Giovedì 12 gennaio 2011 è stata scritta una pessima pagina nella storia recente della Repubblica. La bocciatura, da parte della Corte Costituzionale dei referendum mediante i quali veniva richiesta l’abrogazione dell’attuale legge elettorale segna un pesante passo indietro nella direzione di un profondo rinnovamento della politica italiana. Un’occasione malamente perduta. Non è, evidentemente, in discussione l’aspetto procedurale, così come risponde alla realtà il fatto che la Camera dei Deputati ha sempre storicamente negata la procedura di arresto per i parlamentari, con l’unica recente eccezione dell’On. A. Papa. Al tempo stesso, non suscita scandalo, semmai perplessità, la condizione di aver ignorato l’espressione di un milione e duecentomila cittadini firmatari della richiesta referendaria. Il punto è un altro. Questa classe dirigente politica è in grado di procedere ad una riforma elettorale? Pare francamente di no. Se ne discute da anni, più esattamente da quando l’attuale legge elettorale venne varata. Nonostante i suoi sostenitori siano, stando alle dichiarazioni ufficiali, ormai scomparsi, tranne l’ex Presidente del Consiglio, S. Berlusconi, e l’ex Ministro per le riforme U. Bossi, nulla ancora accade. Non sfugge che la caratura dei due personaggi richiamati sia in grado di "tenere in ostaggio" ancora una volta l’intero Parlamento. Questa rappresenta la condizione prima da rimuovere. E si intreccia esattamente con la vicenda dell’On. Cosentino. Anche in questo caso che cosa ha impedito ai parlamentari di votare l’arresto di un deputato sulla cui vicenda giudiziaria si era avuta la pronuncia in negativo per due gradi di giudizio? Gli attori protagonisti sono gli stessi. La misura è colma da tempo, anche se occorre dubitare che una volta superata la poco gradita parentesi del governo Monti la precedente compagnia di giro vorrà lasciare la scena. Spetterà ai cittadini ricordarlo nel momento opportuno. Allora, forse, saremo interlocutori politici anche in un contesto internazionale. ANDREA G. STORTI