In un precedente intervento su questo blog (16.1.2012 No ai Referendum, sì a Cosentino) si sottolineava l’indifferibilità di una nuova legge elettorale, all’indomani della bocciatura dei due quesiti referendari da parte della Corte Costituzionale. Ne ribadiamo la necessità.
Nel frattempo la discussione attorno ad un nuovo strumento legislativo concernente le modalità di voto sembra incamminarsi. Già, sembra.
É di questi giorni la notizia che i tre principali odierni partiti hanno raggiunto un accordo sui principali nodi di una riforma costituzionale: riduzione del numero dei parlamentari, introduzione della sfiducia costruttiva, abbandono del bicameralismo perfetto, maggiori poteri al premier, con una serie di provvedimenti collegati,in tema di conseguente modifica dei regolamenti parlamentari. Ad una prima lettura parrebbe un risultato pregevole. In realtà non è così.
La divaricazione tra il governo ed i partiti che lo sostengono è enorme e sarebbe assai preoccupante per la democrazia se non vi fosse l’egida del Capo dello Stato. Le forze politiche maggiormente rappresentative soffrono la condizione di sostegno al governo Monti, operazione imposta dalla congiuntura. Non soltanto economica ma anche politica. I partiti, PdL e PD prima di altri, soffrono la non capacità di autoriformarsi in una situazione di discredito nei confronti dell’opinione pubblica che ha raggiunto un livello esponenziale. Non vorremmo entrare qui nel merito di tale giustificata condizione che tratteremo semmai in altra occasione. Osserviamo che i partiti politici rappresentati in Parlamento si stanno chiudendo in esso come all’interno di un fortilizio e che, pertanto, mi auguro, saranno i cittadini ad espellerli. La riprova di ciò è data dal fatto che si sono dapprima proposte una serie di importanti, necessarie correzioni costituzionali, intanto eludendo il problema principale rappresentato dal superamento della legge elettorale vigente che circa un milione e duecentomila cittadini hanno inequivocabilmente espresso di vedere modificata. Su questo vigileremo con eventuali iniziative promosse a livello di social network.
Non sfuggono, peraltro, alcune considerazioni di metodo. I tre partiti maggiori, oggi di governo, decideranno per tutti, indipendentemente dalla concessione del diritto di tribuna, tutto da scrivere. Certamente proporranno una soglia di sbarramento elevata e, ancora peggio, visti i numeri a disposizione, eluderanno una conferma referendaria che , per l’importanza della questione, ci sembrerebbe assai opportuna. Attenderanno, prima di muovere i passi definitivi in questo ambito, la prova delle prossime elezioni amministrative. Che senso ha? Non è, forse, ancora chiaro che la geografia politica italiana uscita dalle elezioni generali del 2008 è soltanto uno sbiadito ricordo? O si pensa che qualche patetica operazione di restyling nei nomi e simboli sia sufficiente a confondere i giochi?
Tutto questo, contesto internazionale permettendo.
ANDREA G. STORTI
