Sento evocare il rischio di tensioni sociali in rapporto all’evoluzione politica italiana.

Già circa un decennio fa se non oltre, autorevoli studiosi ed economisti leggevano una situazione latente di conflitti sociali in Europa, sostanzialmente incapace di deflagrare. La situazione odierna presenta alcune analogie. Tuttavia, ciò che non si è verificato in maniera cruenta in Italia ed in Europa, è emerso con forti squilibri sociali, alcuni dei quali ancora oggi soffocati violentemente, nell’area geografica nord africana. Per quanto concerne la situazione nazionale ciò non è avvenuto sostanzialmente per tre ragioni:

  1. lo Stato, incapace di fronteggiare la proibitiva situazione economico – finanziaria, peraltro sino a poco tempo fa colpevolmente ignorata, ha fatto ricorso in maniera esponenziale a forme di integrazione sussidiaria nel trattamento economico dei lavoratori delle imprese;
  2. le caratteristiche generali del tessuto connettivo delle aziende italiane ha sinora permesso di evitare il baratro sociale all’interno di una netta perdita di competitività;
  3. il ruolo essenziale delle organizzazioni di volontariato e sostegno a favore di chi, anche improvvisamente, si è trovato in una condizione vicina alla soglia di nuova povertà, in un terrificante crescendo della diseguaglianza sociale e patrimoniale che ha visto allargarsi notevolmente il divario della ricchezza detenuta. Tale fenomeno presentava, del resto, negli anni recenti, una significativa propensione anche in sede internazionale.

Che cosa si impone ora?

La priorità è, per la crisi italiana ed internazionale, rappresentata dalla creazione di nuovi posti di lavoro, non possibile senza concrete misure di sostegno alla realtà imprenditoriale. É, peraltro, imprescindibile una “governance” sociale delle attuali enormi difficoltà che faccia riferimento ad una equità reale e di fondo. Quale deve essere il ruolo del nostro Parlamento? Non certo quello di delegare in toto al potere esecutivo, ancorchè fintamente di caratura tecnica, ogni responsabilità.

Qui scontiamo, rispetto agli altri principali Paesi europei, la condizione più arretrata. L’attuale nostra classe dirigente politica ? impresentabile; lo stesso Capo dello Stato, con una puntuale attività l’ha, di fatto, sospesa.

L’altra macroscopica anomalia era ed è costituita dalla oggettiva impossibilità di essere chiamati al voto con una legge elettorale degna della peggiore condizione culturale possibile.

Ogni forza politica si assuma la responsabilitè di cancellare una simile parentesi, lavorando alacremente ad un nuovo dispositivo di legge che sia?effettivamente rappresentativo dei cittadini. Questioni importanti di diversa caratura inerenti l’oggetto di esame dei quesiti referendari non possono tradire l’importanza che, accanto alle misure per il superamento della nostra crisi, venga introdotto uno spiraglio di nuova civiltà.

ANDREA G. STORTI