Personaggi e vinti, nella sconfitta della politica

Personaggi e vinti, nella sconfitta della politica

Il governo “Conte bis” o “Conte 2.0” inizia il cammino con una fragilità strutturale che sembra poco adatta alla “mission” che si è dato: una opportunità per una nuova politica. Obiettivo molto ambizioso che rischia di essere esiziale per le due principali forza politiche che lo compongono. Non ci interessa se esso è il frutto del trasformismo, fenomeno tutt'altro che nuovo nella politica italiana e non solo, perché rappresenta, invece, il superamento e tramonto definitivo dei partiti politici, intesi come forma di aggregazione, processo iniziato decenni orsono. Ecco perché siamo di fronte, prima di tutto, alla sconfitta della politica. Tuttavia, un primo personaggio che ha saputo tratteggiare la partenza del nuovo esecutivo è senza dubbio Beppe Grillo, il quale resosi conto che il M5S rischiava ormai una strada senza ritorno dopo la gelida esperienza di governo con la Lega di Matteo Salvini ha, non soltanto cambiato alleato, ma pressoché azzerata la compagine ministeriale del suo Movimento, che del resto tempo prima aveva definito inadeguata. Hanno conservato il precedente ruolo soltanto il capo politico di M5S ma, con ogni probabilità non per molto ancora (brilla la stella di Giuseppe Conte); il titolare dell’ambiente, tema considerato irrinunciabile dal Garante tanto da posizionarsi anche a livello di Parlamento Europeo vicino ai VERDI, dopo l’infausta parentesi dell’alleanza con l’UKIP inglese di Niegel Farage ed ancora il Ministro della Giustizia, tema assolutamente delicato e dove si punterà ad implementare una nuova e stringente legge sul conflitto d’interessi. Un secondo personaggio tornato attento a come muovere nell’agone politico poiché le qualità sono indiscutibili almeno all’interno del Partito Democratico è Matteo Renzi, il quale ha forse superato l’idiosincrasia verso i pentastellati ed ha proposto di guardare oltre, ad una situazione politico economica e sociale assolutamente difficile e da superare. Ha lasciato sullo sfondo l’ipotesi di creare una propria compagine politica ed indirizzato con Dario Franceschini i Democratici verso questa inedita e sofferta nuova esperienza. Dove si voglia approdare in futuro non ? chiaro, ma certamente con quest’ultimo passo egli è rientrato a pieno titolo nel perimetro politico di maggiore importanza. Crediamo altresì di dover considerare in maniera diversa e negativa le figure, oggi, di Matteo Salvini e Nicola Zingaretti. Il primo per aver reso possibile un suicidio politico per delirio di onnipotenza. Il secondo per non aver osato nulla ad eccezione della vecchia e trita alchimia di potere da Prima Repubblica. Attendiamo con impazienza. ANDREA G. STORTI
Partita chiusa, ed ora una nuova mano

Partita chiusa, ed ora una nuova mano

Il 20 Agosto si conoscerà l’esito dell’attuale impasse politico nazionale e cioè se formalmente si aprirà una crisi di governo ed a quali successivi passi darò corso. É evidente che Matteo Salvini ha commesso un clamoroso errore nei tempi e nelle modalità successive all'ipotesi di mozione di sfiducia nei confronti del governo cui ancora oggi appartiene. Uno dei principali attori della scena politica pare, pertanto, piuttosto confuso, dopo un tempo anche recente di eccessiva baldanza sfociata nella richiesta di pieni poteri propria soltanto della Germania nazista del 1933. Salvini è inconsapevolmente riuscito a conferire nuova forza ad un ormai spento M5S che esclude una riedizione del governo giallo verde e ad un Partito Democratico non più totalmente disinteressato ad una ipotesi di esecutivo di legislatura, dopo che con la proposta di un governo istituzionale a termine si è riaffacciato sulla scena politica Matteo Renzi. E’ evidente, seguendo i sondaggi, che il caso di ritorno immediato alle urne consegnerebbe l’Italia alla destra per la durata di cinque anni (Lega + Fratelli d’Italia) o nella migliore delle ipotesi comunque alla coalizione di centro destra. Qualora si voglia evitare questa condizione, la prospettiva di un nuovo governo formato da 5S, Partito Democratico e formazioni minori è realisticamente l’unica possibile. Del resto, già all'indomani della conclusione delle ultime elezioni politiche del Marzo 2018 si fece strada questa ipotesi, poi superata dalla nascita del contratto tra Pentastellati e Lega. Scissioni, creazione di nuove altre formazioni politiche potrebbero accadere ma non sposterebbero significativamente gli attuali equilibri politici. E’ del resto noto come in politica la coerenza non sia considerato il primo dei requisiti, così come non esiste il termine mai. Da qualche tempo ormai lo sviluppo del consenso politico ha assunto caratteristiche profondamente diverse rispetto al passato anche recente ed è esso stesso in continua evoluzione poiché ormai permeato della velocità con la quale la società civile si trasforma dando vita a nuovi fenomeni. Occorrerà tenerne conto per non collocarsi fuori dal tempo. ANDREA G. STORTI
In attesa della chiusura

