ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2024: IL TAGLIO LOCALE

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2024: IL TAGLIO LOCALE

Condividiamo con piacere questo “endorsement” giunto in questi giorni da Andrea Storti (www.democraziaedeuropa.it).

Grazie per le parole di supporto!

 

Con una eccezione, diamo all’attività un taglio locale.

“Valdagno è uno dei centri più importanti della provincia di Vicenza. Città piuttosto strana, che lamenta una scarsa attenzione rivolta ai giovani e dove questi ultimi non sono interessati all’impegno”.
(Ipsos per “Italia Innovation” – aprile 2024)

Ma, quando si impegnano, vengono ignorati o, peggio, presi in giro come accaduto in tempi recenti.

Cambia davvero!!!

Lista civica Valle Agno attiva, giovane, verde

Andrea G. Storti
www.democraziaedeuropa.it

Una difesa (dalla) politica: la diplomazia, prima di tutto

Una difesa (dalla) politica: la diplomazia, prima di tutto

E’ di queste ore la terrificante escalation della guerra in M.O., provocata dall’Iran.

Segnalando un apparente controsenso, verrebbe da dire come la risorsa estrema del populismo possa essere rappresentata dal fondamentalismo. Il problema è -ovviamente- più complesso, ma la politica può trovarsi nella condizione di difendersi da se stessa. Quanto accade è la conseguenza di una serie negativa di eventi la cui portata si ripercuoterà ancora a lungo, ma l’avvicinamento tra Israele ed i Paesi Arabi induce a ritenere possibile un nuova era per quei territori.
L’Europa, -intesa come unione- può ancora esercitare un ruolo nell’alveo internazionale o sarà ancora una volta relegata a testimone marginale di eventi più grandi della sua aggregazione? La costruzione del nuovo patto economico di stabilità – faticosamente raggiunta –  sembra indicare una propensione per la seconda parte del quesito.

Se  cioè non si appronta in termini relativamente brevi una sorta di rifondazione europea che prenda le mosse proprio  dalle questioni in essere collegate allo sviluppo economico, pare difficile pensare ad un futuro carico di elementi positivi.

I principali conflitti bellici in atto costituiscono in questo senso un pericoloso passo indietro e rendono necessaria prima di tutto una politica di difesa comune a tutti gli Stati dell’odierna Unione Europea. Il tentativo russo in UCRAINA di riportare a ritroso la storia lo impone.

Inoltre il cammino di un percorso verso la democrazia della Repubblica dell’Iran, oggi dittatura islamica,  appare più che mai lontano, anche se i movimenti interni a quella nazione segnalano che il regime degli ayatollah è in una qualche difficoltà, mascherata da una dura ed incivile repressione. Quanto accaduto lo scorso  7 0ttobre con l’inizio dell’offensiva di HAMAS in territorio medio orientale ha segnato non soltanto l’apertura dell’attuale, ulteriore nuova guerra cui l’unica risposta possibile risiede nella capacità diplomatica.

L’approccio europeo su vasta scala dovrà per forza di cose risultare diverso dall’attuale insignificante melina sui rapporti tra Nazioni che tanto nuoce all’edificazione di una nuova pace.

BUON 25 APRILE!

ANDREA G. STORTI

IL PERICOLO AUTOCRATICO E LA PRESENZA INCOMBENTE DELL’ISIS

IL PERICOLO AUTOCRATICO E LA PRESENZA INCOMBENTE DELL’ISIS

Le ultime vicende socio-politiche che vedono coinvolte – a vario titolo la RUSSIA, ma non soltanto,- inducono ad una approfondita riflessione concernente un pericolo autocratico da ritenere realistico. La rielezione plebiscitaria di Vladimir Putin si è manifestata come una procedura burocratica priva di alternativa e, pertanto,è del tutto inutile. Laddove sono presenti sistemi autoritario-corporativi non può svilupparsi e maturare democrazia alcuna. L’assenza di una organizzazione giudiziaria indipendente e la non esistenza di possibilità di  accesso ai media  colora il quadro complessivo di tinte molto fosche. In queste condizioni un qualsivoglia tentativo di aggregazione di massa non può esistere se non dettato coercitivamente. Su tutto questo poggia l’essenza del disegno complessivo di Vladimir Putin di riportare la nazione russa ad un rilevante ruolo internazionale come avveniva quando e fintanto che è esistita l’Unione Sovietica. Il consenso interno, reale o fittizio che sia, attorno all’invasione dell’Ucraina e, precedentemente, dell’annessione della Crimea ne costituisce la plastica rappresentazione.  La base su cui si regge l’odierna situazione è costituita dal terrore rivolto verso gli stessi cittadini russi  che traspare da ogni iniziativa.

La gente è immobilizzata dalla paura.

