Si chiude definitivamente il “processo Mills”, con attesa per i rituali ricorsi. Una pessima vicenda ed un epilogo sconcertante, se non si fosse in Italia. Credo, che uno degli indicatori dello stato di ricchezza di una nazione possa essere anche il positivo funzionamento della macchina giudiziaria. É evidente che rappresentiamo un Paese spaventosamente povero.

La confessione dell’avvocato inglese che ha dato inizio all’iter giudiziario è del 18 Luglio 2004 ed il 25 Febbraio del 2005 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione riconoscono colpevole Mills del reato di corruzione giudiziaria, ma applicano la prescrizione. Il corruttore è l’On. Silvio Berlusconi, ex Presidente del Consiglio italiano. Questi i fatti accertati. Nel mezzo ci sono una serie di tentativi di affossare il processo, per intervento legittimo dei legali dell’On. Berlusconi e/o per interventi legislativi ad opera della maggioranza politica di centro destra, emanazione dell’On. Berlusconi. Clamoroso il caso del “lodo Alfano” (attuale segretario politico del P.d.L.), poi bocciato definitivamente dalla Consulta il 19 Ottobre 2009.

L’inizio formale del processo contro i due imputati davanti alla sezione penale è datato 13 Luglio 2007: i tempi della giustizia italiana sono da considerarsi un’offesa al cittadino e ci avvicinano più al centro Africa che alle moderne democrazie europee. Questo il primo tratto da evidenziare. Occorrerà intervenire.

Non si può parimenti tacere sulla condizione per cui un cittadino, abusando del proprio ruolo politico di Presidente del Consiglio dei Ministri, piega, nei fatti, alla sua volontà le istituzioni del Paese.

Ancora, non sorprende, che nonostante l’evidenza, vi siano numerosi esponenti dell’attuale squalificato Parlamento che ancora recitano il ruolo consapevole di acefali replicanti, sostenendo come la vicenda ponga fine, a loro dire, alla faziosità ed al ruolo politico della Magistratura.

Poichè i legali dell’ex Presidente del Consiglio ritengono non raggiunto l’obiettivo principale, cioè l’assoluzione piena del proprio assistito, attendiamo invano ma fiduciosi che si persegua per il futuro la strada della rinuncia alla prescrizione.

Nel frattempo è forse indispensabile concentrarsi sui problemi stringenti di oggi.

ANDREA G. STORTI