L’ASSENZA DI PROGRESSO MORALE E LA CRISI VENEZUELANA

L’ASSENZA DI PROGRESSO MORALE E LA CRISI VENEZUELANA

Esiste la convinzione che il progresso sia la legge suprema della storia.

In particolare, il progresso tecnologico , pur con discontinuità, è inarrestabile ed ha conosciuto nel corso del diciannovesimo secolo una notevole espansione. Tuttavia, nel corso del tempo mai conoscenze  di tipo materiale si sono accompagnate ad un progresso morale poichè le stesse, sviluppatesi nel corso del tempo, sono rimaste slegate senza condurre ad un unico pensiero nell’affrontare i problemi umani fondamentali. La tecnologia è troppo spesso utilizzata per l’asservimento, i genocidi, le molte guerre che proliferano sotto il segno della crudeltà umana.

In questi ultimi anni , l’umanità versa in una grave regressione a causa della crisi ecologica, che è anche politica ed economica insieme. E’ dunque un degrado della società e della civilizzazione dell’uomo. Quando l’AIDS ed il COVID hanno dimostrato –   in  prima istanza – l’incapacità scientifica di debellare i virus, ovunque imperversava la  crisi della democrazie e della civiltà. Il predominio dell’egemonia del profitto in un contesto di multiple crisi collegate tra loro ha determinato il successo di una elite californiana stanziata anche in Florida capace – alla distanza – di procurare seri danni, prima di tutto alla coesione sociale.

L’intelligenza ed il pensiero – cardini fondamentali di ogni forma di sviluppo –  faticano oggi a trovare piena espressione perchè le conoscenze una volta acquisite non sono integrate. Le involuzioni morali nei periodi di crisi e guerre sono enormi.

E’ di queste ore la notizia dell’attacco degli STATI UNITI alla sovranità del VENEZUELA. Con una potenza mai vista dalla seconda guerra mondiale assistiamo alla cattura diretta del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e della moglie, accusato di essere a capo del crocevia della droga nel suo Paese ed al di fuori,  e dell’invio continuo dei peggiori criminali sudamericani negli Stati Uniti nonchè  della sorte degli innumerevoli insediamenti produttivi statunitensi in terra venezuelana. Che il defenestrato Presidente sudamericano fosse stato eletto democraticamente è condizione assai incerta, così come risulta evidente la volontà degli U.S.A. di condizionare pesantemente le sorti politiche nell’intera area latinoamericana. Da qui a violare apertamente il diritto internazionale è passo molto lungo. L’amministrazione a stelle e strisce ha scelto di compierlo senza un mandato congressuale e con una operazione militare definita,  in una comunicazione ufficiale a tratti delirante, spettacolare e trionfale. Di più, arrogandosi il diritto di decidere, da qui in avanti, delle sorti del Venezuela con una occupazione non definita permanente, ma del tutto arbitraria e soggetta agli umori di Donald Trump.

L’attuale fase transitoria benevolmente affidata alla Vice Presidente venezuelana Delcy Rodriguez rappresenta una gentile concessione.

E’ evidente la volontà del disegno di un nuovo ordine mondiale espressione della forza di STATI UNITI, CINA e RUSSIA  dove  le altre nazioni dell’emisfero rappresentano un fastidioso corollario.

La posizione fondamentalista dell’IRAN con il suo carico di fanatismo religioso potrebbe rappresentare una variabile indesiderata.

Del resto gli STATI UNITI si vanno allineando  alle posizioni della RUSSIA in Ucraina e della CINA su Taiwan.

Il notevole interesse americano sulla danese GROENLANDIA, COMUNQUE EUROPEA, potrebbe configurarsi come prossimo passaggio.

Da brividi.

ANDREA G. STORTI

LA DEMOCRAZIA IN RITIRATA

LA DEMOCRAZIA IN RITIRATA

Le ultime vicende politiche nazionali ed internazionali si intrecciano ma hanno un denominatore comune: la difficoltà della democrazia ed il suo arretramento.

Per quanto concerne l’Italia possiamo dare una lettura degli esiti elettorali riferiti a tre importanti regioni: la Campania, il Veneto e la Puglia. In queste due ultime realtà territoriali non c’era partita e -regolarmente- il Veneto è andato al Centro Destra e la Puglia al Centro Sinistra. Più incerto appariva l’esito elettorale in Campania, ma -al termine- Fico, -candidato del CS- ha raggiunto una percentuale di consensi superiore al sessanta per cento.

