Riforma costituzionale: istruzioni per l’uso

Riforma costituzionale: istruzioni per l’uso

Chiariamo per quale ragione affrontiamo soltanto ora una questione politica così importante come la prossima consultazione referendaria inerente la proposta parlamentare di riforma della Costituzione Italiana suffragata da un significativo numero di cittadini sostenitori del sì. É, credo, noto che la riforma della seconda parte della Costituzione approvata a suo tempo dal Parlamento è connessa ad un nuovo impianto di Legge elettorale. Tuttavia, su quest’ultimo pende il definitivo giudizio della Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla costituzionalità di parte significativa del così detto “Italicum”. Abbiamo atteso questo passaggio inizialmente previsto per il 4 Ottobre, cioè a due mesi esatti dalla data fissata per il voto referendario. Perché questo non è avvenuto e si è preferito far slittare la data della pronuncia a dopo lo svolgimento del referendum? La domanda rischia di rimanere senza risposta, come lo è ad oggi e riteniamo ciò offensivo nei confronti dei cittadini della Nazione. Per quanto invece concerne la riforma della seconda parte della Costituzione crediamo esista una sola possibile lettura imperniata da un lato sull’urgenza e la conferma di un processo di superamento della vecchia politica e, dunque, sull’accettazione di un risultato qui parziale e tendente al ribasso che oggi si definisce “antipolitica”. (ciò che tra le altre cose richiede IL VOTO PER IL “SI’). Dall'altro, l’elettore potrebbe invece decidere sia più rispondente alla realtà entrare nel merito del testo della riforma, soppesando il contenuto dei singoli nuovi articoli in contrapposizione al precedente testo costituzionale. In questo caso risulta piuttosto evidente come la sola ipotesi sia quella di respingere la proposta di riforma (IL VOTO PER IL “NO”). In nessun caso il risultato che si avrà dalle urne del referendum italiano sarà epocale, storico o fondamentale per l’Europa ed il nostro Paese. Si tende, infatti, a presagire eventi futuri per noi catastrofici o, al contrario, salvifici. Si tratterà semplicemente di aver scritto una nuova pagina della nostra democrazia. I problemi reali della congiuntura politica nazionale ed internazionale sono altri. ANDREA G.STORTI
Dopo lo strappo

Dopo lo strappo

É tristemente ufficiale: la Gran Bretagna esce dall’Unione Europea. “Quello che non ci uccide ci rende più forti”. Questa frase del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ex premier polacco, sintetizza, a mio avviso, perfettamente la nuova situazione creatasi per effetto dei risultati del voto britannico. Egli ha anche parlato di “momento politicamente drammatico” e ciò è reale, se si pensa per esempio alla figura di Altiero Spinelli ed alle instancabili energie spese per realizzare il sogno europeo. Una osservazione meno sentimentale suggerisce tuttavia un sano realismo. Ecco allora che si può affermare che della nuova situazione creatasi esistevano tutti i presupposti, in primis la recente concessione alla Gran Bretagna di una serie di privilegi tendenti a scongiurarne l’uscita a dir poco arrendevoli: una linea di credito di rimborso miliardario per la sola partecipazione all'Unione Europea unitamente ad altri benefit particolarmente generosi ed ingiustificati agli occhi delle altre nazioni, Francia ed Italia in particolare. É peraltro evidente che l’Unione Europea esce indebolita da questo distacco: ciò rappresenta un ulteriore segnale negativo che va a congiungersi ad altri importanti elementi i quali suggeriscono una inversione di rotta in campo economico e politico caratterizzata da una maggiore e decisiva attenzione all'aspetto sociale ed al significato più generale di stare insieme nell'esclusivo interesse dei cittadini europei. Non va nascosto il pericolo che un effetto domino si apra e possa divenire causa di ulteriori abbandoni, soprattutto per quanto concerne l’Olanda ed i Paesi del Nord Europa: questa eventualità si combatte con il disegno di una nuova strategia di intervento realmente aperto, più solidale ed inclusivo. Del resto, lo stato di cose maturato può anche significare all'opposto un grave errore della Gran Bretagna: le sirene di una sua futura disgregazione sono infatti già presenti: una situazione economica generale assai pi? difficile (il livello di valore della sterlina immediatamente sceso, così come non accadeva dal 1985), pesanti pulsioni separatiste da Scozia ed Irlanda, una solitudine internazionale soltanto in parte mitigata da positive relazioni bilaterali. CORAGGIO, EUROPA. ANDREA G. STORTI
Arrivederci ad ottobre

