VERSO IL TERMINE DELLA CORSA

VERSO IL TERMINE DELLA CORSA

Abbiamo scritto -a suo tempo- quando mancò Gianroberto Casaleggio che ciò avrebbe potuto rappresentare la fine del Movimento Cinque Stelle, tratto in salvo da una iperbole di Giuseppe Conte  passato rapidamente e temerariamente dalla cattedra alla politica nel bel mezzo di un meritato naufragio generale.

Ci interessa – qui – approfondire brevemente il concetto di rapidità che – anni addietro- non apparteneva alla politica, immutabile nel tempo con il suo carico di personaggi. Ora, quest’ultima sembra invece  seguire una delle principali caratteristiche della società  che brucia tutto molto velocemente.

A questa condizione si è associato -suo malgrado-  Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e vicepresidente del Consiglio, il quale dopo una serie infinita di flop politici, non ancora ultimata, riteniamo, –  avvia la propria storia politica al termine.

Dopo aver presentato nell’agone politico nazionale un ex-generale conferendo a questi un rango europeo si ritrova semi-cancellato dalla stessa operazione.

L’attuale peso politico della Lega si va infatti restringendo -secondo gli ultimi sondaggi- ad un livello che la riporterebbe agli albori della propria storia coincidente  con un consenso nelle maggiori regioni del nord Italia e poco altro.

Del resto, avendo conferito nel tempo maggiori poteri alle Regioni per via costituzionale, sino ad essere -oggi- veri e propri governatorati con un proprio centro burocratico, non sorprenderà che figure di vertice regionale possano soppiantare il capo supremo, pena la loro stessa sopravvivenza.

Ci stiamo avvicinando a grandi passi a questo primo epilogo, rinforzato dall’avvicinarsi della scadenza della legislatura, ormai alle porte.

La proposta politica complessiva della Lega è stata  nel tempo piuttosto evanescente, dal momento che per anni si è parlato dapprima di federalismo, e poteva assumere un senso; in seguito si è vagheggiata una autonomia per alcune Regioni e per specifiche materie ancora oggi tutta o quasi da realizzare passando anche attraverso una farsesca chiamata alle urne referendaria, del tutto risibile.

Si aprono, pertanto, degli scenari forse nuovi alcuni dei quali difficili, altri pericolosi senza dover necessariamente gridare al lupo.

Occorre fare puntuale attenzione.

 

ANDREA G. STORTI

L’ASSUEFAZIONE ALLA FOLLIA

L’ASSUEFAZIONE ALLA FOLLIA

Apprendiamo con grande sconcerto che il Parlamento italiano si appresta al tentativo di chiudere attorno ad una nuova proposta di legge elettorale.

In una realtà come quella  odierna molto difficile dal punto di vista degli equilibri geopolitici internazionali  focalizzare il proprio interesse sull’ennesimo cambio di provvedimento sia pure in materia di importanti equilibri politici interni rappresenta quanto meno un pesante azzardo. Dal punto di vista tecnico-politico indicare un ritorno al sistema proporzionale –  auspicato da tutte le formazioni politiche oggi presenti in Parlamento – mantenendo le c.d. “liste bloccate- a vario titolo, non ha senso alcuno. Inoltre, l’attribuzione del premio di maggioranza così come si ricava dalla proposta al vaglio attuale potrebbe essere giudicata dalla Consulta non costituzionale. L’esigenza di stabilità politica da cui muove la proposta generale è una favola sentita molte altre volte, e perciò non esattamente credibile. Occorre del resto procedere con estrema cautela; cambiare le regole elettorali a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura è operazione non proprio corretta e -guardando a quanto accaduto in passato- tutt’altro che fortunata per i proponenti. In ogni caso si voterà nella ” finestra di mezzo” (primavera 2027) perchè  così sarà garantito ai numerosi parlamentari di prima nomina (una sola legislatura) il diritto alla pensione, maturato.

Preoccupano, invece, molto, da un lato la ripresa dei principali conflitti bellici  internazionali, ed in particolare lo scontro U.S.A.- IRAN, poichè quello tra RUSSIA ed UCRAINA non si è mai fermato. Il delirio di D. Trump e B. Nethanyau -dunque- prosegue.