Il quadro delle relazioni internazionali del resto non induce a particolari forme di ottimismo. La strage rivendicata dall’ISIS in un teatro di Mosca con più di 140 vittime pone ancora una volta la presenza dell’organizzazione islamista al centro dello scenario internazionale. L’evento terroristico, preventivamente segnalato da Gran Bretagna e Stati Uniti conferma, prima di tutto,  la certezza che nessuna capitale europea può essere considerata città sicura.

Oltre a ciò è evidente il tentativo russo di porre la nazione di Zelenskj tra i responsabili di quanto accaduto, ma, in realtà,  rifuggendo dalla solidarietà internazionale, questo attacco verrà utilizzato in maniera strumentale allo scopo di accrescere la repressione interna ed intensificare nel contempo all’esterno il conflitto con l’Ucraina.

Tuttavia, si finge di dimenticare come proprio la Russia abbia guardato anche recentemente con indulgenza al ruolo dell’IRAN in versione antistatunitense e storicamente si sia impegnata nel sostenere dapprima la guerra in CECENIA ed, in tempi diversi, in SIRIA il sanguinario regime autoritario di ASSAD.

Per contro, la recente presidenza francese dell’Unione Europea si è rivelata fallimentare, e la stessa aggregazione continentale ha tergiversato nell’assumere una dura posizione rispetto agli sviluppi del conflitto russo-ucraino e verso le pericolose potenze autocratiche. Che dire poi del ruolo internazionale esercitato rispetto agli attuali conflitti bellici in aree cruciali del pianeta dalla CINA e dall’IRAN o, in ambito europeo dalla TURCHIA?

Tutti regimi che hanno, purtroppo, un comune denominatore. Essere cioè delle autocrazie autoritarie. Ci salvermo in quanto democrazie europee da tutto questo?

ANDREA G. STORTI

Una nuova illusione o, semplicemente, illusionismo?

Una nuova illusione o, semplicemente, illusionismo?

All’inizio fu Bettino Craxi -1983- a porre sul tavolo di discussione partitica (allora guidava un esecutivo pentapartito con il PCI all’opposizione) il tema di una riforma istituzionale in senso presidenzialista.

Da allora si sono susseguiti cinque ulteriori tentativi (BOZZI, DE MITA/JOTTI, D’ALEMA, Gruppo di lavoro MAURO/ONIDA, Disegno di Legge Costituzionale BOSCHI/RENZI) ad eccezione di una bozza (Violante- Commissione AFFARI COSTITUZIONALI e abbinati -2006/2008) il cui progetto NON fu approvato, nemmeno dalla Camera dei Deputati, anche in considerazione dell’anticipata cessazione della legislatura.

Tema, dunque, tutt’altro che nuovo e, brucia ancora il risultato del referendum popolare confermativo del testo di legge costituzionale del 4 dicembre 2016 che portò alle dimissioni dell’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, oggi -per ironia della sorte- senatore.

Le condizioni attuali sono diverse ma e’ dato per scontato che si giungerà ad un nuovo referendum confermativo, poichè una maggioranza parlamentare dei 2/3 dei componenti di ciascun Camera che garantirebbe l’approvazione diretta non c’e’.

Serve, peraltro ricordare che poco tempo dopo l’inizio del dibattito sui temi della riforma Costituzionale del 2016 circa il 70% degli italiani risultava favorevole, secondo i principali sondaggi. Poi, abbiamo visto com’e’ andata.

Ora, tre dei cinque punti su cui poggia la “riforma del premierato” possono, di primo acchito, anche essere condivisibili (Legge elettorale maggioritaria al 55%, norma anti-ribaltone, superamento della presenza dei senatori a vita): non così per il ridimensionamento degli attuali  poteri del Presidente della Repubblica, ancora nella situazione attuale figura “super partes” rispetto al Parlamento ed arbitro della situazione.

L’elezione diretta del premier rappresenta, invece, una forma di illusionismo in quanto, in piena ottica populista, farebbe ritenere che il semplice cittadino si riappropri così di un diritto/dovere che, nella realtà, non ha mai avvertito come tale.

Piuttosto, ci siamo forse scordati che proprio a Sergio Mattarella fu chiesto di ricandidarsi a Presidente della Repubblica per altri sette anni dal momento che l’Assemblea legislativa non fu capace di trovare un qualsivoglia consenso attorno ad  una nuova figura?

Forse giova rileggere Giovanni Sartori.

ANDREA G. STORTI

Protagonisti di questo infinito orrore

Protagonisti di questo infinito orrore

5.634 foto e immagini di Ayatollah Khomeini Photos - Getty Images

Se e quando questo orrore avrà termine esso ha nomi e cognomi il primo dei quali è questo signore in una immagine del suo ritorno al potere: era il 1979. Il fondamentalismo islamico è l’origine di tutto. Occorre, peraltro,  riconoscere che allora buona parte della pubblica opinione guardò con favore al rovesciamento del regime di Reza Pahlavi, scià di Persia, apertamente sostenuto dagli Stati Uniti. I suoi accoliti di oggi, protetti dal velo islamico, -leggi Ali Khamenei-   paiono, al confronto, mezze figure.