Possiamo tuttavia affermare che una vittoria schiacciante è andata all’astensionismo: il 42,64 per cento degli aventi diritto su base nazionale; dunque ben al di sotto del 50 per cento, che nelle precedenti regionali era invece stato superato.

Un segnale d’allarme molto pericoloso.

Al di là del meglio riconoscersi in un candidato Presidente cui comunque obbligano le caratteristiche dei sistemi elettorali, emerge nettamente la profondissima crisi della rappresentatività  poichè il parlamento nazionale è da tempo un organismo i cui componenti sono espressione di se stessi o delle figure di spicco dei singoli partiti presenti nell’assemblea. Il sistema dei partiti è ormai privo di significato anche se le attuali fortune dei due maggiori raggruppamenti – “Fratelli d’Italia” e “Partito Democratico”-, partiti  che si dedicano oggi in maniera  pressochè esclusiva alla gestione del potere “tout court”, sembrerebbero indicare una controtendenza, tuttavia non reale.

Sul fronte internazionale, ancora fronte, purtroppo,  di guerra, si assiste al “confronto” tra formazioni politiche filoeuropeiste e nazionaliste.

Ma sconcerta – prima di tutto – l’attuale posizione degli Stati Uniti, non più centro del mondo.

E’ inaudito assistere ad un giustificato  atlantismo, dove tuttavia prevale,-grazie a Donald Trump, un collerico antieuropeismo -in qualche misura espressione di una oggettiva difficoltà politica dei rappresentanti europei volonterosi ma poco più,- ma nell’insieme del tutto fuori luogo.

A questo si accompagna una posizione internazionale degli U.S.A. vicina alla RUSSIA  come mai nella storia, mentre la CINA  è presente ed incombente. Ancora diversa, la posizione dell’IRAN.

Lo Stato di ISRAELE, paese tendenzialmente democratico, assume oggi delle caratteristiche assolutamente incomprensibili ed inaccettabili,  personificate da un  leader che si distingue in senso criminale.

Si profila, pertanto, una dittatura delle singole autocrazie………….. e la democrazia rischia l’estinzione.

ANDREA G. STORTI

 

ALL’INFERNO E RITORNO

ALL’INFERNO E RITORNO

Il 7 0ttobre 2023 un violento attacco di Hamas nei confronti di civili israeliani ha dato inizio alla mattanza di un aperto conflitto che sembra -forse- avviato a conclusione. Al di  la dei toni trionfalistici ascoltati in queste ore nel corso di manifestazioni ufficiali a Gerusalemme nella sede del parlamento israeliano -la KNESSET- prima, e, a Sharm el sheik successivamente, occorre ricordare la tragedia iniziale che vide irrompere i miliziani palestinesi di Hamas all’interno della manifestazione musicale “NOVA FESTIVAL” la cui edizione si teneva in Israele  alla presenza di circa 4.000 partecipanti, dei quali 378 giovani israeliani vennero brutalmente trucidati.

Ebbe così inizio una rappresaglia che ha coinvolto per due lunghi anni il territorio della striscia di Gaza, di fatto rasa al suolo dall’esercito sionista con una serie indicibile di atrocità.

Da sempre i regimi politici, nessuno escluso, si basano sulla relazione ed il consenso; più della metà del trenta per cento degli americani che votano ha eletto Donald Trump a suo Presidente, ma il 6 gennaio di qualche anno fa questo signore ha aizzato i propri sostenitori nell’assalto al Campidoglio, facendogli poi, una volta a capo dell’Amministrazione, uscire di prigione; ha cancellato ogni sforzo a favore della tutela ambientale, ha tagliato i fondi all’istruzione, vilipeso ogni forma artistica, imposto un ritorno medievale alla sola sanità per ricchi.

Questo per ricordare soltanto alcuni passaggi che hanno fin qui caratterizzato l’inizio del suo mandato.

Ha riammesso Vladimir Putin come importante e significativa presenza nel contesto internazionale; ha chiesto la grazia per B. NETHANIAU – attuale premier israeliano-, criminale ricercato, autentico macellaio sociale per il quale a Gaza bisognava…….. “terminare il lavoro”;  ;  ha presentato alla Knesset la magnificenza dell’avanzamento tecnologico militare degli STATI UNITI d’AMERICA.

