L’esito del voto di ballottaggio del 20 e 21 Maggio 2012 consegna alcuni inequivocabili verdetti. Una affluenza ancora in calo: 51,3; più città a sinistra; il primo capoluogo ad un “grillino”. La novità più eclatante è proprio quest’ultima: il sindaco di Parma è Federico Pizzarotti del Movimento Cinque Stelle. La città emiliana torna, di fatto, ad essere ducato, in versione pre-unitaria.
La città diviene ancora una volta laboratorio politico rispetto al nazionale ed abbandona, per un istante, il suo carico di moderatismo che sempre l’aveva contraddistinta. Il candidato del centro sinistra, Vincenzo Bernazzoli Presidente della Provincia ed espressione del potere emiliano tracciato dal Presidente della Regione Vasco Errani e dal Segretario nazionale del Partito Democratico, il piacentino Pierluigi Bersani si ferma al 39,8.
Dove non vi è una novità reale in termini di candidature, il centro sinistra non vince più. Questa la verità. Oppure, se preferiamo, dove l’area di centro sinistra intrallazza e con essa il Partito Democratico (v. Regione Sicilia), vince nientemeno che Leoluca Orlando, a Palermo. Unica eccezione il Comune di Thiene (Vicenza) 23.500 abitanti, dove il Sindaco eletto è espressione di una lista civica costituita dal Pd e dal PdL insieme per far fuori la Lega Nord, esperimento vincente ed agghiacciante allo stesso tempo. Oppure, ancora, giova ricordare l’implosione del Comune di Siena e del suo Sindaco avvitato mortalmente alla vicenda Monte Paschi.
Parma è l’esempio del possibile inizio di ciò che potremmo chiamare “terza Repubblica”. Un esponente principale realmente nuovo, PM del settore informatico e non un “culo di pietra” seduto dovunque possa capitare che disserta su improbabili condizioni politiche nuove. Una ventata di aria fresca che rigeneri un ambiente da troppo tempo chiuso in se stesso e privo di un contatto diretto con la popolazione. Una catarsi della quale i cittadini da tempo avvertono l’urgenza, ad esclusione dell’attuale classe dirigente, anche politica. Si tratta, ci auguriamo, solo di attendere facendo attenzione ai percorsi di carattere economico europeo che rimangono non unici, ma fondamentali.
ANDREA G. STORTI
