di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La sensazione per lo spettacolo desolante offerto dai rappresentanti del popolo nel corso di questa XVI Legislatura che si conclude, è di estrema tristezza. Quali sono, infatti, i risultati? Nulli o quasi.
Non è stata nemmeno abbozzata una riforma della istituzioni ormai, invece, improcrastinabile. Si è clamorosamente fallito in tema di riforma elettorale. Due questioni di importanza capitale che dovranno interessare l’immediato futuro. L’asse politico è ruotato, nel corso di questi quasi cinque anni attorno alle figure di Silvio Berlusconi e Mario Monti per quanto attiene all'esperienza di governo. Della prima crediamo di non dover aggiungere nulla: il disastro attuale ha quella origine e si è quasi totalmente compiuto. Della seconda, al netto di un positivo recupero della credibilità internazionale dell’Italia, rimane ben poco. C’è da augurarsi che l’esperimento Monti non lasci, alla fine, che una calpestata agenda ed una formazione politica confessionale della quale non si avverte l’esigenza. Dopo lunghi, incomprensibili movimenti pendolari ed attesa, su di una soglia conventuale del Gianicolo abbiamo appreso che Mario Monti sarà della partita come capitano (non) giocatore, poichè Senatore a vita.
Piuttosto bizzarro, ma siamo in Italia, scegliere per sè il ruolo di re.
Il vincitore virtuale delle prossime elezioni di Febbraio 2013, Pierluigi Bersani, ha dichiarato di non aspettarsi uno scenario simile. Cioè, questi dirigenti di un partito che si vorrebbe moderno, dopo aver sostenuto per un anno un governo originale ed averlo fatto sostenere, cosa ben peggiore, dalla propria base elettorale, sono stupiti del nuovo competitore? Delle due l’una: o vivono una dimensione politica fiabesca, oppure non sono all'altezza di dirigere alcunchè.
Ed ecco che ritorna la mai sopita volontà esclusivamente protestataria; guardare, con interesse, a chi propone un rovesciamento delle posizioni. Ma quest’ultima condizione può essere rappresentata e non essere, al tempo stesso, reale? Una compagine politica che si definisca tale non può invece essere personalistica. Meno che mai?se il concetto di democrazia che ispira la persona sola al comando, è piuttosto vacuo, aleatorio, inafferrabile.
ANDREA G. STORTI
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Manca soltanto l’ufficialità: tuttavia, dopo l’annuncio delle prossime dimissioni di Mario Monti da Presidente del Consiglio dei Ministri, la data delle elezioni politiche generali si colloca nell'ultima parte di Febbraio 2013: ciò significa che la legislatura corrente risulterà formalmente anticipata. Danno non grave in rapporto al fatto che un governo politicamente finito ed esposto a qualsiasi venticello contrario non avrebbe certamente rappresentato uno spettacolo edificante. Ci si interroga, semmai, sulla mancata conversione di alcuni Decreti Legge, dal novero dei quali speriamo di vedere esclusi quei provvedimenti di estrema importanza per l’economia italiana. La posizione dell’Italia nel contesto europeo, faticosamente tornata nel corso dell’ultimo anno ad essere positiva, non dovrebbe mutare, a condizione di rispettare gli impegni che ne derivano, continuando a perseguire obiettivi di rigore di bilancio coniugati ad una politica di equità sociale che, occorre dire, il governo Monti ha clamorosamente mancato. La futura coalizione politica di governo dovrà declinare nuovamente il concetto di sviluppo economico, sinora non presente, così come dovrà farsi portavoce, insieme ai principali partners europei, dell’indifferibilità nella costituzione di un nuovo modello di welfare continentale. Impegni pesanti, per nulla agevoli.
Proprio per questa fondamentale ragione si ritiene che coloro i quali hanno provocato quest’ultima situazione di crisi politica in Italia siano particolarmente inadatti ad avviarla a soluzione e non offrano, per il futuro, alcuna garanzia in tal senso. Del resto si ha ragione di ritenere che la compagine del redivivo Silvio Berlusconi condurrà una campagna elettorale nemmeno sottilmente antieuropeista. Rimane da augurarsi che i cittadini italiani al momento opportuno lo tengano ben presente. Il passo indietro di Mario Monti potrebbe rivelarsi anche positivo. La strada della sobrietà della politica non può in ogni caso essere smarrita.