Ha dichiarato una guerra commerciale all’Europa tutta, alla Cina – vero suo spauracchio-; ha spaziato dal Canada alla Groenlandia come futuri territori annessi agli USA.

Ma, ha anche parlato di pace necessaria.

Conoscerà certamente i meccanismi del consenso, non certamente quelli della capacità di relazione al di fuori del concetto di supremazia.

In Italia, l’attuale Presidente del Consiglio ne ha elogiato capacità ed impegno.

In pieno inferno ci siamo, speriamo di poter fare ritorno proprio come i cittadini di Gaza.

ANDREA G. STORTI

 

Guerra e genocidio. Una follia senza senso

Guerra e genocidio. Una follia senza senso

Da ormai qualche tempo ci si interroga sul tentativo del Presidente degli Stati Uniti d’America di porre fine al conflitto tra RUSSIA ed UCRAINA. La granitica certezza passata di Donald Trump, statista di pace, sembra progressivamente declinare e con essa il ruolo di mediatore politico degli Stati Uniti in questo scenario di guerra infinita. Delle decine di conflitti bellici presenti oggi a livello planetario guardiamo sicuramente ai due più conosciuti.

Il nuovo ordine mondiale basato sul concetto di supremazia porta a pensare che la guerra tra RUSSIA ed UCRAINA avrà termine soltanto quando Vladimir Putin si riterrà pago dei territori conquistati nel Donbass – la cui popolazione, per inciso, si considera russa-. Nessuno, credo, è in grado di dire se la tempistica coinciderà con il termine di cinquanta giorni da oggi fissato dal Presidente U.S.A., dopodichè o si aprirà la strada a nuove sanzioni economiche o si tratterà di ulteriori dazi stabiliti dagli U.S.A. in una  guerra commerciale anch’essa  da ritenersi priva  di senso. Occorre, tuttavia, tenere presente che l’economia russa è da tempo una economia di guerra con tutte le conseguenze del caso.

L’altro teatro di guerra è rappresentato dalla striscia di Gaza dove prosegue lo sterminio del popolo palestinese senza distinzione alcuna tra età, sesso o altro ordinato da B. Netanyahu, autentico macellaio sociale. Certamente il 7 Ottobre era iniziata una altrettanto terrificante offensiva palestinese ma questo massacro deve finire.

Sullo sfondo, la scricchiolante e subdola accettazione dello stato di cose da parte degli Stati Uniti è tesa ad impedire l’avanzamento nucleare dell’Iran.

L’Europa balbetta qualcosa, tra l’altro accettando ed autorizzando l’aumento delle spese per la difesa sul P.i.l. dei singoli Stati, ignorando che strategie di difesa non significa soltanto produrre e vendere armi.

Il vantaggio di una simile operazione si ridurrà esclusivamente a favore degli Stati Uniti e della Germania, impegnata a giustificare sforamenti di bilancio per una attuale situazione economica tutt’altro che brillante  al pari di altri Stati d’Europa. L’Italia guidata dalla “statista” Giorgia Meloni attua la politica di un colpo al cerchio ed uno alla botte.

ANDREA G. STORTI

CAPOLAVORO POLITICO e CAPOLAVORO RELIGIOSO

CAPOLAVORO POLITICO e CAPOLAVORO RELIGIOSO

Si è concluso a suo tempo il blitz della Presidente del Consiglio italiana alla corte di Donald Trump. Elogiata alla grande dal Presidente statunitense, alcuni osservatori italiani hanno parlato di capolavoro politico. Ci permettiamo di segnalare quanto fuori luogo sia questa lettura, pur sostenuta da esponenti del partito, oggi , di maggioranza relativa, che appare  comunque consolidata, stando agli ultimi elementi sondaggistici.

Non sappiamo se la scomparsa di Bergoglio potrà portare alla cessazione delle ostilità tra Russia ed Ucraina come papa Francesco ha sempre desiderato. Dietro questa simbiosi Meloni-Trump crediamo stia una condizione attuale della politica italiana particolarmente raggelante: buona parte dei termini di politica estera nazionale, soprattutto verso gli Stati Uniti, è posta in essere da Matteo Salvini.

