Dopo Enrico Letta con la tutela di Re Giorgio Ià, Matteo Renzi: era scritto da tempo ma la procedura ha avuto corso nel volgere di un tempo breve. Soprattutto senza passare per le urne, evento assolutamente negativo destinato a pesare. La squadra più giovane e per questa ragione forse politicamente acerba e che presenta una positiva parità di genere, sacrificando, tuttavia, con ogni probabilità l’aspetto qualitativo. Questo esecutivo, presentato come grande novità sarà atteso al varco per quanto di innovativo saprà effettivamente produrre. Per intanto, la principale e forse unica reale opposizione, il M5S, inizia concedendo un credito di qualche migliaio di voti grazie ad un leader che non sa distinguere la piazza, buona per qualsiasi comizio, da un luogo ed occasione istituzionale dove rappresentare milioni di cittadini. Ha, forse, dimenticato di essere in streaming nel corso delle ultime consultazioni.

Prendiamo, per esempio, alcune importanti questioni: si comprenderà velocemente se il nuovo governo ha soltanto l’impronta del Presidente del Consiglio oppure qualcosa di più; diverrà chiaro se Giorgio Napolitano eserciterà ancora una volta il ruolo di padre della Nazione, dispoticamente abbarbicato alle sue creature e, nell’auspicabile caso che ciò non si verifichi ,se si potrà pensare ad un suo celere pensionamento, politicamente definitivo, con un calcio al secondo settennato.

Occorrerà sperimentare se ed in quali termini il nuovo Presidente del Consiglio passerà da una serie interminabile di spesso improbabili, enunciazioni a quella serie di cadenzati provvedimenti che per il momento ha solo in animo di fare. Vedremo se gli alleati di governo e l’opposizione interna al suo Partito lasceranno campo libero o condurranno una qualche battaglia che valga la pena di intraprendere. Capiremo se saprà conquistare all’Italia un diverso e più significativo ruolo in Europa, campo rispetto al quale nessuna delle figure della compagine ministeriale, egli stesso incluso, sembra avere la necessaria esperienza. Diversamente, sarà stato soltanto l’ennesimo giro di giostra: ma per la malandata partitocrazia italiana potrebbe essere l’ultimo.

ANDREA G. STORTI