Qualche gradino più sotto sta Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU il quale ha pubblicamente preso le parti di HAMAS e, per questo, si dovrebbe dimettere, come Israele ha chiesto in sede di Consiglio di sicurezza. Si ritiene, inoltre   che Israele dovrebbe lasciare progressivamente i territori della Cisgiordania.

Tuttavia, non è opportuno che egli si dimetta, poichè l’attuale situazione ha bisogno di tutto  fuorchè di nuovi esempi di senilità precoce. Sta di fatto che, con questo, l’ONU ha toccato il fondo ed è oggi irrilevante.

Come non considerare il primo degli oligarchi russi, Vladimir Putin, autentico despota, nella convinzione che l’impero sovietico vada ricostruito e, pertanto, ogni lembo di terra nelle vicinanze prima cancellato ed in  seguito  aggregato alla madrepatria. Qualsiasi forma di autocrazia è guardata con favore. Per questa ragione la rivoluzione iraniana è pari a quella russa anche se il confine del 1917 può ritenersi ampiamente superato.

Nemmeno Israele è la culla della pace. Benjamin Netanyahu, detto Bibi , è un politico ed ex militare israeliano. La maestria tattica di Netanyahu rischia di produrre il disastro strategico di Israele imponendo fatti compiuti agli avversari ed ai critici. E’ il primo ministro più longevo della storia d’Israele. Alla guida del Paese dal dicembre 2022, lo è già stato dal giugno 1996 al 1999 ed ancora per un lungo periodo intermittente da allora al  2021. È membro della Knesset e leader del partito conservatore Likud. Si ha ragione di ritenere che una volta esaurita quest’ultima fase militare la politica israeliana boccerà definitivamente il suo operato e, di conseguenza, la sua figura.

Volodymyr Zelens’kyj, Presidente dell’Ucraina è, se possibile, il meno colpevole ma, da uomo di spettacolo qual era, viaggia ancora nella convinzione che per fermare la guerra sia necessario continuare a chiedere e ricevere costantemente armi.
Purtroppo, una ulteriore follia.

ANDREA G.STORTI

Re Giorgio, il comunista anglosassone

Re Giorgio, il comunista anglosassone

Ci lascia definitivamente Re Giorgio.

La sua figura si presenta a due facce. La prima, il dirigente politico comunista. La seconda, l’uomo delle istituzioni a tutto tondo. Separate eppur unite da un continuo filo rosso. Nel primo caso assolutamente innovatore, nel secondo tendente alla caparbia conservazione, più di ogni altra caratteristica. Ha rappresentato, all’interno dell’allora PCI, uno dei non molti dirigenti capaci di opporsi all’ortodossia, sulla scia di Giorgio Amendola. Egli riteneva infatti possibile il graduale approdo ad una socialdemocrazia compiuta attraverso un cammino fatto di continui miglioramenti in questa direzione.  Da qui la corrente di pensiero definita “migliorista” di cui è stato sempre il principale esponente; favorevole ad un costante rapporto di collaborazione con il Partito Socialista Italiano pur se rappresentato all’epoca da Bettino Craxi per molti comunisti ritenuto, invece,  il nemico da abbattere politicamente.

Rimarranno  incancellati il suo solido europeismo, la sua amicizia con Altiero Spinelli; ancora, la sua pacatezza, la sua cultura saranno certamente d’esempio. Non è casuale si sia trattato del primo comunista italiano divenuto Presidente della Repubblica, dopo l’esperienza di Massimo D’Alema alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel recente passato. Egli ha connotato la sua esperienza politica anche attraverso una serrata avversione al fenomeno del populismo. Memorabile, a questo proposito, la requisitoria tenuta nel 1988 da Napolitano nei confronti di Ignacio Lula Da Silva, oggi nuovamente presidente del Brasile al quale rimproverò il giovanile settarismo come modello di antagonismo alla sinistra moderata.

Ricordò tutto questo anni dopo quando in Italia crebbe il consenso attorno al “Movimento Cinque Stelle” di Beppe Grillo. Per nella consapevolezza che i partiti tradizionali fossero  esclusivamente ridotti  a macchine di potere e clientela, condizione anche dell’oggi,  egli accettò di dare il via ad un secondo mandato quale Presidente della Repubblica Italiana per la prima volta nella storia nazionale. Si trattò -a nostro avviso-  di un errore politico, così come, quale responsabile degli esteri del PCI, egli chiuse gli occhi di fronte al dilagare della corruzione politica ed amministrativa della c.d. tangentopoli che, come ora  è noto e riconosciuto, coinvolse l’intera classe politica, PCI compreso ma non allo stesso modo perseguito. La ciambella di salvataggio che Napolitano lanciò al sistema partitocratico rappresenterà a lungo una  macchia nella storia politica di Re Giorgio, quasi monarca delle istituzioni italiane.

ANDREA G. STORTI