possesso di denaro, mai versato, di fatto, in alcuna forma di partecipazione alle spese dello Stato alla distanza non porta da nessuna parte.
Ecco, dunque, due questioni apparentemente inconciliabili di carattere economico l’una; di impronta sociologica e sociale l’altra. Occorrerà saper ricercare strenuamente un punto di equilibrio, condizione essenziale per tornare a guardare con fiducia a nuovi traguardi che consentano di farci sentire definitivamente europei.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
La riapertura del Parlamento nazionale coincide, per l’ennesima volta, con furibonde contestazioni. Ne sono protagonisti gli esponenti dell’opposizione politica che evidenziano la presentazione da parte della maggioranza di una apparentemente futile correzione di un dispositivo di Legge già approvato dalla competente Commissione. La materia è, tuttavia, assai delicata e riguarda, sia pure non espressamente, il finanziamento pubblico dei partiti.
Questione annosa che, ricordiamo, già chiuse un’epoca della politica italiana, la cosiddetta “prima Repubblica” nell'ormai lontano 1992. A distanza di più di vent'anni non riusciamo, invece, a chiudere definitivamente questa pessima parentesi. Infatti, in tempi più recenti una consultazione popolare referendaria stabilì che il finanziamento pubblico della politica non potesse più avvenire. Ha trovato, poi, spazio l’espediente, poiché di questo si tratta, del finanziamento espresso sotto forma di rimborso elettorale il cui livello ha toccato vette impensabili.
Sulla spinta dell’indignazione popolare si è giunti successivamente ad un provvedimento che in senso progressivo cancella ogni forma di finanziamento pubblico, mantenendo l’eventualità di donazioni individuali e certificate da parte dei cittadini.
É evidente che quest’ultima posizione ha notevolmente ridotto la consistenza economico-finanziaria a disposizione di ogni raggruppamento politico, fatta eccezione per il “Movimento 5 Stelle”, che, com'è noto, non si avvale di corresponsione pubblica.
Il provvedimento legislativo approvato che dovrà, ora, passare al vaglio del Senato consente ai partiti politici di intascare complessivamente 45,5, milioni di euro; ad aggravare lo stato delle cose si è stabilito che soltanto i dipendenti dei partiti potranno fruire di una forma di cassa integrazione straordinaria, in controtendenza rispetto alla rimanente parte dei cittadini che si sono visti privare del lavoro in questi ultimi anni.
Al di là di artificiose contrapposizioni politiche, pare oltremodo difficile accettare questa nuova situazione che si sta venendo a creare.
Se si continua a parlare di privilegi di casta e disaffezione dalla politica forse qualche ragione sussiste.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
L’ultimo scorcio d’Agosto ci consegna una immagine del maggiore partito politico nel contesto nazionale, difficile, per usare un eufemismo. Le sue ultime vicende ruotano attorno a qualcosa di magmatico ed, al tempo stesso, inquietante. Andiamo con ordine: da un lato si permette, per l’ennesima volta una sostanziale impunità ad un parlamentare di area governativa, il Sen. Azzollini -NCD-. Evitiamo di ricadere nell'ennesima polemica tra garantisti e giustizialisti. Non è questo il punto. L’attuale Parlamento, ancorché di nominati, avrebbe, da tempo, dovuto legiferare in materia di autorizzazioni a procedere, a nostro avviso nel senso di togliere questa potestà all'assemblea legislativa lasciando che la Magistratura compia il suo corso. Evidentemente, non siamo in grado di assumere questa regola come fondante ed indiscutibile del nostro ordinamento. Quando ciò avverrà sarà, riteniamo, sempre troppo tardi rispetto ad una dimensione civile e moderna.
Per altro versante il Partito Democratico si segnala per una improvvida ed oltremodo negativa presenza ai vertici di due istituzioni di fondamentale importanza nel contesto nazionale: l’Assemblea Regionale Siciliana e Roma Capitale. Nel primo caso risulta ormai evidente l’inadeguatezza del suo Presidente, il quale dopo aver cambiato, in un relativo arco di tempo, i suoi Assessori così come si rinnova un capo d’abbigliamento, rivendica la propria autonomia eludendo la condizione di rappresentare una area geografica facente parte del territorio italiano, almeno ad oggi. Oseremmo pensare che la parola debba tornare agli elettori.
Non molto lontana da questa conclusione nonostante la diversa oggettività derivata dall'impatto internazionale e dalla necessaria programmazione dei grandi prossimi eventi, la condizione del Partito Democratico di Roma. In questo caso si è toccato il fondo più assoluto. Nonostante la promessa di interventi riparatori abbiamo ancora una volta sperimentato come una certa idea di politica possa coincidere esclusivamente con la voce verbale arraffare e che null'altro abbia valore se non il personale accumulo di denaro. C’è, ed esiste, tuttavia, una Italia diversa che, nauseata da tutto questo, chiede, invece, e semplicemente prima di tutto onestà e correttezza.
ANDREA G. STORTI