Nei giorni in cui si spegne il Sen. Giulio Andreotti che è stato, nel suo lungo corso, la politica italiana, si ritengono opportune alcune considerazioni circa l’attuale situazione politica nazionale. Il varo del Governo delle “larghe intese” è presieduto dall’On. Enrico Letta ha comportato la nomina di Viceministri e Sottosegretari: sono cioè riprese le pessime abitudini. Uno stuolo di quaranta persone di cui dieci Viceministri, il massimo costituzionalmente previsto, rappresentano, prima di tutto, un insulto al buonsenso civico. Si è, poi, basiti di fronte alla pochezza politica ed individuale delle persone indicate che già ha comportato qualche correzione in corsa.
Interessano maggiormente i contenuti. Ma anche in questo caso si avvertono sinistri scricchiolii.
Richiamando proprio gli anni settanta del novecento in cui l’allora On. Andreotti guidava il primo Governo di unit? nazionale formato di soli democristiani con l’astensione del maggior Partito Comunista d’Europa, sembra indecoroso creare termini di paragone con la situazione odierna. Sono comunque diverse le condizioni storiche, pur con qualche analogia di situazione in senso economico; è il fenomeno del terrorismo che allora irrompeva anche sulla scena italiana è oggi sopito e sostanzialmente, fortunatamente innocuo, pur se potrebbe accendersi qualche miccia ; soprattutto i due partiti maggiormente rappresentativi di allora, pur non essendo granitici, presentavano una forza a dispetto della quale le coalizioni di oggi sembrano risibili. Le tensioni sociali hanno, invece, una similitudine.
L’accozzaglia di persone, sempre meno, che nella condizione attuale gravita attorno alle maggiori compagini politiche sembra aver scelto un percorso deja vu: una Convenzione per le riforme istituzionali composta di 75 parlamentari. Nel passato politico relativamente recente si arrivò alla composizione della Commissione Bicamerale per le riforme presieduta dll’On. Massimo D”Alema naufragata sul traguardo perché Berlusconi rovesciò il tavolo; non si vedono,pertanto, le ragioni di un possibile attuale successo dal momento che è ancora Berlusconi a condurre la danza, a meno che detto organismo parlamentare voglia sostituirsi al Governo nei fatti, seppellendo paradossalmente proprio il parlamentarismo sostenuto, correttamente a spada tratta dal M5S. Ad oggi sono emerse, in tutta la loro Evidenza, le differenziazioni tra i due maggiori partiti, PdL e Pd. Non si sa dove potremmo arrivare.
ANDREA G. STORTI