L’altra notizia riguarda l’ipotesi, suggerita da recenti sondaggi, che alle prossime elezioni in Germania -ormai vicine- il Partito “Alternative fuer Deutschland” (populista) divenga partito di maggioranza relativa. Parrebbe la “chiusura del cerchio”, in questo senso certamente di fuoco. E’ opportuno mettere in campo una iniziativa del resto d’Europa degna di definirsi tale. Lo si auspica davvero, pur se sembriamo assuefatti all’imperversare delle autocrazie.

ANDREA G. STORTI

WAR CRIMINAL THOUGHT, RUOLO DELLA CINA ed infortuni italiani

WAR CRIMINAL THOUGHT, RUOLO DELLA CINA ed infortuni italiani

Rimanendo al pensiero di guerra criminale come si evince dal titolo si ritiene fondamentale fissare alcuni punti:

1.la logica suprematista è tristemente imperante;

2.si è in presenza di figure politiche sulla scena internazionale a dir poco inquietanti (uno squilibrato -Donald Trump- e due criminali -Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin-);

3. il diverso ruolo della Cina;

4. la fatica del cammino europeo.

Credo- in prima istanza – sia giusto interrogarsi sul ruolo esercitato dall’opinione pubblica nei diversi Paesi considerati, USA ed Israele in particolare. Di impatto certamente negativo, nell’accezione generale.

Diversamente, non si spiegherebbe questa “deriva criminale”.

Viene da chiedersi quanto ancora dovremo attendere per assistere ad  una reazione da parte della popolazione dei due Paesi, generalmente intesa. Questo è almeno l’auspicio.

Si diceva – in apertura – di figure politiche inquietanti. Tuttavia la seconda fila non può certo lasciare tranquilli se pensiamo al Vice Presidente U.s.a. o ai Ministri della Difesa o dei Trasporti israeliani. Più che il disegno di un nuovo ordine mondiale ci troviamo di fronte all’imperare di una nuova edizione della legge della jungla dove prevale il più forte. Il ruolo della politica e della diplomazia sembra essere concetto astratto.

In questo desolante quadro il ruolo della Cina -non democrazia per eccellenza- è destinato a rafforzarsi. Non soltanto perchè la Cina è detentrice delle maggiori riserve di greggio (1.300 milioni di barili, gli STATI UNITI al secondo posto dispongono di 854 milioni, l’Italia al settimo di 76) ed, al pari di altre Nazioni spinge per la rapida riapertura totale o parziale dello stretto di Hormuz, ma perchè acquisisce ogni giorno fette di mercato  nei settori oggi trainanti l’economia planetaria.

E’ poi evidente e perdurante la fatica europea contraddistinta dalla mancanza di una strategia d’intervento che superi i nazionalismi ancora dominanti.

L’Italia incappa nuovamente in qualche infortunio. Il nostro governo ripiegato dapprima sulla figura di Donald Trump sembra ora più attento all’evoluzione russa, almeno in parte dell’esecutivo.

Al solito, poche idee ma ben confuse.

Poichè tutto questo ha anche una lettura sociologica, penso alla scomparsa di Edgar Morin.

ANDREA G. STORTI

 

LA SVOLTA?

LA SVOLTA?

L’esito della consultazione referendaria confermativa sulla riforma costituzionale della giustizia è conosciuto e induce ad alcune riflessioni.

E’ passaggio obbligato andare con il pensiero a Silvio Berlusconi che incappa in una sconfitta postuma. Sappiamo quanto aveva agognato ad un notevole ridimensionamento del ruolo della magistratura, soprattutto nel rapporto di essa con la politica. Il suo partito -“Forza Italia”- è stato, pertanto, il principale motore di questa consultazione ed è uscito nettamente sconfitto. Defilato il ruolo delle altre forze politiche di governo, in particolare della Lega.

Si era detto che una bassa affluenza alle urne avrebbe favorito gli esponenti del NO. Così non è stato. L’affluenza al 58.9% ha comunque premiato i contrari. Soltanto tre Regioni del Nord Est della penisola (LOMBARDIA, VENETO e FRIULI VENEZIA GIULIA) si sono espresse a maggioranza per il SI. Sin qui i dati.

Una analisi più approfondita mette in risalto il ruolo dei giovani e dimostra che, laddove sono in gioco i valori istituzionali del Paese e – per inciso- parte della primaria fonte del diritto nazionale, rispondono presente.