In attesa della chiusura

L’esito del voto delle europee 2019 consegna per l’Italia alcuni messaggi inequivocabili: lo spostamento decisamente a destra dell’elettorato nazionale con la prevalenza della Lega (34,3%); ancora un arretramento del Partito Democratico in termini di consensi numerici assoluti (22,8%, pur rispetto al 18,8 delle politiche 2018); una implosione del M5S ( 17,1 contro 21,2 delle precedenti Europee, e 32,7 delle politiche 2018 – percentuali agghiaccianti -) che potrà comportare una futura irrilevanza del movimento nello scacchiere politico; un drastico ridimensionamento di Forza Italia e della sua figura preminente, Silvio Berlusconi, ancora per poco. Siamo tuttavia di fronte ad un nuovo aumento del nostro debito pubblico e, pertanto nelle vicinanze del baratro di una sciagurata procedura di infrazione. La nuova frizione con gli organismi europei arriva da lontano ma, va detto, la Commissione non ha agito correttamente ed in maniera univoca nei confronti dei principali Paesi tra i quali l’Italia. Inoltre, è dimostrato che le prese di posizione economica dell’Unione non hanno certamente favorito politiche espansive o di crescita complessiva, né tantomeno avuto attenzione per il sociale. In un simile quadro prospettare al proprio interno una politica economica di stampo “trumpiano” con una cancellazione della progressività delle aliquote applicate in ambito fiscale pare di difficile realizzazione, ma potrebbe peggio rivelarsi suicida. Potrà rappresentare quest’ultimo il grimaldello che apre una crisi di governo, assai più che un provvedimento sul salario minimo, misura economica teoricamente corretta ma non decisiva. Come si è detto in apertura, il secondo contraente di governo, il M5S, non è certamente nelle condizioni attuali di dettare alcunché né lo sarà in futuro, ma trascorsa l’estate potrebbero giungere a maturazione le condizioni per un rinnovato assetto istituzionale concernente il ruolo parlamentare. Questo potrebbe anche significare la fine dell’esperienza del governo gialloverde della Repubblica. Le posizioni di leadership nell’esecutivo non sembrano oggi modificare il pericoloso vento destorso che spira con forza e la cui fase calma non è presente o avvertita. Peraltro, nel breve volgere di tempo abbiamo visto consumarsi figure politiche più o meno carismatiche che sembravano inattaccabili. La saggezza e l’esperienza consigliano attenzione. ANDREA G. STORTI
Quasi fine dei giochi

Quasi fine dei giochi

La conclusione della vicenda legata alla posizione del sottosegretario Siri (Lega per Salvini) all'interno dell’esecutivo conclusasi per effetto dell’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri che lo ha sollevato dall'incarico pone alcuni interrogativi politici tutt'altro che marginali. Il primo dei quali è il seguente: che governo è mai quello che si regge soltanto ed unicamente sulla occupazione del potere? Poichè di questo si tratta. Doveva trattarsi del governo del cambiamento e, dopo un primo sforzo rivelatosi purtroppo soltanto nominale, non si registrano fatti di rilievo. L’unica certezza è stata ed è tuttora una caratterizzazione della compagine che guida il Paese non soltanto sovranista ma, peggio, suprematista ed ultraconservatrice. Sorprende, ma non molto, poi, un esito di riflesso: siamo ormai isolati dal resto d’Europa. Potremmo affermare: ma chi se ne importa se l’Europa è questa di oggi? Il problema, tuttavia, è che in queste condizioni generali non avremmo titolo ad essere presenti sullo scenario continentale e che questo stato di cose minaccia di perpetrarsi indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni di fine maggio. Non secondariamente assistiamo ad un inizio di mutamento di situazione politica in ambito europeo che ha probabilmente avuto inizio con il recente esito delle elezioni spagnole, dove il PSE inverte una tendenza sinora parsa generalizzata e si pone nuovamente come punto di riferimento politico della situazione iberica. Quello che notevolmente preoccupa nel caso, invece, italiano, è la continua involuzione del “Movimento Cinque Stelle” che nel tentativo, non sappiamo quanto cosciente, di recuperare consensi a sinistra dello schieramento politico rischia una devastante implosione. La linea del così detto “governismo” impersonata dalla coppia Casaleggio Jr.-Di Maio non appare più salda per effetto di un continuo trasferimento di consensi in direzione della Lega, principalmente a causa di una significativa inadeguatezza del gruppo dirigente pentastellato, ormai conclamata. L’ormai imminente voto europeo segnerà, quindi, un passaggio in questo senso decisivo. Il “contratto” con Salvini potrebbe volgere al termine. ANDREA G. STORTI
Uno scenario forse nuovo

