La sensazione per lo spettacolo desolante offerto dai rappresentanti del popolo nel corso di questa XVI Legislatura che si conclude, è di estrema tristezza. Quali sono, infatti, i risultati? Nulli o quasi.

Non è stata nemmeno abbozzata una riforma della istituzioni ormai, invece, improcrastinabile. Si è clamorosamente fallito in tema di riforma elettorale. Due questioni di importanza capitale che dovranno interessare l’immediato futuro. L’asse politico è ruotato, nel corso di questi quasi cinque anni attorno alle figure di Silvio Berlusconi e Mario Monti per quanto attiene all’esperienza di governo. Della prima crediamo di non dover aggiungere nulla: il disastro attuale ha quella origine e si è quasi totalmente compiuto. Della seconda, al netto di un positivo recupero della credibilità internazionale dell’Italia, rimane ben poco. C’è da augurarsi che l’esperimento Monti non lasci, alla fine, che una calpestata agenda ed una formazione politica confessionale della quale non si avverte l’esigenza. Dopo lunghi, incomprensibili movimenti pendolari ed attesa, su di una soglia conventuale del Gianicolo abbiamo appreso che Mario Monti sarà della partita come capitano (non) giocatore, poichè Senatore a vita.

Piuttosto bizzarro, ma siamo in Italia, scegliere per sè il ruolo di re.

Il vincitore virtuale delle prossime elezioni di Febbraio 2013, Pierluigi Bersani, ha dichiarato di non aspettarsi uno scenario simile. Cioè, questi dirigenti di un partito che si vorrebbe moderno, dopo aver sostenuto per un anno un governo originale ed averlo fatto sostenere, cosa ben peggiore, dalla propria base elettorale, sono stupiti del nuovo competitore? Delle due l’una: o vivono una dimensione politica fiabesca, oppure non sono all’altezza di dirigere alcunchè.

Ed ecco che ritorna la mai sopita volontà esclusivamente protestataria; guardare, con interesse, a chi propone un rovesciamento delle posizioni. Ma quest’ultima condizione può essere rappresentata e non essere, al tempo stesso, reale? Una compagine politica che si definisca tale non può invece essere personalistica. Meno che mai?se il concetto di democrazia che ispira la persona sola al comando, è piuttosto vacuo, aleatorio, inafferrabile.

ANDREA G. STORTI