Il cielo della politica italiana è ancora coperto. Il voto amministrativo esprime questa pur nuova realtà. Si è trattato di una consultazione elettorale parziale poichè ha votato circa un migliaio dei più di ottomila Comuni della penisola.
Alcune considerazioni paiono subito evidenti. L’affluenza complessiva è stata del 66,8 per cento (73,7% nel 2007, meno 6,9%). Una astensione significativa. Sorprende, soprattutto, che, per la prima volta, il fenomeno abbia riguardato anche l’area del Nord Italia. Ciò non induce affatto all’ottimismo e pone, se confermato, un serio interrogativo. Se il trend è questo, cosa ci attenderà alle elezioni politiche previste per il 2013?
Una realtà molto nuvolosa, eppure, per certi versi, solare. QUESTI PARTITI SONO FINITI. Quando si afferma questo non si è alfieri dell’antipolitica ma, purtroppo, realisti. Essi colano a picco con il loro fardello di nefandezze e ruberie d’ogni genere. Una moderna destra conservatrice in Italia non è mai esistita. Questa cartaccia chiamata PdL ancora meno. La Lega Nord (eufemismo geografico, in questo caso), persa tra le nebbie di Tirana o al sole della Tanzania volge al termine. La “questione settentrionale” rimane.
Quello che doveva essere il Partito Democratico è in flessione, e, certamente per esperienza, troverà il modo di vedere accapigliarsi la sua oligarchia sul nulla, mentre la base pazientemente attenderà non si sa che cosa. Il Grande Centro si avviluperà mille volte tristemente su se stesso cullando una patetica somiglianza con la D.C. di allora.
SEL è nata già vecchia e si colloca fuori dal tempo. nonostante gli sforzi del suo fondatore e Di Pietro ritiene evidentemente di essere ancora nel 1992, continuando a specchiarsi, nella speranza di cogliere nuove sfumature da azzeccare.
Questo il quadro desolante che emerge. Una sorta di suicidio collettivo che ha, tuttavia, nomi e cognomi. Una mancata riforma costituzionale ed istituzionale, una nuova legge elettorale che fatica e, probabilmente, al termine se mai ci sarà, assomiglierà alla precedente, modalità di finanziamento trasparenti ed efficaci, una economia dove per fare una riforma del mercato del lavoro occorrerà sentire l’usciere della porta accanto. Sono alcune esemplificazioni.
Anni addietro è stato un regista cinematografico a dare una scossa a parte della politica. Oggi un comico soffia su quel che resta dell’arena politica. Non è il loro mestiere. Fanno altro, ed è sintomatico che queste figure primeggino. L’innominato porta con sè idee nuove ed innegabili strafalcioni. Occorrerà verificare. Per l’asciutto, si sa, è buona anche la tempesta.
ANDREA G. STORTI