Arrivederci ad ottobre

Non ci possiamo esimere dal commentare l’esito delle Amministrative 2016 ed il fardello di nuove situazioni che esso genera. Prima di tutto il successo del M5S. Atteso, prevedibile e previsto a Roma: sorprende, semmai, la proporzione dei consensi (67,2 per cento): qui, è chiaro che il Partito Democratico aveva già fatto di tutto, nel tempo, per determinare la propria sconfitta. Peraltro, il fatto nuovo è che la prima cittadina dell’urbe si misurerà nella difficile arte di governare e sarà osservata da tutti, costituendo da oggi il faro amministrativo del Movimento Cinque Stelle nel bene e nel male. Sorprendenti sono, invece, l’affermazione di Chiara Appendino e la sconfitta di Piero Fassino a Torino. Quest’ultimo ha bene amministrato la città rafforzando un sistema di potere che si è andato consolidando nel corso degli anni. Ha scelto relazioni ed una chiara tipologia di approccio politico, tralasciando, in parte evidentemente significativa, le esigenze espresse dalla parte meno abbiente dei cittadini; al di là delle dichiarazioni, ha fronteggiato con parziale successo il mordere della crisi economica di questi anni, pur conseguendo risultati di bilancio interno al Comune apprezzabili. Dal punto di vista più generale, l’esito della consultazione non può essere semplicemente ed unicamente ricondotto al versamento di consensi degli elettori del centro destra verso il M5S in fase di ballottaggio per cui, in un assetto a tre l’unione di due poli determina fatalmente la sconfitta del terzo rimanente; giova ricordare che Piero Fassino ha costruito ed ottenuto appoggi elettorali trasversali all'area di centro sinistra e questo faceva ritenere quasi scontata una sua affermazione. La sua rivale ha dimostrato indubbie capacità di relazione con i cittadini elettori, la stesse che il Partito Democratico ha scientemente mollato. Ha saputo parlare alla gente, espressione, in questo caso, tutt'altro che ovvia. L’affermazione del candidato del centro sinistra Giuseppe Sala ha salvato il governo di Matteo Renzi. Una vittoria importante, ancorché stretta (51,7 – 48,3,) ha, quindi, inoltre impedito l’avvio di una nuovo laboratorio politico di centro destra da trasferire a livello nazionale. Analoga operazione non è, per il momento, pensabile a Napoli dove la nettissima vittoria di Luigi De Magistris (Lista civica di sinistra) coincide con la desertificazione delle urne (affluenza al di sotto del 50%). L’andamento della consultazione nella città di Bologna, poi, ridimensiona notevolmente i disegni egemonici della Lega Nord lepenista di Matteo Salvini. Non possiamo che esprimere un piacere nemmeno tanto sottile. ANDREA G. STORTI
Poteva essere e non è stato

Poteva essere e non è stato

"LA NOSTRA INTRANSIGENZA É UN VALORE" (A. DI BATTISTA (M5S) 15.5.2016) La definizione sopra riportata rappresenta, purtroppo, un colossale errore per chiunque si occupi di politica o intenda farlo. Spiace per l’autore che, periodicamente, infila delle gaffes clamorose. L’intransigenza è, infatti, per definizione, l’antitesi della politica. Può, pertanto, essere scusato soltanto per ragioni anagrafiche. Riteniamo che il “Movimento Cinque Stelle” stia pagando il passaggio da forza movimentista ad una entità che si avvicina alla forma partito per senza ricercare questo traguardo. Il M5S si identifica con la rete; nel momento stesso in cui sceglie di guardare altrove e, legittimamente, all'alveo istituzionale, nel rappresentare quest’ultima nuova condizione perde all'istante la sua originalità e parte importante della sua forza propulsiva. Ecco perché diviene fondamentale la ricerca di una strategia politica ed ogni sforzo nella costruzione di essa potrebbe rappresentare un fattore di nuovo successo. Occorre tessere relazioni politiche, privilegiando il proprio punto di vista anziché chiudersi in una intransigenza autoreferenziale che, in mancanza di attenzione, viene scambiata per valore. Abbiamo la sensazione che i più rappresentativi primi cittadini del Movimento abbiano ormai sperimentato in forma diretta questa più complessa realtà mentre invece via sia nel Movimento una parte intransigente che costruisce un dedalo di regole interne che, pur necessarie, non possono costituire da sole l’unica barra di navigazione. O si supera felicemente questa condizione o si è fatalmente destinati a rappresentare un’ala protestataria che non va oltre il vaffa, com’è stato agli albori di questa avventura. La partita è ben più importante in questo caso degli avvisi di garanzia che hanno investito i sindaci di Parma e Livorno anche perchè a nessuno dei due protagonisti è contestata la corruzione: il primo è indagato per una nomina che riguarda un Ente pur importante della città ducale; il secondo per bancarotta fraudolenta in realtà verificatasi per una procedura di assunzione generalizzata (trenta persone) presso una azienda del Comune che è stata poi, per scelta, orientata alla procedura concordataria in forma preventiva. Ancora, non ha alcun senso in questo caso affidarsi al Garante del Movimento, il quale da tempo attendeva di liquidare politicamente il sindaco emiliano, dopo aver mostrato di interpretare la giustizia a fasi alterne. Non si possono mostrare due diverse facce a seconda dell’interlocutore che ci sta di fronte. Forse è l’unico caso in cui accetteremmo di buon grado una sana rigidità. ANDREA G. STORTI
Segnali contraddittori

