La recente tornata elettorale nelle regioni di Lombardia e Lazio chiamava all’appello circa 25 milioni di concittadini; che abbia esercitato il voto circa il quaranta per cento degli aventi diritto è un dato assai significativo ed allarmante e non si capisce come una delle principali condizioni del non voto possa essere individuata nell’esito definito del tutto scontato, perché non può essere così.
La distanza della politica dai cittadini si acuisce ulteriormente e questo principale passaggio è da ritenersi assolutamente negativo. Alla base di tutto crediamo sussista una carenza di proposta politica complessiva che non esclude nessuno, nemmeno la componente di destra oggi prevalente. In quel campo siamo ancora lontani dalla costruzione di una moderna realtà conservatrice che pure in ambito europeo possiamo invece considerare presente. Si pensi, per esempio all’area dei Paesi del Nord Europa.
L’affermarsi di un centro riformista non può intravvedersi in una consultazione di carattere regionale in quanto il consenso riferito a quest’area è, generalmente, costituito da un elettorato d’opinione piuttosto mobile, attratto dalle grandi questioni politiche e/o istituzionali.
Sul versante sinistro dello scacchiere politico nazionale, il Partito Democratico, orfano della gestione del potere che ne ha caratterizzato lo scorcio più recente della propria esistenza dovrà dimostrare di saper andare oltre ciò o sarà altrimenti destinato alla scomparsa. La sinistra propriamente detta rischia di tornare ad essere considerata, in quanto in politica gli spazi vuoti non esistono.
Una sommaria ed insufficiente lettura come quella prospettata non può certamente concludersi nello spazio di poche righe e necessiterà di ulteriori approfondimenti. Tuttavia, pare il caso di segnalare come una situazione così bloccata non lasci presagire nulla di buono in un contesto generale reso particolarmente pesante dagli eventi bellici in corso sulla scena politica estera Internazionale dove l’Italia, nonostante i ripetuti tentativi di rassicurazione governativa, torna a recitare un ruolo decisamente marginale ed ininfluente.

ANDREA G. STORTI