di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Tra qualche ora Sergio Mattarella sarà il nuovo Capo dello Stato. Nulla da eccepire sulla caratura complessiva, più giuridica che politica, della persona. Il percorso seguito che ha portato alla sua elezione merita al tempo stesso alcune considerazioni. Si tratta di un ritorno alla c.d. “prima Repubblica” poiché la nuova prima carica dello Stato proviene da quel periodo. Leopoldo Elia, Benigno Zaccagnini, Ciriaco De Mita ed altri personaggi del tempo possono essere considerati numi tutelari e questo aspetto è di per sé illuminante. Mattarella ha attraversato per intero il corso storico della “Sinistra democristiana” di allora è e trova pertanto indiretta conferma l’attuale caratterizzazione del Partito Democratico che della DC è ormai sempre più la manifestazione riveduta e poco corretta.
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha giocato nel frangente assai bene le sue carte conseguendo importanti risultati dal punto di vista strettamente politico. Ha, in primo luogo depotenziato le velleità di uomo di Stato di Silvio Berlusconi non più capace di stare autorevolmente sulla scena politica, coadiuvato in questo involontario disegno autodistruttivo da qualche bilioso aiutante di campo. Non si vede come, tra qualche tempo, “Forza Italia” possa rovesciare il tavolo delle riforme senza escludere il ricorso anticipato alle urne e, così, probabilmente certificare la propria progressiva sparizione.
Matteo Renzi nel corso della vicenda per l’elezione del Presidente della Repubblica ha presentato Angelino Alfano ed il suo gruppo per quello che sono: nulla, in quanto esistono soltanto come pallidi esempi di uomini di potere.
Egli ha contribuito e rendere residuale, nel caso, la posizione del “Movimento Cinque Stelle” di Beppe Grillo che, tanto per cambiare, non è riuscito ad essere concretamente propositivo mentre invece, forse, avrebbe dovuto esserlo anticipando i tempi senza traccheggiare inutilmente. Per umana pietà si tace del gruppuscolo degli “ex Cinque Stelle” in Parlamento come su Marte, perduti nella loro insignificanza.
Da ultimo, non ultimo come risultato il Partito Democratico si è ricompattato intorno al candidato Mattarella trascinando, questa volta, con sé la compagine di Nichi Vendola. Per l’occasione la minoranza PD si è dimostrata tale. Ma forse non era necessario.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Un nuovo, mirabolante spot del Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi: viene presentata ufficialmente la riforma della scuola italiana. Non attendevamo che questo. Non basta. Nel volgere di poche ore si dispiegano gli elementi cardine del progetto di revisione della giustizia. Nel caso della scuola, nessuna svolta epocale: vediamone singolarmente i principali punti, chiarendo che su questo argomento torneremo certamente a scrivere per identificazione professionale.
Il primo elemento cardine è dato dal non più derogabile turn over che passa attraverso nuove assunzioni per sostituire 4 su 10 insegnanti che andranno in pensione tra il 2017 ed il 2022. A breve sembra prevista l’assunzione di 600 nuovi dirigenti, mentre un nuovo concorso per aspiranti insegnanti è previsto nel 2015. Dovrebbe, quindi, trattarsi già dai primi passi di una rivisitazione rivoluzionaria delle regole del gioco in una visione di lungo periodo. Sono tuttavia trascorsi, nel passato recente, anche molti anni di intervallo tra la proposizione di un concorso ed il successivo: pertanto, la ipotizzata rivoluzione avviene in quanto essa stessa sostituisce il nulla che è stato sin qui prodotto. Ancora, ci auguriamo che il prossimo concorso per dirigenti scolastici preveda modalità di svolgimento all'interno delle quali i quesiti, almeno quelli, vengano posti in maniera corretta.
Per quanto concerne l’aspetto contrattuale si prevede il superamento degli attuali meccanismi di anzianità, l’obbligatorietà della formazione permanente ed incentivi economici ai docenti che, su base volontaria, offrano disponibilità oraria e dimostrino attitudini: bene, si superi pure l’anzianità a condizione che si paghi la pregressa ferma al 2011, mentre le retribuzioni sono ferme al 2009; dell’importanza della formazione continua si parla in Europa dai primi anni Duemila (Presidente della Commissione Europea: Jacques Delors).
Spesso, nella scuola il cammino riformistico si inceppa, arriva o quasi al punto di traguardo, oppure si ritorna al via a causa di mai sopiti bizantinismi: è il caso della ricomparsa del c.d. “organico funzionale”, buttato poco generosamente alle ortiche qualche anno fa e del quale, ora, si sostiene la necessità del ripristino. Trattasi della definizione delle risorse umane, in termini di docenti per ciascuna istituzione scolastica parametrato al numero delle discipline esistenti nel percorso formativo. (Oppure: tot scuole – tot insegnanti) che riconsegnerebbe in questo ambito nuova autonomia alla dirigenza scolastica.
Un nuovo disegno di formazione e reclutamento dei docenti, dopo che il precedente era così nuovo da non essere ancora pienamente entrato in funzione alla data odierna.
