La campagna elettorale è terminata e con essa un carico di mediocrità senza precedenti, sottoculturale, di livello alquanto basso, dove, di fatto, nessuna forza politica ha saputo presentare una visione d’insieme dei possibili interventi idonei al superamento delle molte criticità del ”sistema” Italia. É molto triste, ma è così. L’argomento principe è stato quello della fiscalità, ed attorno a questo sono ruotate varie proposte, più o meno mirabolanti, che hanno scandito i tempi della contesa politica. Ci avrebbe, almeno, dovuto significare lavoro, ed invece questa enorme questione, con tutto il suo carico di drammaticità è rimasta sullo sfondo, senza che ne siano stati affrontati i nodi cruciali. Un nuovo e più incisivo ruolo dell’Italia in Europa avrebbe dovuto rappresentare uno dei principali elementi di interesse collettivo; anche in questo caso le compagini politiche si sono distinte per la loro assenza, “preferendo” rappresentare temi ed interessi di tutt'altra caratura. Il solo Grillo ha portato all'attenzione argomenti di carattere generale quali ad esempio il c.d. “diritto di cittadinanza”, peraltro confusi in un livore protestatario più ampio, di impatto immediato, ma meno efficace alla distanza.
Con queste premesse crediamo che l’esito elettorale premier, presumibilmente, il Partito Democratico che nulla di nuovo ha detto in un profilo di forza politica attenta a non sollecitare in negativo l’opinione pubblica. Per il resto i partiti, in particolare quelli tradizionali, continuano a presentare all'elettorato una proposta complessiva vacua ed insignificante, incuranti del fatto di aver caratterizzato questa stessa negli ultimi decenni come una semplice finalizzazione all'accumulo di ricchezze economiche indebite. Ecco una delle principali ragioni per le quali la corruzione, ai vari livelli, imperversa nella penisola.
L’ondata di protesta si farà vibrata e, trasferita nel contesto politico, premier chi meglio l’avrà saputa personificare. Ad aggravare le difficoltà concorreranno i guasti dell’attuale legge elettorale; quella stessa che, non a caso, la politica non ha, alla fine, voluto o saputo correggere.
ANDREA G. STORTI
