La campagna elettorale 2013 per il nuovo Parlamento entra nel vivo. Ormai si susseguono a ritmo incalzante proposte provenienti dai vari candidati premier e si discute anche di future alleanze. Per inciso quest’ultimo aspetto sembra prematuro, in quanto la possibile configurazione di ipotesi di governo terrà conto degli effettivi risultati elettorali conseguiti da ciascuna compagine politica. Quindi, fatica inutile anche se alcuni segnali ci paiono inequivocabili. Il non candidato premier del centro destra, On. Silvio Berlusconi, nel disperato tentativo di una molto improbabile rimonta p colto da furore di restituzione. Così, intende restituire ai concittadini italiani l’I.M.U. pagata, aprendo una sicura voragine nei conti dello Stato, assicurando il tutto attraverso un accordo fiscale con la Svizzera che nessun politico italiano è stato mai capace di fare e che, in ogni caso, èrichiederebbe alcuni anni. Non pago, promette la restituzione dell’I.R.A.P. in quattro anni e ben quattro milioni di nuovi posti di lavoro per i giovani. Per inciso, qualche campagna elettorale fa ne promise più modestamente un milione che stiamo ancora attendendo ed il cui saldo nel periodo considerato fu di – 700.000. Siamo alla farsa o alla rassegna del buon umore. Meno divertente si presenta la posizione giudiziaria degli ex governatori di Lombardia e Puglia Formigoni e Fitto ma, com'è noto, si tratta di volontà persecutoria. Il candidato premier del centro sinistra appare più compreso, stretto tra qualche incertezza nella coalizione ed il ricordare la presenza del proprio partito a Siena. Il Presidente del Consiglio e le sue liste dai doppi cognomi inseguono ovunque. Il tema della fiscalità è certamente importante e si presta alle promesse. Esso non può tuttavia rappresentarsi unicamente. Quale contributo al bilancio dello Stato saremmo in grado di versare, per esempio, in una condizione di disoccupazione o non occupazione lavorativa? Si è parlato a lungo di agende dei problemi. Al di là delle dichiarazioni, possiamo sperare che si riparta da dove i partiti tradizionali hanno dimostrato di fallire miseramente. ANDREA G. STORTI