Finalmente, è il caso di dire, il processo di integrazione europea procede. É di due giorni fa la notizia che verrà dato corso, attraverso l’impegno della BCE, ad eventuali acquisti di titoli di Stato dei Paesi aderenti all’U.E. in difficoltà economiche che ne presentino richiesta, così come sancito nell’ultimo vertice europeo di fine Giugno ’12. Esprimiamo un significativo grado di soddisfazione prima di tutto perchè questa complessa operazione è giunta in porto seguendo una condizionalità piuttosto stringente. Pare sostanzialmente infondato il timore della Germania che questi acquisti equivalgano al finanziamento dei governi stampando banconote o che gli Stati divengano BCE-dipendenti.
Il malumore tedesco, se ci è consentito, ha tutt’altra connotazione di carattere politico. Si avvicina anche per la Germania una importante scadenza elettorale e l’attuale coalizione che regge il governo Merkel rischia la rottura. Da un lato l’integralista CSU, dall’altro la CDU,mattraversata da qualche venticello riformatore. La questione, in moneta sonante, è principalmente qui. Questa volta saremmo, per esempio, noi italiani a chiederci perché mai una parte pur importante dell’Europa dovrebbe farsi carico di condizioni problematiche inerenti i singoli Stati. Forse, a differenza dei teutonici, conosciamo che una situazione del genere può presentarsi sull’uscio europeo. E, pertanto, si tratta di avere sempre presente che la sovranità nazionale, in un processo di unione europea, è condizione che con il tempo bisognerà dimostrare di saper superare. É questo che ci fa dire, con Draghi. che il processo europeo è irreversibile.
ANDREA G. STORTI
