A circa un mese dalla scadenza elettorale nazionale di fine Febbraio ci permettiamo di formulare qualche considerazione in ordine all’offerta politica, cosi come essa si presenta.
Quali gli elementi di novità? Quasi nessuno.
Su tutto incombe il pesantissimo fardello del sistema elettorale vigente, non cancellato dai partiti tradizionalmente intesi. Esso, infatti, al di là del non permettere ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti in Parlamento con qualche patetico tentativo di correzione in corsa per discutibile, autonoma scelta, assegna un premio di maggioranza al Senato assolutamente fuori luogo per collocazione ed entità. Ora, poiché l’assegnazione di detto premio è prevista su base regionale, è evidente che la forza politica che prevarrà anche in una soltanto della maggiori regioni del Nord Italia (Lombardia e Veneto) o in alcune regioni del Sud (segnatamente la Sicilia e la Campania) se diversa da quella vincente alla Camera dei Deputati dove non esiste premio alcuno, costituirà un non superabile ostacolo ai fini di una governabilità dell’intero sistema.
Mentre, infatti, l’Italia politica è ancora una volta percorsa da vicende di corruzione che potrebbero riguardare i due maggiori partiti della coalizione di Centro destra (vicenda quote latte in casa Lega Nord e Comune di Parma per i principali esponenti del P.d.L.), registriamo la poche positività sin qui emerse.
Il “Movimento Cinque Stelle” ha costretto le rimanenti forze politiche a porre all’ordine del giorno questioni come la candidabilità degli esponenti politici,?il numero dei parlamentari, il numero massimo di legislature per soggetto, il carattere complessivo dell’organizzazione periferica dello Stato.
Ad eccezione di Silvio Berlusconi che sembra disporre di un numero fisso di acefali votanti, sembra conclusa, almeno così ci auguriamo, l’era dei partiti personali al di là del fatto che i cognomi compaiano ancora sui simboli. É così per Di Pietro Fini, Casini, anche Vendola che pure merita forse maggiore rispetto, appare per nulla significativo Ingroia, mentre Maroni pare interessato, finalmente, soltanto alla Lombardia.
Che cosa, poi, abbiano in comune le velleità riformiste di Mario Monti con l’U.d.C. e F.l.i. non ? dato sapere.
Segnaliamo l’assenza dal prossimo Parlamento di alcune figure di spicco del fine Novecento politico nazionale. Come faremo senza D’Alema e Veltroni che, insieme, hanno tenuto in scacco un intero partito per circa vent’anni? Mancher, pare, anche Francesco Rutelli. Ma questa è davvero una buona notizia.
ANDREA G. STORTI