ANDREA G. STORTI
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Sembra proprio che la data del voto per le politiche cadrà il 10 Marzo 2013. Si giunge a questa conclusione nel modo peggiore possibile, ma assolutamente degno dei principali attori sulla scena. Il primo di questi, Silvio Berlusconi detta, da anziano bilioso, l’epitaffio del governo Monti al suo segretario Angelino Alfano. L’esperienza dell’esecutivo falsamente tecnico declina malinconicamente restituendo l’Italia all'Europa, dove questa riacquista, grazie a Mario Monti, una credibilità, ma non ai suoi cittadini, spettatori di una debacle economica interna dove il concetto di sviluppo? ad oggi rimasto nelle intenzioni così come l’equità sociali. Nessuno ha creduto per un attimo alle “primarie delle idee” del simil centrodestra esistente, ci auguriamo?ancora per poco, in Italia: ecco, quindi che Silvio Berlusconi, recuperando l’armatura si lancerà nuovamente nella campagna elettorale, consegnando personalmente il governo nelle mani della coalizione avversa.
Saprà il centrosinistra governare o butterà tutto alle ortiche come già accaduto in passato? Certamente il loro fallimento in tema di riforma elettorale? (la cancellazione del “Porcellum”) non autorizza all’ottimismo. Ricordo a tale proposito nella calda estate scorsa il Sen. Franco Marini affermare che qualora il gruppo dirigente del P.d. non fosse riuscito nella modifica della legge elettorale avrebbe dovuto essere preso a calci nel sedere dai cittadini.
Ecco, vorremmo sapere da dove iniziare.
Potremmo diversamente pensare all’ennesima protesta. Quella del Movimento Cinque Stelle comincia ad assumere solidi caratteri familistici.
ANDREA G. STORTI
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Il risultato, di fatto, definitivo, indica che Pierluigi Bersani sarà il candidato Presidente del Consiglio dell’area di centrosinistra alle prossime elezioni politiche del 2013. Un esito ritenuto alla vigilia pressoché certo dagli analisti. Sorprende, semmai, il gap di consensi tra i due avversari, (60,8%?contro il 39,1 % attribuito a Renzi) molto ampio.
Lasciamo ad altri la retorica delle celebrazioni o il frammentare le ragioni di una significativa affermazione. Interessa, invece, cercare di cogliere i principali aspetti delle questioni politiche che rimangono aperte. Con questo risultato il Partito Democratico è approdato ad una condizione di superamento delle barriere ideologiche che hanno caratterizzato la storia politica del Novecento italiano? Non ancora. É riuscito a declinare, in versione nuova, i concetti di uguaglianza e solidarietà propri, a mio avviso, di una sinistra italiana autenticamente riformatrice? Per i contenuti espressi dai due competitors sembra di no. Ha delineato più esattamente i confini e le caratteristiche di una coalizione che sia in grado di prevalere alle prossime politiche con una messe complessiva di consensi vicina al quaranta per cento? Questa soglia sembra destinata a rimanere irraggiungibile, salvo bonus derivati da ormai improbabili riforme elettorali. Sarà dunque arduo governare.
L’ondata protestataria erroneamente definita dell’antipolitica, impersonata da Beppe Grillo, sembra quasi attenuarsi o comunque segnare il passo. Tuttavia anche dalle primarie del centrosinistra è arrivata una richiesta di cambiamento della classe dirigente politica non più eludibile. Forse in questo senso sono preferibili il coraggio e l’incoscienza dei giovani alla pacatezza ed al rifugio dell’usato sicuro. Anche questo dilemma è rimasto aperto.