Uno scenario forse nuovo

Nicola Zingaretti è il nuovo segretario politico del Partito Democratico. Non sappiamo se sarà in grado di ridisegnare in maniera sostanziale il Partito che si accinge a guidare. Se cò accadrà avrà compiuto una impresa. Per il momento registriamo la fine di una apnea che risaliva al 5 marzo di un anno fa quando Matteo Renzi presentava le sue dimissioni e teneva in ostaggio una intera forza politica sino a ieri. Ciò nondimeno, non è certo sufficiente l’elezione di un diverso segretario per rimettere assieme i cocci di un Partito in profonda crisi che avrebbe bisogno prima di tutto di spazzare via nani e cortigiane dell’epoca fiorentina. Una simile operazione non potrebbe essere disgiunta dalla presentazione di nuovi contenuti, dall'individuazione e lettura di nuovi bisogni e dello spaccato di società che li rappresenta. Operazione titanica e con elevate possibilità di non riuscita. Poi, ancora, individuazione di possibili alleanze politiche maggiormente rispondenti ad un sistema tornato ad essere sostanzialmente proporzionale. A meno che non si decida di incamminarsi verso una nuova riscrittura della legge elettorale con tutto ciò che questo comporterebbe in energie che sul tema sono già state buttate, anche in tempi recenti E che dire dei grandi temi: l’economia, la coesione sociale. l’Europa. La sostanziale chiusura dell’era Renzi lascia con sé soprattutto macerie. Eppure si avverte in qualche modo la necessità urgente di combattere questo nuovo sovranismo personificato da Matteo Salvini ed ispirato alla negazione in politica dei più elementari concetti che accompagnano la democrazia. Se a ciò aggiungiamo il risveglio della paura come entità emotiva capace di portarci a rifiutare l’altro attraverso un vento continuamente alimentato il puzzle si compone. L’altra compagine di governo, il M5S, non sembra in grado di proporre una diversa via da seguire avviluppata com’è nelle sue difficoltà interne risultato della sostanziale incapacità del suo attuale gruppo dirigente. Per queste non esclusive ragioni le nubi che appaiono all’orizzonte della politica nazionale sembrano anch’esse nere: speriamo non si trasformino in un diluvio in cui annegare. ANDREA G. STORTI
Una forte scommessa nel tempo

Una forte scommessa nel tempo

Nel momento in cui cade l’ipotesi di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti del governo italiano per eccessivo debito collegato alla manovra economica 2019 e sta per chiudersi definitivamente l’iter di quest’ultima, ci sentiamo di esprimere sulla serie di misure varate alcune considerazioni prima di tutto di carattere generale.

Il primato della politica

É il decisore politico l’elemento caratterizzante le scelte di vita di un Paese e, pertanto non esiste che realtà diverse dalla politica possano determinare gli equilibri nazionali. Poi, politicamente una Nazione può decidere anche una cessione di sovranità: ma soltanto dopo ed in piena autonomia. Ciò a prescindere da ogni valutazione circa i singoli attori nel contesto internazionale. Nel caso specifico è altresì opportuno ricordare che l’attuale esecutivo italiano è espressione di quanto determinato dalla maggioranza dei suoi cittadini in occasione delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. É inoltre assai significativo non dimenticare che la composizione dell’attuale maggioranza era ed è l’unica numericamente possibile se si vuole escludere un nuovo ricorso alle urne.

Scelte fondanti

Dell’insolito contratto sottoscritto che sta alla base del governo c.d. giallo-verde, due sono le misure principali sostenute rispettivamente dalle forze politiche oggi in maggioranza: il “reddito di cittadinanza” per il M5S ed il superamento della “Legge Fornero” in tema pensionistico per la Lega. Ora, che si tratti di due misure ispirate all'equità sociale e non più rinviabili mi sembra incontrovertibile; del resto lo stesso Partito Democratico nella precedente legislatura aveva promosso al riguardo iniziative analoghe (il reddito d’inclusione e l’introduzione di una forma di anticipo pensionistico, misure delle quali non entriamo qui nel merito specifico). Nessuna meraviglia, pertanto. Certo, sussiste un problema di costi e reali coperture già evidenziato del resto nel corso dell’ ultima campagna elettorale e primaria voce di contrasto con la Commissione Europea (rapporto deficit-p.i.l. al 2,04 invece del 2,4 iniziale). In Italia, tuttavia, qualsiasi provvedimento abbia oggi un risvolto economico-finanziario è reso particolarmente difficile dal debito pubblico monstre che grava sul capo di ciascun italiano. Una parte non trascurabile degli indirizzi del nuovo governo segnala comunque un cambio direzionale non disprezzabile in termini di vision politica. Una maggiore attenzione ai bisogni che i cittadini nel senso più generale esprimono in luogo di una attenzione alle lobby finanziarie o di altra tipologia, rappresentano una novità importante nel panorama politico nazionale. Il problema è semmai l’inadeguatezza del ceto politico che se ne fa carico. Le idee camminano sulle gambe degli uomini. Ed è qui che occorre intervenire. Alla luce di ciò sorprende negativamente che nella manovra presentata siano del tutto assenti o quasi l’investimento primo che distingue anche qualitativamente una moderna società civile, cioè quello in cultura ed istruzione ed in tutto ciò che può significare innovazione nei vari campi dell’agire dell’uomo. Confidiamo di non attendere invano. ANDREA G. STORTI