Nella serata di domenica conosceremo l’esito della consultazione referendaria con la quale il popolo greco si esprimerà – di fatto – sulla praticabilità delle misure economiche previste per un primo rientro del debito contratto dalla nazione ellenica nei confronti dell’Unione Europea. Una prima annotazione “tecnica”: si tratta – in tutta evidenza – di una consultazione pressochè virtuale, in quanto la materia che il quesito sottende non rappresenta l’ultima ed aggiornata sintesi delle posizioni emerse dai soggetti protagonisti. Conosciamo, cioè, che èdiversa la realtà odierna, effettiva. Già questo non ci sembra positivo anche se alla fine risulterà ininfluente rispetto alla portata dell’intera questione.

Un secondo aspetto, pesante come un macigno, è dettato da una questione di ordine etico-morale e cioè: dopo qualche tempo ritorna di estrema attualità la condizione per cui l’economia sembra dover prevalere su tutti gli altri aspetti della nostra esistenza: ad avviso di chi scrive non potrà mai essere così, e qualora ci si avvicini a questo “traguardo” le ripercussioni saranno soltanto negative. L’immagine di persone in fila al bancomat tra incomprensioni e spintoni è di per sé raggelante.

Terza osservazione: il conto della crisi greca si aggira attorno ai 300 miliardi di euro; vale a dire cinque salvataggi in soli sei anni con un debito stimato nel 2011 ?in 355 miliardi/euro, dopo le carte false presentate dal governo di Atene al momento dell’entrata a far parte della moneta unica, condizione assolutamente voluta, in primo luogo,dai governi socialista e, poi, moderato della Grecia.

Ultimo appunto, ma importante e si può affermare decisivo: l’Unione Europea ha giocato questa partita in modo a dir poco dilettantesco: ha seguito la Germania nella sua cecità rigorista, poiché la sola politica di austerità produce, come abbiamo visto, soltanto disastri dai quali fatichiamo ad uscire. I governanti teutonici perseguono, in realtà, anche un fine politico che è quello di far fuori il governo greco di “Siryza” impersonato da Alexis Szipras e trattare invece, poi, con altro esecutivo. Una nota a margine: soltanto il nostro piccolissimo Presidente del Consiglio Matteo Renzi può ritenere la scelta della consultazione referendaria un errore politico: da grande statista qual’è si è quasi immediatamente accodato, con umiltà, a Frau Merkel.

ANDREA G. STORTI