Si è concluso il primo atto ufficiale della decadenza di Silvio Berlusconi da Senatore. Trascina con sé, crediamo, la c.d. “Seconda Repubblica“. Perché mai avrebbe dovuto essergli garantita una “agibilità politica”, neologismo e condizione tutta italiana? Può essere che egli rappresenti il voto di milioni di italiani, ma la condizione di pregiudicato che gli deriva da inquietanti vicende è soltanto sua. Purtroppo, abbiamo assistito nell'agone politico nazionale a giorni e giorni di discussioni sul nulla. Pare, peraltro, fallita la deprecabile forma di ricatto esercitata nei confronti dell’attuale esecutivo, già di per sé non esattamente stabile. Il procedere del governo Letta è incerto ed una aggettivazione che calza a pennello nel descrivere la sua situazione è “inconcludente”. Come altro definire questo continuo “stop and go” inframezzato di violazioni costituzionali e di continue dichiarazioni demagogiche? Non è forse chiaro che una composizione di governo basata su due formazioni politiche estremamente diverse porta, inevitabilmente, alla non conclusione o a processi dimezzati? IL Capo dello Stato, anziché presentare la situazione come un ineluttabile stato di necessità dovrebbe, come si suol dire, trarne le conseguenze. Non si vedono, infatti, disastrose conseguenze se non pari alle attuali condizioni. Il problema è che votare con l’attuale Legge elettorale rischia di riprodurre ancora una volta una condizione di maggioranza politica riconducibile ad una sola delle Camere. Qui sta una delle pesanti responsabilità del governo “delle larghe intese”. Nonostante siano da tempo trascorsi cento giorni dal suo insediamento non si è provveduto all'intesa ed alla presentazione di una nuova Legge elettorale necessaria a sbloccare un vergognoso impasse. Quello che sembra un problema tecnico, rivela, invece, uno stallo tutto politico che deve essere rimosso. Senza questa pre-condizione non si andrà da nessuna parte. Siamo tuttavia, ormai, ai titoli di coda e non assume certo grande significato ricreare “Forza Italia” o “Alleanza Nazionale”, riportando indietro gli orologi del tempo, fingendo di non comprendere come questi ultimi siano soltanto ingannevoli, pesanti amuleti. Il tempo per le forze politiche tradizionali sta per scadere. ANDREA G. STORTI