In Italia, e non solo (v. gli ultimi sviluppi tedeschi), impera l’antipolitica. Essa è ciò che abbiamo visto finora, tra scandali e ruberie d’ogni sorta che hanno per principali protagonisti i partiti politici. Questo è quanto emerge in tutta evidenza. Le istituzioni glissano. Il Capo dello Stato finge di non capire. Rivolge un accorato appello ai partiti perchè si riformino al proprio interno e condanna i demagoghi di turno.
Non è così.
Viviamo una fase che ci auguriamo di vedere prima o poi concludersi, dove la politica istituzionale italiana è l’antipolitica reale.
Questi partiti hanno dimostrato di essere incapaci di riportare la politica al suo stato originario di servizio per il Paese. Sale, pertanto, la protesta che ha oggi il nome principale di un comico: domani potrebbe averne un altro, ma non cambia la sostanza. Ecco perché non ha alcun senso lanciare strali unidirezionali che abbiano al centro la forma partito. Per contro viene ricevuto al Quirinale l’ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, preoccupato della piega delle sue vicende giudiziarie. Direi che non ci siamo. In un momento, prospettivamente lungo, dove i cittadini sono chiamati a dei pesanti sacrifici, prima di tutto di ordine economico, non si avverte il bisogno di improbabili lezioni, o elezioni. Ed emerge il ruolo dell’attuale esecutivo.
Una rapida conclusione dell’iter di riforma del mercato del lavoro, una attenzione ai meccanismi di crescita economica agendo da protagonisti in Europa, una maggiore consapevolezza della soffocante povertà venutasi a creare con evidente squilibrio sociale. Questi i tre imperativi su cui agire. La politica europea non può essere improntata al solo rigore di bilancio. Sembra quest’ultima, ora, una condizione convergente tra i più importanti Paesi dell’Europa. Occorrono fatti, misure concrete e tangibili. La Francia che, riteniamo, consegnerà le chiavi dell’Eliseo a Francois Hollande, senza dimenticare la poderosa avanzata della Destra estrema, può agire da nuovo propulsore in questa direzione. Si tratta oggi più che mai di non essere impreparati, smentendo il luogo comune che vede gli italiani accodarsi, in una posizione di eterno rincalzo.
ANDREA G. STORTI