Dotazione di un miliardo di euro per stipendi e premi; sponsor privati per laboratori negli istituti tecnici; una lenta ma inesorabile privatizzazione, della quale la partecipazione esterna alla spesa scolastica è soltanto la punta dell’iceberg. Il rafforzamento delle reti di connessione fisse, quando in realtà l’Agenzia Nazionale Digitale ci dice del ritardo enorme in tema di utilizzo delle nuove tecnologie avanzate da parte dell’Italia rispetto all’Europa e nel contesto internazionale.
(SEGUE Sull’uscio della scuola (parte seconda))
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Vincenzo Nibali, ciclista professionista conquista nuovamente, sedici anni dopo Marco Pantani (1998) la vittoria al Tour de France edizione 2014. Il risultato riporta in alto il mondo delle due ruote e conferma che con abnegazione e spirito di sacrificio nessun traguardo è precluso per i rappresentanti italiani.
Analogamente, vorremmo poter dire di coloro che sono chiamati a rappresentarci in politica ma per quanto ci si possa impegnare in questo senso, il risultato è sconfortante. Essi sono, nel frangente, molto impegnati nella definitiva produzione di una riforma istituzionale, ed in particolare del Senato della Repubblica sulla quale gravano migliaia di emendamenti in corso di presentazione. Allo scopo di evitare lunghe e noiose discussioni si fa ricorso al Regolamento interno che prevede il contingentamento dei tempi del dibattito. Scelta non esattamente usuale e tendenzialmente contraria alla democrazia. Registriamo in tutto ciò un palese arretramento civile. Sembra, peraltro, impossibile ogni mediazione che ci riconsegni alla più significativa prassi europea.
Ancora, siamo basiti nell'apprendere da fonti statistiche del tutto affidabili che i cittadini italiani, in misura assai significativa, non conoscano nemmeno di che cosa si stia esattamente parlando, pur essendo tendenzialmente favorevoli all'elezione diretta dei componenti il Senato. Si tratta, evidentemente, di uno di quei paradossi per i quali siamo conosciuti in tutto il mondo.
Si dovrà successivamente, se mai arriveremo, prendere in esame il varo definitivo di una nuova Legge elettorale attesa ormai da anni – il così detto “Italicum”- oggetto di un patto certo tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi che nessuno conosce , messo a punto nelle segrete stanze della politica quotidiana. Viene semplicemente da chiedersi se ed in che misura stiamo vivendo una dimensione terrena.
Infatti, riteniamo, forse per errore, che i problemi siano altri . Li elenchiamo, in prima battuta:
- P.i.l. - 0,5 su base annua (nel 2015 1,1 secondo il Fondo Monetario Europeo);
- Produzione industriale - 1,8 annuo, a Maggio 2014;
- Potere d’acquisto delle famiglie - 0,2 % annuo, nel 1? trimestre 2014;
- Tasso di disoccupazione annuo 12,6 annuo a Maggio 2014;
- Disoccupazione giovanile - 43% annuo.
Ecco, dunque, alcuni esempi. Dal punto di vista economico i soli ordinativi dell’industria sono in aumento su base annua, mese su mese (2014 su 2013) del venticinque per cento.
Ma di che cosa vogliamo, sempre politicamente, cianciare?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Prendiamo a prestito un famoso incedere caratteristico delle strisce di Charles M. Schulz e del suo cane Snoopy per stigmatizzare l’ inizio del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea . Nel frattempo, succedendo a Manuel Barroso, il lussemburghese Jean Claude Juncker diverrà il nuovo Presidente della Commissione.
Non riteniamo quest’ultima notizia positiva, in quanto il nuovo Presidente della Commissione Europea è certamente espressione della “vecchia Europa” nell'accezione negativa del termine. Egli aveva sin qui guidato il c.d. Eurogruppo, cioè l’organismo continentale che riunisce i Ministri delle Finanze della UE ed è un noto sostenitore della linea intransigente sin qui adottata in termini di politica generale e per quanto si riferisce, ad esempio, al rigore dei conti pubblici, esigenza strutturalmente corretta ma che non può rappresentare l’unico imperativo cui uniformarsi, come la storia recente ha ormai inequivocabilmente decretato.
Il baratto del Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ”...riforme in cambio di maggiore flessibilità nella gestione economica dei Paesi...” è destinato a non reggere se il rappresentante del più importante organismo interno dell’Unione è un boiardo di vecchia data. Ciò nondimeno se egli accompagnerà l’edizione europea delle “larghe intese”, numericamente non superabile, ma politicamente poco decifrabile poiché tiene assieme Popolari Europei, Socialisti e Liberali.
Il nostro eroe vaneggia di Stati Uniti d’Europa forse non ricordando che mancano le pre-condizioni per l’avvio di un progetto che avrebbe, questo sì, portata e valore inestimabile. Che cosa ci attende, quindi?
Una linea politica dai tratti pirotecnici, similtecnologica, con grandi enunciazioni, molto attivismo fine a se stesso e, temiamo, molto scarsa lungimiranza. Si dovrebbe, dunque trattare di quanto è stato finora proposto e sta avvenendo in Italia ed i cui risultati stentano molto, per usare un eufemismo. Crescita e lavoro?
Ad oggi, abbiamo visto assolutamente poco in quanto a crescita economica, nulla per quanto concerne il lavoro (Disoccupazione generale + 12,6 – Maggio 2014-, con trend in crescita). Tutto qui?
Forse è opportuna una breve pausa di riflessione.
ANDREA G. STORTI