Abbiamo lasciato scorrere qualche tempo per capire la portata di alcune novità in campo politico. É discussa nella relativa Commissione la proposta di nuova Legge elettorale definita, ormai comunemente, “Italicum” a firma Renzi-Berlusconi, dopo il loro sostanziale accordo.

Essa ha finora prodotto alcuni risultati:

  1. ha mandato in soffitta la “sinistra” del Partito Democratico, e risulta chiaro il biglietto da visita del Segretario di questo partito;
  2. ha ricollocato Silvio Berlusconi all’interno dell’arena politica in posizione non marginale;
  3. ha sostituito nelle intenzioni ed oltre al termine bipolarismo l’accezione bipartitismo;
  4. si è prodotta, come sempre in questi casi, una alchimia che consente ad un non vincitore di prevalere nella competizione elettorale;
  5. al cittadino italiano è stato riservato il ruolo di spettatore , indipendentemente dalla questione preferenze, in sé marginale. Riconosciamo, peraltro, come positivo un notevole snellimento dei tempi della politica, in linea con le tendenze sociali.

Il secondo elemento è dato dalla prevaricazione dei ruoli: ne sono autori la prima e la terza carica dello Stato e questo ha generato una nebbia istituzionale cui non si è posto argine se non in maniera caotica e per alcuni versi non accettabile da parte dell’opposizione parlamentare, dove, tuttavia, il clima di esasperazione ha raggiunto un livello elevato al pari di quello della società che si vuole civile.

Il terzo dato è, se possibile, più sconcertante: sembra venga riconosciuto che il Governo Letta, anche nella sua seconda edizione, altro non sia che un insieme di nullità. Sorprende, semmai, che questa certificazione venga ufficializzata dal Segretario del maggiore partito di governo cui il premier appartiene. Una tale contorsione politica non ha eguali almeno nell’Europa occidentale.

Non so se e dove ci potrà portare questo conflitto interno al Partito Democratico. Per essere sarcastici ed, ad un tempo, rapidi verrebbe da pensare a nuove elezioni, ma Re Giorgio Ià nella sua matura senilità potrebbe non essere d’accordo. Bisogna, infatti, superare il guado della Presidenza del semestre europeo. E, forse, in questo alveo affogheremo.

ANDREA G. STORTI