L’immagine e le dichiarazioni dell’On. Silvio Berlusconi all’uscita della sede della procura di Milano di qualche giorno fa rendono perfettamente l’attuale momento politico. Al di la’ della patetica situazione della persona in questione e del suo essere un pagliaccio che, purtroppo ha segnato l’ultimo decennio della politica nazionale, il suo ricorrere al burlesque per giustificare inqualificabili atteggiamenti segna una fase che si chiude a favore di un incerto destino.
Vi è una recessione economica europea che per il momento sembra perseguire la sola strada del rigore di bilancio, antitetica rispetto alla crescita. In Italia non è mancata soltanto quest’ultima. Temiamo che essa sarà assente nel medio periodo. Ciò che è peggio è la non comparsa del concetto di equità sociale, sostenuto soltanto a parole dall’attuale governo. In questo quadro dovrebbe emergere il ruolo della politica, teso a ridurre quantomeno le diseguaglianze sociali. Siamo però lontanissimi non soltanto dall’obiettivo ma anche da una sua parvenza culturale. L’ultimo spettacolo allestito dai partiti politici non ha alcuna dignità: quella stessa che si rischia di vedere ?cancellata per i comuni cittadini alle prese con i problemi della quotidianità.
Aleggia e viene agitato lo spettro dell’antipolitica. Ciò cui assistiamo nei concreti atteggiamenti dei partiti di oggi ?, tuttavia, l’antipolitica. Ogni sorta di indebita appropriazione vede protagoniste le diverse compagini, senza distinzione alcuna. Non può, pertanto, sorprendere che il consenso venga indirizzato verso movimenti di protesta che da sempre esistono, ma che soprattutto in una simile situazione possono pensare di acquistare adesione. Forse, peraltro, non si è ancora raggiunto l’apice.
Assistiamo, stupefatti, alla rincorsa all’ennesimo “nuovo”. Si proporranno cioè nuovi partiti con gli stessi vecchi volti. Una sorta di travestimento civile. Non è, infatti, possibile definire diversamente la rincorsa al centro che si produrrà nel breve-medio periodo. All’assenza di contenuti si sostituiranno nuove sigle, con programmi pronunciati dagli attori di sempre. Risulterà improbo spiegare questa trasformazione al più di trenta per cento dei giovani disoccupati o a coloro che, scoraggiati, un lavoro nemmeno lo cercano più. Certamente Beppe Grillo è persona forse non capace di proporre soluzioni. I partiti cosiddetti tradizionali oggi indicano soltanto il baratro in cui inabissarsi.
La Francia, per contro, volterà forse pagina. Il successo della destra estrema percorre però, inquietante, la strada dell’Europa.
ANDREA G. STORTI
