Recentemente (22.1.2012 Partito Democratico: rischio deriva) scrivevamo della assoluta necessità di riforma dei partiti su base nazionale, pena la loro stessa sopravvivenza. Siamo costretti a tornare sull'argomento dopo aver letto sui maggiori quotidiani italiani alcune notizie che sembrano provenire dal mondo della fantascienza.
Il dibattito sui partiti politici in Italia registra, infatti, tra le recenti prese di posizione quella di Michele Emiliano, sindaco di Bari, presidente del Partito Democratico della Puglia, già Coordinatore dei Sindaci delle Città Metropolitane, esponente di rilievo del Partito Democratico nazionale. Sembra farsi strada all'interno della formazione politica la proposta di presentare alla scadenza della legislatura, per le prossime elezioni del 2013 una sorta di lista civica nazionale che raccolga al proprio interno autorevoli candidature provenienti, essenzialmente, dalle compagini dei partiti uscenti.
Ora, chi scrive non sostiene certo il ritorno a barriere di tipo ideologico: è mia convinzione che l’abbandono degli schematismi del passato anche recente, consenta di meglio interpretare una società complessa fondata sulla cancellazione dei confini economici.
Emerge, peraltro, in tutta la sua evidenza lo stato di profonda crisi dei partiti: i due principali si distinguono per una mancanza o pochezza propositiva anche a livello programmatico, alla quale si accompagna l’oggettiva incapacità di selezione dei quadri e gruppi dirigenti, in un coacervo di improbabili soluzioni, sospese tra primarie interne e di coalizione non molto riuscite. Le rispettive leadership paiono incerte ad affrontano giorno dopo giorno difficoltà strutturali di sintesi politica.
Sarebbe, tuttavia, un errore pensare ad una loro intrinseca debolezza. Certamente non hanno quasi più appeal nell'opinione pubblica, ma godono di disponibilità finanziarie notevoli e reti di relazioni, di strutture, di personale, ancorché ridotto. Le risorse materiali consentono loro di incunearsi nella società civile e di mantenere una posizione centrale.
A fronte di ciò sono lontanissimi dal cogliere l’opportunità di autoriformarsi, preferendo inseguire i bizantinismi di sempre. Ecco perchè una simile spirale è destinata ad avillupparsi su se stessa generando ripetutamente, con istinto di conservazione, velleità del tipo “costruiamo una lista civica nazionale comune”, confondendosi e provocando confusione nei già attoniti potenziali elettori. Quest’ultima può rappresentare anche una delle ragioni del successo di Mario Monti. Egli ha, purtroppo in questo caso, relegato all’oblio il pesante, disastroso fardello del precedente governo di Silvio Berlusconi. Le prime segnalate difficoltà nella modifica dell’attuale,impresentabile legge elettorale inducono, peraltro, a ritenere possibile una collisione partitica definitiva. Di ciò potrebbero,invece, rivelarsi molto capaci.
ANDREA G. STORTI