E’ poi da rilevare come nessuna delle riforme-bandiera di ciascuna delle forze politiche dell’attuale maggioranza (la giustizia per “FORZA ITALIA”, il così detto “PREMIERATO” per “FRATELLI d’ITALIA” ora in chiara difficoltà, “L’AUTONOMIA ed una nuova ripartizione territoriale dell’Italia” tutt’altro che compiute per la LEGA) sia giunta in porto.

In ogni caso laddove vi è una presenza urbana , il NO prevale; non così nelle aree meno densamente popolate.

Peraltro il risultato referendario non si ritiene, in siffatto caso, esattamente sovrapponibile alle espressioni di partito o eclusivamente alle coalizioni.

L’ormai vicina scadenza di legislatura dovrà necessariamente giocarsi su di un terreno principalmente programmatico ed occorrerà confrontarsi con i problemi del “PAESE REALE”: lo tengano ben presente le diverse forze in campo. Se così non sarà ci attendono comunque tempi bui.

Intanto l’attuale Presidente del Consiglio sembra aver colto il possibile cambiamento di scenario “consegnando” alla magistratura coloro che, a torto o a ragione, possono essere ritenuti i principali responsabili del negativo esito elettorale, scaricando i singoli soggetti con le loro pesanti pendenze giudiziarie o, semplicemente per il ruolo ricoperto.

E la sinistra potrà risolvere assai poco con la chiamata del popolo a vecchi esperimenti non più adeguati.

Non sempre, come stiamo constatando a livello internazionale con le attuali vicende belliche, la figura solitaria può dirsi azzeccata.

 

ANDREA G. STORTI

LA POLVERIERA MEDIORIENTALE: IL CERCHIO SI CHIUDE

LA POLVERIERA MEDIORIENTALE: IL CERCHIO SI CHIUDE

La terza guerra del golfo ha avuto inizio In linea con clima bellico di questi anni una nuova situazione di guerra si apre. Nel nostro precedente articolo del 5 Gennaio 2026 si metteva in evidenza come nello scacchiere internazionale la posizione dell'Iran fosse da considerarsi molto difficile, perchè  variabile indesiderata rispetto alla nuova strategia internazionale degli Stati Uniti d'America e, nel contempo di Cina e Russia. Si è puntualmente verificata l'apertura di un nuovo fronte di guerra promosso dagli Stati Uniti con Israele nei confronti della principale repubblica islamica. E' risultata impraticabile la richiesta U.S.A. nei confronti dell'Iran di un totale  abbandono nella  costruzione di arsenali missilistici e, nell'insieme, della rinuncia ad un percorso che avrebbe dovuto portare al perfezionamento della strategia di difesa nucleare. Al tempo stesso gli U.S.A. mai hanno negato il sostegno a quella parte della popolazione iraniana, favorevole alla democratizzazione del paese, le cui avvisaglie interne sono presenti da tempo. Si stanno -ora- tentando di ripetere i caratteri della recente operazione statunitense in terra venezuelana. Occorre, tuttavia non sottovalutare la posizione che potrebbero assumere altri importanti paesi mediorientali, e -prima di tutto- l'Arabia Saudita, poi l'area che comprende gli Emirati Arabi Uniti,  con l'Oman, il Qatar, lo Yemen, il Kuwait. Una autentica polveriera. La situazione presenta poi risvolti economici assolutamente importanti. L'Iran disciplina l'accesso dello stretto di Hormuz da dove transita circa il venti per cento della ricchezza energetica mondiale ed il quaranta per cento della produzione petrolifera della Cina. Non è un caso che siano proprio gli Stati Uniti ad impegnarsi nel tentativo di dominio nel mercato delle fonti fossili. Ricordiamo inoltre che sugli sviluppi dell'intera questione mediorientale di oggi pesano le diverse e quasi silenti posizioni di Russia e Cina. Potremmo assistere per l'Iran al passaggio da un regime rigidamente teocratico assolutamente duro a morire alla presenza di un esecutivo di tipo militare. Gli Stati Uniti, noti esportatori di democrazia, sono spesso oggetto di contraddizione. Non è ancora del tutto chiaro che la volontà di Donald Trump sia apertamente  condivisa. Segnali arrivano in questo senso dall'interno del paese, complice l'avvicinarsi della scadenza elettorale ormai prossima. I tempi dell'assalto a Capitol Hill appartengono ormai  al passato sia pure dolorosamente recente. Non serve riedizione di alcun tipo.   ANDREA G. STORTI