Non già per le capacità della persona, ma invece energia simbolica del populismo, ammantato da una concezione di moderatismo non reale che pervade la maggioranza politica nazionale e che si ispira alle principali caratteristiche della politica di DONALD TRUMP. Crediamo che questa sottenda -sui territori statunitense ed italiano- ad un sostanziale disprezzo per la democrazia pericoloso e fuorviante.

Ancora una volta ritorna ciclicamente la logica del suprematismo mentre assistiamo sgomenti ad una strisciante ipocrisia.

Per contro se n’è andato il papa “dei poveri e per i poveri” il cui primo viaggio apostolico ha avuto come destinazione l’isola di Lampedusa, teatro di una ecatombe sul mare di migranti che – invece –  in delegazione a S. Maria Maggiore portavano -al pari di poveri e transgender-  il giorno delle esequie di papa Bergoglio ciascuno una rosa bianca di gratitudine.

La radicalità evangelica di chi ha sostenuto il concetto di fratellanza universale, espresso da Bergoglio a fondamento della politica vaticana è stato rivolto prima di tutto  a bambini e giovani, cioè al nostro domani. Egli ha tracciato un solco straordinario da pellegrino di speranza con il quale ha permeato la geopolitica vaticana ispirata all’avvio di una rivoluzione nella storia millenaria della Chiesa, aperta alle altre confessioni.

Il popolo dei bisognosi  lo ricorderà così  come ci auguriamo di avere sempre davanti un suo insegnamento: ” la guerra è la più grande sconfitta possibile per l’umanità”.

ANDREA G. STORTI

 

 

GUERRA E PACE: SOPRATTUTTO LA PRIMA

GUERRA E PACE: SOPRATTUTTO LA PRIMA

Evidentemente, i venti di guerra che a fatica diminuiscono, come dimostra il processo di pace in UCRAINA  portano con sè un cielo carico di nubi anche su altri versanti. La sommossa recentemente intervenuta in SERBIA, le difficoltà del processo democratico in ROMANIA, qualche instabilità in TURCHIA,  si legano all’incerto procedere del resto d’Europa stretto tra i due principali attori: gli STATI UNITI e la RUSSIA, con la CINA sempre sullo sfondo. Per citare ancora ISRAELE, dove la popolazione comincia, forse, ad averne abbastanza di B. Nethaniau.

Basterebbe questo per renderci inquieti. Ma non è così.

Sempre gli  STATI UNITI, consegnati dai Democratici a Donald Trump, mirano ad una espansione territoriale, chissà,  in Groenlandia -oggi danese- o nel Canada, per emulare l’omologo Vladimir Putin.

Le risultanze parziali dell’ultimo Consiglio d’Europa dimostrano inequivocabilmente come il costante ricorso all’intervento diplomatico possa invece avere positivi effetti. Il ritardo con il quale si arriva a questa determinazione ha nel frattempo prodotto due anni ulteriori di conflitto bellico con migliaia e migliaia di morti.

Ora, la questione del riarmo europeo necessaria non come fine a se stessa ma per il mantenimento della coesistenza pacifica, esclude di dover fronteggiare all’infinito la contrapposizione alla Russia di Vladimir Putin -autentico invasore ed eversore- con l’esclusivo invio di armamenti all’Ucraina.

Ritorna quindi il tema della necessaria cessione di sovranità dei singoli Stati aderenti all’U.E., condizione prima per la riuscita di qualsiasi processo o efficace intervento comune. Siamo comunque ancora indietro se la questione è ridotta agli apporti finanziari richiesti a ciascuno Stato ed alle modalità attraverso le quali si abbia accesso a finanziamenti UE. In questo senso la posizione dell’Italia può definirsi positiva.

Non altrettanto la polemica innestata dalla Presidente del Consiglio Meloni come manovra diversiva attorno ai contenuti del “Manifesto di Ventotene”, ritenuto a ragione – per chi scrive – pietra miliare della moderna Europa.

La  lettura di una o più espressioni che non tenga conto del contesto  storico cui ci si riferisce, come si è rivelata quella della Presidente Meloni, non ha valore alcuno, come non lo hanno le isteriche reazioni di certa sinistra.

Abbiamo sempre un modo originale con il quale distinguerci.

ANDREA G. STORTI