Il cerchio si chiude. Le vicende politiche nazionali di quest’ultima settimana ci consegnano un protagonista assoluto: il partito del Popolo della Libertà. Quarantasei parlamentari di questa formazione chiedono che venga avviata la procedura per la richiesta di dimissioni del Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi. Quest’ultimo, in un fuori onda televisivo, avrebbe apostrofato come “schifoso” l’atteggiamento tenuto dagli esponenti del “Popolo della Libertà”, il cui segretario nazionale ha deciso di non partecipare ad un vertice con il Presidente del Consiglio Mario Monti ed i suoi omologhi di partito, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini, che oggi rappresentano la maggioranza politica che sostiene il governo. Non è, tuttavia, come potrebbe sembrare, una questione di buona educazione. Non era gradita la prospettiva che in questo incontro venissero trattati vari temi all’ordine del giorno dell’agenda politica: un giro d’orizzonte si direbbe in gergo. Si sarebbe dovuto approfondire, per esempio, il tema della riforma della giustizia, motivo conduttore della politica dell’ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, emergenza effettiva per quanto concerne la condizione carceraria, non così dirimente per quanto invece riguarda il suo impianto complessivo, a meno che non lo si voglia smantellare per piegarlo ai personali interessi, com’è sempre stato negli intendimenti dell’On. Berlusconi.
Non ho particolare trasporto per il Ministro Riccardi, esponente cattolico che rappresenta all’interno del governo Monti quest’anima nel suo carattere neo conservatore, ma ne approvo la definizione della politica che egli, nell’occasione, ha espresso. Del resto, il tentativo di “impeachment” naufraga miseramente dopo qualche giorno a conferma, fortunatamente, della impresentabilità di certa politica.
Il partito del Popolo della Libertà si muove ormai come un pugile suonato.
Oggi, ha forse ritenuto di aprire la campagna elettorale, profetizzando. per voce del suo segretario, l’ipotesi che una prevalenza della sinistra porti nel breve volgere del tempo a nozze gay e coppie di fatto. Si torna ad agitare il vessillo della famiglia tradizionale (tanto caro all’U.d.C.). Non prendo, per il momento, posizione circa la possibilità che due uomini o donne possano contrarre matrimonio. Mi limito a considerare che essere gay rappresenta una scelta affettiva e personale, non una malattia. Che siano rese legali al pari dell’unione matrimoniale le coppie di fatto è, semplicemente, una battaglia di civiltà da perseguire.
L’intervento pubblico del segretario del P.d.L. si è poi incentrato sull’emergenza della questione lavoro. Dopo più di due anni in cui il precedente governo ha totalmente ignorato il tema e la sua priorità.
Le fila dei disoccupati, soprattutto giovani, sono divenute, nel frattempo, molto lunghe ed avranno conseguenza per molti anni.
É necessario un rovesciamento, prima di tutto, culturale. Ma il tempo è galantuomo.
ANDREA G. STORTI
