É ormai in pieno corso la campagna delle “primarie” per la leadership della coalizione di centro sinistra. Purtroppo, anche questa ex innovazione diviene uno stanco rito da consumarsi nelle vicinanze delle segreterie di partito. Quali le ragioni? Una prima di carattere culturale. In realtà, giungeremo alla conclusione che ognuna delle motivazioni addotte ha una chiara matrice culturale, e non potrebbe essere diversamente.
L’esercizio delle primarie si accompagna alle mature democrazie anglosassoni dove sono parte integrante della loro storia. In Italia non si ? riusciti a far passare nemmeno il concetto di maggioritario; prova ne sia che una eventuale nuova legge elettorale sarà saldamente ancorata al proporzionale, al quale si ritorna con il consenso di quasi tutti.
Sono le primarie uno strumento decisivo od utile a favorire il ricambio della classe dirigente politica? No, perché la loro regolamentazione è più un percorso ad ostacoli che una disciplina in senso lato. Rappresentano un reale momento di democrazia? In parte, perché i partecipanti vengono iscritti ad una anagrafe di partito o coalizione di essi, e gli elettori sono tenuti a versare correlativamente?un contributo finanziario, seppur simbolico.
Puntualmente, si rischia, poi,?di arenarsi perché uno dei contendenti decide, dopo aver taciuto per giorni e giorni, di ricorrere agli organismi deputati, contestando il percorso che porta alle primarie stesse. Sulla consistenza politica di tale competitore sorvoliamo per evitare di occuparci di un “parvenu” della politica, ora nazionale.
Dovrebbero, inoltre, essere spiegate ai cittadini?le ragioni per cui dei quattro contendenti (vi è da augurarsi che Laura Puppato, nonostante tutto, ci sia) tre sono già amministratori pubblici (un governatore di Regione, un Sindaco di città rilevante, una Capogruppo al Consiglio della Regione Veneto) ed uno lo sia stato a lungo nel recente passato. Delle due l’una: o amministrare pubblicamente è una passeggiata o questi signori non hanno molto di cui occuparsi, con buona pace, per esempio, dei cittadini di Firenze che del loro Sindaco conoscono il cognome ma assai poche volte hanno visto, situazione verificata personalmente in luogo. Per che cosa erano stati eletti?
Rimane, tristemente, più della sensazione che consultazioni di questo tipo abbiano, per l’Italia, la principale caratteristica di costituire un ulteriore esempio di apparato con la funzione di regolare la bagarre interna alle oligarchie di partito.Una miserevole prospettiva.
ANDREA G. STORTI
