Le ultime vicende culminate con lo scioglimento del Consiglio Regionale del Lazio a seguito delle dimissioni della Presidente Polverini scuotono un disgusto non più sopportabile nei confronti della politica. Riporta lo scrivente ai tempi della DC andreottiana con i suoi Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico, la parte, allora, di destra, si diceva. Qui il livello raggiunto è, se possibile, ancora più basso. Non dilaga soltanto la corruzione rivelando le istituzioni regionali come azionate slot machines, ma impera il peculato dei piccoli gerarchi. Del resto, se Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio (nella foto con la Presidente della Giunta Regionale, Polverini) ha uno staff numericamente più elevato e guadagna in misura maggiore rispetto al Presidente degli Stati Uniti d’America, qualche problema c’è.
Il Lazio,la Lombardia, la Sicilia, il Piemonte, la Campania, la Sardegna e, per alcuni versi?il Veneto e l’Emilia Romagna, sono parte significativa del territorio italiano le cui Amministrazioni vengono indagate a vario titolo. Questa politica, ispirata alla corruzione è destinata ad autoalimentarsi, mentre invece occorrerebbe un grande evento capace di spazzarla via. Il ruolo e l’agire anche delle opposizioni mi appare claudicante, in alcuni casi connivente e penoso. Inoltre, con queste premesse non è certo possibile parlare di sviluppo economico.
Ma non sarebbe possibile comunque.
Stretto nella tenaglia europea, incapace, allo stato, di uscire dalla logica imperante del rigore, necessaria ma non unica, il governo Monti non ha minimamente affrontato i nodi di un possibile sviluppo economico. Numeri e situazioni lo dicono impietosamente. Una recente indagine sui consumi degli italiani (La Repubblica R2 M.Ricci- L.Grion 26 Settembre 2012) dal titolo “L’Italia in retromarcia oggi come vent’anni fa” segnala dati macroeconomici seriamente preoccupanti; per contro il livello di tassazione e le condizioni in cui versano le imprese in generale (Fiat, Alcoa e Carbosulcis, Ilva i casi del momento, più eclatanti) non inducono certamente all’ottimismo. Certo, può essere che, per altre considerazioni, il 2013 sia l’anno di uscita dal tunnel della crisi. Occorrerà vedere se all’uscita sapremo orientarci o non saremo nemmeno in grado di procedere.
ANDREA G. STORTI
