Siamo stati, purtroppo, profetici. In data 29 Dicembre 2011 scrivemmo su queste pagine un pezzo dal titolo “Il crepuscolo padano”, cui rimandiamo per una serie di considerazioni generali sulle condizioni in cui versa il partito della “Lega Nord”. La realtà supera, tuttavia, ogni immaginazione.
“Una tangentopoli infinita” (altro articolo di questo blog del 4 febbraio 2012) segnalava, all’indomani dell’emergere del “caso Lusi” il possibile collasso della Repubblica sotto l’incalzare di fenomeni di corruzione politica e sociale che ormai avevano raggiunto livelli esponenziali. Nel 1992 (caso Enimont), la quasi totalità della classe dirigente politica si sciolse di fronte al fenomeno dell’illecito finanziamento dei partiti. Oggi verifichiamo, con amarezza, che non è più così. A finanziarsi sono veri e propri clan che si sono costituiti attorno alle compagini politiche con intenti di carattere prima di tutto personale. Questo è quanto ci consegna la lettura delle attuali vicende della “Lega Nord” che hanno costretto alle dimissioni il suo capo storico e, fino ad oggi, indiscusso. Bossi incappa nella parabola più misera, e segue in questo senso il fraterno amico Silvio Berlusconi. Si chiude, con l’epilogo di queste due figure, un periodo cupo e lungo della storia repubblicana. Lo ricorderemo, mi auguro, per evitare di ripeterne gli orrori.
Tutto questo non esaurisce e rende semmai indifferibile un intervento legislativo che ponga un freno alla corruzione. La totale emergenza supera di gran lunga i distinguo nella materia sin qui intervenuti. É altresì necessario un provvedimento di Legge che ridisegni totalmente il finanziamento pubblico dei partiti, ispirato a regole di correttezza e trasparenza oggi assenti.
Notiamo che la limitazione d’intervento chiesta a Novembre al governo Monti viene, di fatto, superata dagli eventi. Non si ha ragione di ritenere che l’attuale esecutivo abbia in s? potere salvifico o taumaturgico. Il cammino della riforma del mercato del lavoro ne è testimone. Gli interventi in campo economico sono stati sinora abbozzati? e pesano principalmente sulle categorie di reddito, dove questo c’è, fisso, ancorchè depauperato. I principali indicatori economici volgono al negativo, in particolare per quanto concerne uno spicchio di futuro da ricavare per le giovani generazioni. Ecco, accanto a ci?, vorremmo che si tracciassero le linee per impedire che lo sforzo dell’economia sia fagocitato da una visione di accumulo di ricchezza personale e personalistica a danno dell’intera collettività.
ANDREA G. STORTI
