Giovedì scorso si è tenuto l’incontro tra il Presidente del Consiglio Mario Monti ed i principali esponenti della coalizione dei partiti che sostengono l’attuale governo.
Il paradosso sta nella condizione che nella realtà egli abbia ricevuto dei fantasmi. I principali partiti e con essi l’attuale classe dirigente politica sono, infatti, i protagonisti principali?di una performance cinematografica ormai giunta ai titoli di coda. Qual’è l’esito di questa imbarazzante situazione?
Guardando ai principali temi oggetto dell’attuale confronto non sfugge ad alcuno l’effettiva urgenza di avvio a soluzione. La riforma del lavoro è una emergenza non eludibile. Sorprende, invece, la stucchevole contesa sui possibili interventi intorno all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che non è certo “il problema”. Ancora oggi rappresenta, per chi scrive, una conquista di civiltà. Se, tuttavia, si manifesta la volontà di conferire ad esso un valore simbolico da intaccare, è evidente che sorgono dei problemi. Altra delicata questione è la riforma della giustizia, impossibile finché su di essa graverà l’ombra, pesante ed irrequieta, del Presidente del P.d.L., On. Silvio Berlusconi. Ecco allora l’intervento , insufficiente, sulla condizione carceraria che viene di fatto dilazionato nel tempo. Si impone, peraltro, una efficace azione di contrasto al fenomeno della corruzione a tutti i livelli, stante la sua gravità. Pare essere convinzione comune alle rappresentanze politiche la necessità di un nuovo intervento legislativo teso, sostanzialmente, a rendere più pesante la configurazione dei reati e le relative conseguenze penali.
Per contro la corruzione si arricchisce, giorno dopo giorno, di nuovi episodi che hanno coinvolto le diverse forze politiche. Un sistema che ha dimostrato e dimostra di non essere in grado di autoriformarsi può decretare in forma autolesionistica la propria fine anticipata?
É ragionevole pensare che sulla riforma del lavoro interverrà un accordo. É importante che esso non rappresenti una scelta al ribasso ed in questo caso pare inappuntabile la presa di posizione di Confindustria. Già il Decreto sulle liberalizzazioni ha perso per strada molta della sua carica riformatrice.Un ulteriore scacco potrebbe avere conseguenze imprevedibili. La riforma del sistema radiotelevisivo, vista la situazione più generale, può attendere.
ANDREA G. STORTI