Parallelamente dovrà definitivamente sostituirsi ad un partito storicamente fondato sull'incrocio dei veti e su aree oligarchiche contrapposte un qualcosa che è sintesi di sensibilità diverse dove i dogmi scompaiono. Operazione tanto necessaria quanto oltremodo difficile. Che cosa, inoltre, consentirà di superare l’attuale fase ormai chiamata “montismo”? Perché pare solare che anche questo dovrà finire, arrestando un percorso a tratti rivelatosi poco decoroso in politica interna per mancata equità ed indecifrabile prospettiva.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
É ormai noto e pertanto pressoché ufficiale che l’Italia tornerà al voto politico in una data tra Marzo ed inizio Aprile 2013. Di conseguenza, si è già in campagna elettorale. Al termine di questo mese si sono tenute le elezioni primarie per la leadership della compagine di centro sinistra; dei competitori di centro destra non può dirsi altrettanto, poichè essi sembrano procedere numerosi ma in ordine sparso. L’On. Silvio Berlusconi, indifferente a ciò che possono pensare i cittadini italiani, anche quelli orientati a centro destra, non ha ancora sciolto la riserva: sarà della partita? e con una nuova formazione politica ancora una volta a sua immagine e somiglianza? Attendiamo, fiduciosi la debacle finale.
Per intanto, Luca Cordero di Montezemolo presenta un rassemblemant dei moderati con l’effige di Sant'Egidio che dovrebbe raccogliere milioni e milioni di consensi, dal momento che sulla figura del “moderato” gravano impenetrabili nebbie autunnali che ne impediscono il riconoscimento, forse anche nel futuro. La massa di aderenti sarebbe poi a disposizione di Mario Monti, ancora una volta salvatore della Patria. Ne siamo,poi, così certi?
In genere la barca ha un unico timoniere. L’On. P. Casini si acconcerà ad un ruolo defilato? Pare di capire che la risposta possa essere positiva soltanto in caso di sconfitta.
Il Centro Sinistra, ma più esattamente il Partito Democratico con l’esito del primo turno delle sue primarie, ha ripreso vigore ed una qualche centralità nel dibattito politico. Ci sentiamo di suggerire, tuttavia, molta prudenza nel leggere quanto accaduto in sede di partecipazione alle primarie del centro sinistra come una forma di rinnovato interesse per la politica. Questa, ad avviso di chi scrive, non è mai mancata. Nel tempo è stato, invece, azzerato l’interessamento dei cittadini verso questi partiti politici. Quest’ultimo è soltanto molto parzialmente rivalutato alla luce dei pi? recenti avvenimenti. Il buon successo del primo cittadino di Firenze lo testimonia.
Oggi anche gli eventi della politica bruciano nel volgere di un momento. Ma, da qui ai primi mesi del 2013 è lecito attendersi ancora altre sorprese.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Italia
Alle recenti elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Regionale della Sicilia abbiamo assistito ad un esito per alcuni versi sorprendente. Prima di tutto una astensione record: ha votato il 47,4% degli elettori aventi diritto. Per la prima volta nella storia della Sicilia il Parlamento della Regione è eletto da meno del 50% dei cittadini. Inaudito.
Sarebbe sufficiente questo dato a certificare l’assoluto fallimento dell’attuale sistema dei partiti che assume peraltro un rilievo nazionale. A riprova di ciò si consideri come il primo partito della Regione è oggi il “Movimento 5 stelle” di Grillo che circa un anno fa non esisteva. Il “Popolo della Libertà”, asse portante della così detta “seconda Repubblica” passa, nel confronto con l’esito delle precedenti Regionali 2008 (quattro anni), dal 33,4 al 12,9 dei consensi ottenuti. L’altra gamba di questo legno abbondantemente marcio, espressione di una “nomenclatura politica” ormai estinta, il Partito Democratico, pur vincitore, è arretra, considerata la stessa tipologia di elezione, dal 18,8 % al 13,5 %. L’ U.d.C. di P. Casini, terza compagine politica che sostiene l’attuale Governo Monti, si attesta al 10,9 % contro il 12,5% delle Regionali precedenti.
I numeri, a volte e mai come in questo caso, riescono a trarre in inganno. Non serve altro da aggiungere.
Che cosa ci attenderà alle politiche di Aprile 2013 in Italia?
Fortunatamente uno squarcio d’azzurro arriva nell'odierna giornata da oltre Oceano. Barack Obama è confermato Presidente degli Stati Uniti d’America. Tutt'altra storia.
ANDREA G. STORTI