In Italia il Partito Democratico prosegue imperterrito la strada verso l’estinzione. E ciò che ricaviamo dopo l’elezione, a grande maggioranza, a segretario di Guglielmo Epifani. Nulla contro la persona, seria e preparata, ma impresentabile per una serie di condizioni aggiuntive. Dopo le ultime, serie ammaccature ci si attendeva uno scatto in avanti, un sussulto almeno d’orgoglio che consentisse di immaginare un futuro.
Da ciò siamo lontani anni luce.
In questo senso anche le migliori figure politiche si sono fatte piccolissime. Ci riferiamo a chi aveva propugnato la necessità di una svolta epocale, del definitivo superamento della logica di correnti ed oligarchie, dell’approdo ad un riformismo, non soltanto come operazione di immagine buona per qualche scadenza elettorale. La via della scomparsa sembra tracciata.
Ed ecco che allora si propongono consunti siparietti. Una versione, riveduta e corretta, della Bicamerale sulle riforme istituzionali; un contrasto sulla giustizia e le intercettazioni; l’inseguimento dei processi giudiziari dell’On. Berlusconi e della sua agenda; vari aggiustamenti di bilancio, sempre più difficoltosi poiché latitano le risorse; anche in questo frangente qualche pennellata d’immagine e nulla più o poco altro. Sui grandi temi: un incisivo ruolo dell’Italia in Europa; i diritti e doveri dei cittadini e la dignità delle persone; una tutela dell’ambiente e delle risorse non riproducibili; una istruzione competitiva; una crescita economica realmente governata per dirne alcuni... lo zero più assoluto. Su tutto questo una riflessione ancora più generale: a cosa serve questa politica? Qual’è il senso di un partito se il suo orizzonte è smarrito da tempo?
Eppure di fronte al venir meno del decisore politico non troviamo altra risposta che una ancora maggiore generale partecipazione. Formule ?inusuali di governo possono anche non essere ineludibili, come invece si ? ?recentemente e socialmente proposto. Si faccia riferimento alla volontà della maggioranza del popolo mettendo lo stesso in condizione di esercitare un peso effettivo attraverso una modalità elettorale in grado di determinare ruoli certi. Quindi, non passaggi istituzionali che oggi sono destinati ad avvitarsi in una spirale infinita, poichè le principali compagini politiche sono chiamate ad affrontarsi su di un terreno dove già hanno abbondantemente fallito.
ANDREA G. STORTI