Segnali contraddittori

Le vicende della politica internazionale configurano attualmente degli scenari piuttosto alterni ai quali guardare con speranza o sconcerto e preoccupazione. Iniziamo dai primi. Un esponente musulmano del Labour Party, Sadiq Kahn, è sindaco di Londra. Solamente poco tempo fa questa notizia sarebbe stata impensabile. Ciò che è ancora più strabiliante è che il suo competitor incarnava la capitale inglese nella sua perfetta accezione. Eppure ha perso. Il vincitore è, invece, l’emblema della tolleranza a tutti i livelli. Per contro nella, un tempo civilissima Austria, Norbert Hofer, successore del fortunatamente quasi dimenticato Jorg Heider leader della destra xenofoba, potrebbe divenire il prossimo Presidente della Repubblica ed un’ondata di generica intolleranza percorre lo Stato sino al confine con l’Italia dove si vorrebbe costruire uno sbarramento. L’Unione Europea dovrebbe impedirlo, ammesso che sia in grado poiché proprio quest’ultima è esposta ad ogni vento possibile e procede con andatura molto incerta, tale da mettere in discussione gli accordi di Schengen. Stretto tra un rigore monetaristico non ancora abbandonato, incapace nella gestione politica dei flussi migratori, lontanissimo dal costruire prima di tutto una Europa della solidarietà che pone al centro la persona umana il vertice del vecchio continente ascolta attonito il messaggio edificante di Papa Francesco ma non dà ad esso alcuna continuità di ascolto. E la nostra Italia? Molto più prosaicamente ci attestiamo alla mediocrità di nuovi, decisivi episodi. Questa volta si tratterà di valutare il concorso in bancarotta fraudolenta a carico di Filippo Nogarin (M5S) sindaco di Livorno, tutto da dimostrare, oppure dell’interrogativo, del tutto nuovo, se i togati possano occuparsi in forma diretta di politica oppure ancora se sia corretto escludere per vizio formale dalla competizione elettorale di Roma Capitale l’imponente figura politica di Stefano Fassina , candidato a Sindaco e primo rappresentante di un partito i cui consensi, sempre nuovi, rispecchieranno valori poco pi? alti del famigerato prefisso telefonico di bossiana memoria. Per fortuna la nostra credibilità internazionale passa anche attraverso le notevoli capacità di un allenatore di calcio che sul suolo italico pochi avevano considerato. Tanto per cambiare……Austria Norbert Hofer ANDREA G. STORTI
Gianroberto, addio… ed addio M5S

Gianroberto, addio… ed addio M5S

É scomparso Gianroberto Casaleggio. Spiace immensamente, soprattutto perché cessa l’unico vento nuovo della politica italiana dal 2008 ad oggi. Le sue idee che hanno dato origine al “Movimento Cinque Stelle” potevano essere condivise oppure fortemente avversate, ma senza dubbio erano e sono fortemente innovative dal punto di vista socio-politico. Quel suo essere visionario, tanto da sembrare poco equilibrato veniva restituito in una pacatezza a volte sussurrata che ne faceva una figura carismatica. Anche per questo ha avuto buon gioco nell'arena politica di oggi dove regna l’assoluta mediocrità. Mancherà molto perchè non si riesce ad immaginare se ed in che misura qualcuno possa raccoglierne la pesante eredità. Beppe Grillo, co-fondatore, è oggi piuttosto solo. E, temiamo, sarà costretto a procrastinare il passo di lato. Questa, tuttavia, non è una buona notizia. Al di là della sua capacità di affabulatore, non rimane nulla e meno che mai in senso strettamente politico. Egli è e rimane un comico di passaggio prestato a questa seconda attività o avventura dal definitivo collasso dei partiti tradizionali e dal vuoto assoluto di carattere culturale portato sulla scena politica da Silvio Berlusconi e sostenuto dalla presunta “sinistra” di opposizione o di governo non ha importanza alcuna. Né il governo di “Renzi & friends” pare la soluzione. Peraltro, non si può affermare che sia andata formandosi all'interno del “Movimento Cinque Stelle” una nuova ?classe dirigente: le eccezioni si possono forse contare sulle dita di una mano ed andrebbero, comunque, consolidate. Non riteniamo, altresì, che si debba procedere per successione dinastica decisamente negativa in politica, forse percorribile dal punto di vista aziendale per la “Casaleggio Associati”. Nel M5S di oggi è ancora preponderante l’improvvisazione e la prova del governo richiederebbe altro, almeno un cambio di passo e strategia. Questo, tuttavia, non si inventa e pare difficilissimo, in assenza di una guida all'altezza del compito come ha indubitabilmente saputo essere Gianroberto, pur tra errori e contraddizioni che, umanamente, possono accadere. Penso, per esempio, al concetto di democrazia autoritaria che gli era spesso rimproverato e che è sostanzialmente rimasto irrisolto. Ma la politica italiana di questi anni ?ha presentato, incredibilmente, situazioni decisamente peggiori. ANDREA G. STORTI